
Debito globale da record, mentre Usa e Messico vivono due crisi parallele
Il debito mondiale supera i 353 trilioni di dollari. Negli Usa cresce il credito al consumo, in Messico esplodono pensioni e debito pubblico. L'Europa osserva.
Per il quinto trimestre consecutivo, il debito globale ha infranto ogni precedente record, raggiungendo a marzo 2026 la cifra vertiginosa di quasi 353 trilioni di dollari. I dati diffusi dall’Institute of International Finance raccontano di un aumento di oltre 4,4 trilioni in soli tre mesi, un ritmo di accumulo che non si vedeva dalla primavera del 2025. Il rapporto debito-Pil mondiale resta stabile al 305 per cento, ma la stabilità del rapporto non rassicura gli analisti: sotto quella media si nascondono dinamiche nazionali divergenti che rischiano di innescare nuove fragilità.
Negli Stati Uniti, il paradosso è evidente. La Casa Bianca esalta l’aumento della spesa con carte di credito come sintomo di un’economia “roaring”, ma i sondaggi registrano il malessere diffuso: inflazione, crescita anemica e un mercato del lavoro in raffreddamento stanno erodendo la fiducia degli americani. Secondo il consigliere economico Kevin Hassett, il fatto che le famiglie americane si indebitino sempre di più sarebbe una prova di prosperità. È un segnale di distacco tra la retorica dell’amministrazione e la realtà quotidiana, e gli osservatori di Washington notano che il presidente Trump sta giocando una partita rischiosa, scommettendo su una narrazione che i dati di gradimento smentiscono.
Dal Messico arriva un’altra faccia della stessa medaglia. Nel primo trimestre 2026, la spesa totale per pensioni – contributive e non – ha toccato i 619 miliardi di pesos, il livello più alto dal 2017. Le sole pensioni sociali sono passate da 14,5 miliardi di pesos (in valori attuali) a oltre 195 miliardi. Nel frattempo, il debito pubblico federale ha raggiunto i 20,1 trilioni di pesos, pari al 53,9 per cento del Pil: un peso destinato a crescere se la spesa previdenziale continuerà a correre più del gettito fiscale. L’ottica di Città del Messico è quella di un welfare in espansione su un bilancio già fragile, una scelta che ricorda da vicino le tensioni vissute in Europa.
Proprio l’Europa guarda a questi numeri con apprensione. Il debito italiano, già tra i più alti del continente, si inserisce in un quadro globale in cui l’indebitamento pubblico e privato si autoalimenta, mentre le banche centrali faticano a normalizzare la politica monetaria. Gli analisti di Bruxelles avvertono: la crescita globale non è abbastanza robusta da assorbire questi livelli di leva finanziaria, e ogni nuovo rialzo dei tassi potrebbe trasformare la stabilità apparente in una crisi di fiducia. La sfida per i governi, da Roma a Città del Messico a Washington, è evitare che il debito diventi un boomerang, smorzando la ripresa prima ancora che consolidi.
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