
Dietro la chiusura del più grande impianto GNL al mondo: Doha smentisce l’intesa segreta con Teheran
Un’inchiesta americana accusa il Qatar di aver orchestrato uno stop produttivo per far salire i prezzi e premere su Washington, ma Doha respinge ogni coordinamento con l’Iran e parla di misure di sicurezza.
Il Qatar ha respinto con durezza le accuse di aver coordinato con l’Iran le decisioni operative sul più grande complesso di gas naturale liquefatto del pianeta, definendole «completamente infondate» e prive di qualsiasi base. La smentita, diffusa dall’Ufficio media internazionale di Doha, arriva dopo che un’inchiesta della stampa statunitense – rilanciata da testate israeliane e iraniane – ha rivelato presunti contatti segreti tra le due capitali all’inizio del conflitto regionale. Secondo fonti di intelligence occidentali e mediorientali citate nel rapporto, Doha avrebbe proposto a Teheran un tacito scambio: l’Iran si sarebbe astenuto dal colpire l’impianto di Ras Laffan e in cambio il Qatar avrebbe interrotto unilateralmente la produzione, innescando un’impennata dei prezzi capace di esercitare pressione economica su Stati Uniti e Israele per abbreviare la guerra. Doha ribatte che in quel momento stava difendendo il proprio territorio da attacchi missilistici iraniani, il che rende l’ipotesi di un’intesa «palesemente implausibile».
Ras Laffan non è un impianto qualunque: incastonato sulla costa nord-orientale del Qatar, rappresenta il cuore pulsante di un’infrastruttura che fornisce circa un quinto del gas mondiale e rifornisce mercati cruciali dall’Asia all’Europa. Per l’Italia, che dopo il taglio delle forniture russe ha diversificato gli approvvigionamenti puntando proprio sul GNL qatariota, la stabilità di quel complesso è una variabile strategica. L’attacco missilistico iraniano che lo ha colpito a marzo – successivo, secondo fonti israeliane, a un raid di Israele sul giacimento di South Pars – ha danneggiato sezioni dell’impianto e messo a rischio contratti multimiliardari con la Cina e altri acquirenti. Agli occhi degli analisti di Bruxelles, l’episodio ha mostrato quanto la sicurezza energetica europea sia esposta alle dinamiche di un conflitto che si allarga ben oltre i confini di Gaza.
La ricostruzione giornalistica americana delinea una trama più sottile: il Qatar avrebbe chiuso Ras Laffan già al terzo giorno delle ostilità, prima ancora dell’attacco iraniano, con l’obiettivo di far lievitare i prezzi e accorciare la guerra. Nessun impegno esplicito sarebbe arrivato da Teheran, ma la sequenza degli eventi suggerirebbe, secondo le fonti di intelligence, «un’intesa tacita» almeno temporanea. Doha replica che lo stop fu una misura precauzionale di sicurezza, non una mossa politica, e accusa gli autori dell’inchiesta di basarsi su materiale inaffidabile fornito da attori interessati a sabotare la mediazione qatariota tra Stati Uniti e Iran. Nell’ottica del Golfo, il Qatar si presenta come vittima di una campagna di disinformazione orchestrata da chi vuole minarne il ruolo di ponte diplomatico.
La vicenda illumina le strategie sommerse con cui le monarchie del Golfo cercano di tenersi fuori dalla guerra regionale più distruttiva degli ultimi vent’anni. Se confermate, le rivelazioni indicherebbero che anche un mediatore chiave come il Qatar può essere costretto a giocare su più tavoli per proteggere asset vitali. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia che ha fatto del GNL qatariota un pilastro della propria sicurezza energetica, la posta in gioco è duplice: da un lato la tenuta delle forniture, dall’altro la credibilità di un interlocutore indispensabile in uno scacchiere dove la diplomazia del gas si intreccia con la diplomazia della guerra. Mentre Doha ribadisce la propria estraneità a ogni calcolo politico, il sospetto che la produzione energetica possa diventare un’arma silenziosa nel conflitto mediorientale resta un’ombra difficile da dissipare.
| Stampa israeliana | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.30 | critical |
| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
Secondo un rapporto basato su fonti di intelligence, Qatar avrebbe condotto colloqui segreti con l'Iran durante il conflitto per proteggere il suo complesso di gas Ras Laffan. L'accordo proposto prevedeva che Doha fermasse unilateralmente la produzione per far salire i prezzi e fare pressione economica su Stati Uniti e Israele. Le autorità qatariote hanno respinto le accuse come infondate.
L'Ufficio internazionale per i media del Qatar ha respinto categoricamente il rapporto del Washington Post, definendolo del tutto infondato e fuorviante. La chiusura dell'impianto di Ras Laffan è stata una misura di sicurezza, senza alcun coordinamento politico con l'Iran. Ogni insinuazione di collusione operativa è stata giudicata implausibile.
Il Qatar ha ufficialmente smentito un articolo del Washington Post che ipotizzava un coordinamento con l'Iran sulle decisioni di produzione energetica. La dichiarazione qatariota ha definito le affermazioni completamente false e prive di qualsiasi fondamento. Il rapporto originale suggeriva che le mosse operative fossero state concordate per influenzare le dinamiche regionali.
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