
Ebola in Congo, l’Onu: «Il sovraffollamento nei campi accelera il contagio». Oltre 960 morti
L’OCHA lancia l’allarme per sedici siti di sfollati nell’Ituri, dove vivono 270mila persone. Il focolaio da Bundibugyo, senza vaccino, ha già infettato 2.423 persone ed è il terzo più grave mai registrato.
L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha messo in guardia contro il rischio di una accelerazione della trasmissione di Ebola nei campi per sfollati della Repubblica Democratica del Congo. In una nota, l’agenzia ha confermato che casi confermati sono stati segnalati in almeno sedici siti che ospitano più di 270mila persone nella provincia nord-orientale dell’Ituri, epicentro dell’epidemia. «Il sovraffollamento e l’accesso limitato ai servizi di base aumentano il pericolo di diffusione della malattia», ha dichiarato l’OCHA, che insieme ai partner sta installando postazioni per il lavaggio delle mani e conducendo attività di sensibilizzazione nelle comunità.
Secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie di Kinshasa e aggiornati al 19 luglio, i casi confermati di Ebola hanno raggiunto quota 2.423, con 967 decessi. Nelle strutture di isolamento restano 734 pazienti, mentre 469 persone sono guarite dall’inizio del focolaio, dichiarato il 15 maggio scorso. Il ceppo responsabile è il raro Bundibugyo ebolavirus, per il quale – come sottolineato dall’OCHA e dall’Organizzazione mondiale della sanità – non esistono vaccini né terapie approvate. L’epidemia, la diciassettesima nella storia del Paese, ha già toccato cinque province congolesi e il vicino Uganda, anche se secondo il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus il territorio ugandese sarebbe ormai prossimo alla certificazione di “virus-free”.
La rapidità di propagazione ha spinto Tedros a definire l’attuale focolaio «il terzo più grande mai registrato» e a sottolineare come, mentre l’epidemia del 2018-2020 impiegò oltre dieci mesi per raggiungere duemila casi, questa volta la soglia è stata superata in soli due mesi. Più dell’80 per cento dei nuovi contagi, ha aggiunto, viene individuato al di fuori delle liste di contatti conosciute, segno che le catene di trasmissione continuano a sfuggire al tracciamento. A complicare la risposta nell’Ituri, dove il tasso di mortalità cresce più rapidamente, si è aggiunta la protesta degli operatori sanitari: la scorsa settimana il personale dell’ospedale generale di Bunia ha bloccato l’ingresso della struttura, denunciando di non aver ricevuto alcun compenso dall’inizio dell’emergenza, nonostante le condizioni di lavoro difficili e pericolose.
L’OCHA ha avvertito che «i bisogni continuano a superare le risorse disponibili» e ha lanciato un appello per un sostegno internazionale rafforzato, indispensabile per mantenere la risposta a Ebola e l’assistenza salvavita a comunità già provate da anni di conflitti, sfollamenti e degrado delle condizioni di vita. Sul fronte della sorveglianza transfrontaliera, la RDC e l’Uganda hanno condotto una valutazione tecnica congiunta di un laboratorio mobile a Kasenyi, nei pressi della frontiera, mentre Kinshasa ha segnalato una nuova zona sanitaria colpita, Adja, portando a 47 il totale delle aree interessate, 46 delle quali ancora in fase di trasmissione attiva. La mobilità della popolazione, l’insicurezza legata ai gruppi armati, l’attività mineraria artigianale e gli scambi con Uganda e Sud Sudan restano, secondo le autorità sanitarie, i principali fattori che alimentano la diffusione del virus.
| Stampa africana subsahariana | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.10 | neutral |
L'epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo è aggravata dal sovraffollamento dei campi, con oltre 960 morti, ma le autorità locali sembrano impreparate a gestire la crisi.
L'Onu lancia l'allarme sul sovraffollamento che accelera il contagio di Ebola in Congo, mentre la comunità internazionale è chiamata a intervenire con urgenza.
Il rapporto dell'Onu evidenzia dati preoccupanti sull'Ebola in Congo, ma la risposta europea si concentra sulla necessità di coordinamento tecnico.
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