
Ebola nella RDC: superato il precedente record di contagi, nessun vaccino per la variante in circolazione
Oltre 3.500 infezioni e 1.500 morti in meno di tre mesi. Il conflitto armato e la fragilità sanitaria impediscono il contenimento.
La Repubblica Democratica del Congo ha registrato più di 3.500 casi di Ebola in meno di tre mesi, superando il bilancio della peggiore epidemia precedente, quella del 2018-2020. I dati ufficiali diffusi venerdì scorso parlano di 3.532 infezioni e 1.556 decessi dall'inizio della diciassettesima ondata, dichiarata il 15 maggio. Si tratta della più rapida diffusione mai osservata: secondo Carl Skau, capo ad interim del Programma alimentare mondiale, «è l'epidemia di Ebola che si diffonde più velocemente che abbiamo mai visto».
Il focolaio è concentrato nell'est del paese, una regione devastata da oltre trent'anni di conflitto armato e priva di infrastrutture sanitarie adeguate. La provincia di Ituri, al confine con Uganda e Sud Sudan, registra da sola il 90% dei casi, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità. Nella stessa zona, negli ultimi giorni, più di trenta civili sono stati uccisi in attacchi attribuiti ai ribelli delle Forze democratiche alleate, gruppo legato all'ISIS. Altre quattro province sono colpite, tra cui Nord e Sud Kivu, dove il movimento armato M23, sostenuto dal Ruanda, controlla i capoluoghi e ampie porzioni di territorio.
Per la variante Bundibugyo oggi in circolazione non esiste ancora un vaccino o una terapia approvata. Due iniziative sono in corso: la società singaporiana Hellman Laboratories ha annunciato giovedì lo sviluppo di un candidato vaccino, definito dall'OMS «il più promettente»; sempre la scorsa settimana un volontario ha ricevuto la prima dose di un altro vaccino sviluppato dall'Università di Oxford con la stessa tecnologia del vaccino anti-Covid di AstraZeneca. In Uganda, il ministero della Salute ha dichiarato conclusa la propria epidemia, ma l'OMS ha avvertito che il rischio di contagio attraverso il confine con la RDC resta alto.
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.60 | critical |
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
Il Ministero della Salute e le équipe mediche stanno lavorando intensamente; la situazione viene gestita con campagne di vaccinazione e sorveglianza.
Citando dichiarazioni ufficiali e numeri precisi si trasmette calma e competenza, lasciando intendere che la risposta è adeguata.
Non menziona il conflitto armato nell'est del Congo né la mancanza di un vaccino per il ceppo attuale, che altri blocchi evidenziano come ostacoli.
L'epidemia è fuori controllo; il sistema sanitario è collassato e la comunità internazionale deve agire subito.
Un linguaggio forte ('fuori controllo', 'nessun vaccino') viene combinato con riferimenti al conflitto in corso per creare un'urgenza che richiede un intervento immediato.
Non menziona che le campagne di vaccinazione sono in corso e hanno prevenuto molte morti, né che il focolaio è il secondo più grande ma non necessariamente incontrollabile.
Gli scienziati hanno scoperto che l'epidemia è iniziata a gennaio, non a maggio; la cronologia ufficiale è inaccurata, suggerendo una risposta ritardata o nascosta.
Presentando nuove prove scientifiche e interviste, si mina la narrazione ufficiale senza accusare direttamente, ma suggerendo fortemente una mancanza di trasparenza.
Non riconosce che il ritardo potrebbe essere dovuto a difficoltà di rilevamento in aree remote, né che gli sforzi di vaccinazione hanno successivamente attenuato l'epidemia.
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