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Energia e Climagiovedì 30 luglio 2026

El Niño “molto forte” in arrivo: rischi globali e doppio colpo per l’America Latina

La NOAA stima una probabilità dell’81% di un evento di intensità eccezionale, con conseguenze su agricoltura, siccità e inondazioni, aggravate dalla crisi dello Stretto di Ormuz.

Le acque del Pacifico equatoriale si stanno riscaldando a un ritmo senza precedenti: l’indice Niño 3.4 ha già raggiunto anomalie prossime ai +2 °C, e i modelli climatici globali indicano una probabilità dell’81% che si sviluppi un El Niño “molto forte” tra ottobre e dicembre, secondo il Climate Prediction Center della NOAA. L’evento potrebbe rivaleggiare con quelli storici del 1982-83 e 1997-98, se non addirittura superarli: l’ufficio meteorologico australiano segnala che l’attuale riscaldamento è il più rapido dal 1900 e che le proiezioni indicano un possibile picco di +3,5 °C, ben oltre il record di +2,6 °C del 1983.

Il fenomeno altera la circolazione atmosferica su scala planetaria, con impatti differenziati. In America Latina, Máximo Torero, capo economista della FAO, ha parlato di un “doppio colpo”: allo stress climatico estremo – inondazioni sulla costa settentrionale del Perù e siccità sulle Ande, con dinamiche analoghe tra nord e sud del Cile – si somma la ridotta disponibilità di fertilizzanti e sementi ibride, conseguenza del conflitto nello Stretto di Ormuz. In Brasile, l’Istituto nazionale di meteorologia (Inmet) prevede piogge superiori alla media al Sud, siccità al Nord e Nord-est, e ondate di calore più intense nel Sud-est e Centro-ovest, proprio nella fase critica della semina.

Anche altre regioni del mondo si preparano a conseguenze severe. In Australia, il Bureau of Meteorology registra un Indice di Oscillazione Meridionale sceso ai minimi da oltre quarant’anni, preludio di una primavera molto calda e secca, con temperature medie previste di 2 °C sopra la norma e un elevato rischio di incendi. A livello globale, la combinazione tra il Niño e il riscaldamento di origine antropica potrebbe fare del 2027 l’anno più caldo mai registrato, come avvertono i climatologi francesi.

Di fronte a questo scenario, Torero esorta i governi a non perdere tempo e a investire in prevenzione: ogni dollaro destinato a infrastrutture resilienti e sementi adattate genera un ritorno di sette dollari, contro i tre delle misure reattive. Il picco del fenomeno è atteso tra ottobre e dicembre 2026, con effetti che potrebbero protrarsi fino a maggio 2027. La FAO identifica nel Corridoio Secco dell’America centrale una delle zone a più alto rischio per la sicurezza alimentare.

Divergenza — chi la racconta come
9%Bassa
3 blocchi · posizioni da −0.20 a 0.00
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Divergenza tra blocchi di stampa
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I meteorologi e gli esperti latinoamericani lanciano l'allarme: la regione è impreparata a un doppio shock climatico e logistico.

Meccanismovulnerabilità contestuale

Enfatizzano la vulnerabilità specifica della regione e la combinazione senza precedenti di fattori, creando un senso di urgenza localizzata.

Omissione

Omettono l'impatto globale del fenomeno e il fatto che altre regioni come l'Australia affrontano minacce simili.

AllarmePragmatismo
Stampa atlantica / anglosfera0.00
Voce

La comunità scientifica globale e i funzionari ONU avvertono di un'emergenza planetaria mentre El Niño si intensifica.

Meccanismouniversalizzazione

Universalizzano la minaccia collegandola al cambiamento climatico e proiettando gli impatti su tutti i continenti, rendendola una responsabilità condivisa.

Omissione

Omettono il doppio colpo specifico regionale e gli impatti locali dettagliati sull'agricoltura latinoamericana.

AllarmeUrgenza
Stampa europea continentale0.00
Voce

I climatologi europei mettono in guardia con cautela, sottolineando la necessità di monitoraggio e la distinzione tra fenomeno naturale e cambiamento climatico.

Meccanismomessa in prospettiva

Usano il soprannome 'Godzilla' per attirare l'attenzione, ma mantengono un tono scientifico, bilanciando allarme e razionalità.

Omissione

Omettono le conseguenze immediate per l'America Latina e la crisi di Ormuz, concentrandosi sull'aspetto globale e scientifico.

AllarmePragmatismo
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Turchia e Iraq firmano un accordo annuale per il petrolio, 750mila barili al giorno verso Ceyhan·Perù, precipita aereo turistico sulle Linee di Nazca: tredici le vittime·Atene, il giallo del corpo nel trolley: nessuna traccia di violenza, il telefono inviava messaggi dopo la morte·La felicità secondo Einstein, Kant e Hawking: tre formule a confronto·Raid russo su Kiev con missili balistici, almeno 9 morti e appello di Zelensky per i Patriot·Settimana mondiale dell’allattamento: al via la mobilitazione per un inizio di vita sostenibile·L’azzardo del destino: i numeri di una lotteria globale·Ogier fuori strada in Finlandia: il sogno del decimo titolo si complica·Turchia e Iraq firmano un accordo annuale per il petrolio, 750mila barili al giorno verso Ceyhan·Perù, precipita aereo turistico sulle Linee di Nazca: tredici le vittime·Atene, il giallo del corpo nel trolley: nessuna traccia di violenza, il telefono inviava messaggi dopo la morte·La felicità secondo Einstein, Kant e Hawking: tre formule a confronto·Raid russo su Kiev con missili balistici, almeno 9 morti e appello di Zelensky per i Patriot·Settimana mondiale dell’allattamento: al via la mobilitazione per un inizio di vita sostenibile·L’azzardo del destino: i numeri di una lotteria globale·Ogier fuori strada in Finlandia: il sogno del decimo titolo si complica·
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giovedì 30 luglio 2026

El Niño “molto forte” in arrivo: rischi globali e doppio colpo per l’America Latina

La NOAA stima una probabilità dell’81% di un evento di intensità eccezionale, con conseguenze su agricoltura, siccità e inondazioni, aggravate dalla crisi dello Stretto di Ormuz.

Le acque del Pacifico equatoriale si stanno riscaldando a un ritmo senza precedenti: l’indice Niño 3.4 ha già raggiunto anomalie prossime ai +2 °C, e i modelli climatici globali indicano una probabilità dell’81% che si sviluppi un El Niño “molto forte” tra ottobre e dicembre, secondo il Climate Prediction Center della NOAA. L’evento potrebbe rivaleggiare con quelli storici del 1982-83 e 1997-98, se non addirittura superarli: l’ufficio meteorologico australiano segnala che l’attuale riscaldamento è il più rapido dal 1900 e che le proiezioni indicano un possibile picco di +3,5 °C, ben oltre il record di +2,6 °C del 1983.

Il fenomeno altera la circolazione atmosferica su scala planetaria, con impatti differenziati. In America Latina, Máximo Torero, capo economista della FAO, ha parlato di un “doppio colpo”: allo stress climatico estremo – inondazioni sulla costa settentrionale del Perù e siccità sulle Ande, con dinamiche analoghe tra nord e sud del Cile – si somma la ridotta disponibilità di fertilizzanti e sementi ibride, conseguenza del conflitto nello Stretto di Ormuz. In Brasile, l’Istituto nazionale di meteorologia (Inmet) prevede piogge superiori alla media al Sud, siccità al Nord e Nord-est, e ondate di calore più intense nel Sud-est e Centro-ovest, proprio nella fase critica della semina.

Anche altre regioni del mondo si preparano a conseguenze severe. In Australia, il Bureau of Meteorology registra un Indice di Oscillazione Meridionale sceso ai minimi da oltre quarant’anni, preludio di una primavera molto calda e secca, con temperature medie previste di 2 °C sopra la norma e un elevato rischio di incendi. A livello globale, la combinazione tra il Niño e il riscaldamento di origine antropica potrebbe fare del 2027 l’anno più caldo mai registrato, come avvertono i climatologi francesi.

Di fronte a questo scenario, Torero esorta i governi a non perdere tempo e a investire in prevenzione: ogni dollaro destinato a infrastrutture resilienti e sementi adattate genera un ritorno di sette dollari, contro i tre delle misure reattive. Il picco del fenomeno è atteso tra ottobre e dicembre 2026, con effetti che potrebbero protrarsi fino a maggio 2027. La FAO identifica nel Corridoio Secco dell’America centrale una delle zone a più alto rischio per la sicurezza alimentare.

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I meteorologi e gli esperti latinoamericani lanciano l'allarme: la regione è impreparata a un doppio shock climatico e logistico.

Meccanismovulnerabilità contestuale

Enfatizzano la vulnerabilità specifica della regione e la combinazione senza precedenti di fattori, creando un senso di urgenza localizzata.

Omissione

Omettono l'impatto globale del fenomeno e il fatto che altre regioni come l'Australia affrontano minacce simili.

AllarmePragmatismo
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La comunità scientifica globale e i funzionari ONU avvertono di un'emergenza planetaria mentre El Niño si intensifica.

Meccanismouniversalizzazione

Universalizzano la minaccia collegandola al cambiamento climatico e proiettando gli impatti su tutti i continenti, rendendola una responsabilità condivisa.

Omissione

Omettono il doppio colpo specifico regionale e gli impatti locali dettagliati sull'agricoltura latinoamericana.

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I climatologi europei mettono in guardia con cautela, sottolineando la necessità di monitoraggio e la distinzione tra fenomeno naturale e cambiamento climatico.

Meccanismomessa in prospettiva

Usano il soprannome 'Godzilla' per attirare l'attenzione, ma mantengono un tono scientifico, bilanciando allarme e razionalità.

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Omettono le conseguenze immediate per l'America Latina e la crisi di Ormuz, concentrandosi sull'aspetto globale e scientifico.

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