
Enhanced Games a Las Vegas: il doping come frontiera, lo sport tra scienza e spettacolo
Debutto domenica nella capitale del Nevada la prima edizione dei Giochi Migliorati, dove gli atleti potranno usare sostanze vietate sotto supervisione medica. Un evento che divide tra promessa transumanista e deriva commerciale, sfidando l'etica olimpica.
L’arena scintillante da venti milioni di dollari costruita al Resorts World sulla Strip di Las Vegas ospiterà questo fine settimana il più radicale esperimento sportivo dei nostri tempi. Mentre le federazioni internazionali serrano i controlli, i cosiddetti Enhanced Games ribaltano il paradigma olimpico: quarantadue atleti — ventinove uomini e tredici donne — gareggeranno nel nuoto, nell’atletica e nel sollevamento pesi con l’uso consentito e medicalmente monitorato di testosterone, steroidi, ormoni della crescita e peptidi. Ideata dall’imprenditore australiano Aron D’Souza e appoggiata da investitori del mondo tecnologico-finanziario, la manifestazione si presenta come un laboratorio per esplorare i limiti umani attraverso la scienza e la trasparenza, opponendosi a quella che definisce l’ipocrisia di uno sport già grigio di scorciatoie nascoste.
Secondo l’ottica nordamericana, l’approdo nella città del gioco d’azzardo è tutt’altro che casuale: incarna la promessa di uno spettacolo assoluto, dove corpi «pompati fino all’assurdo», come li descrive la stampa statunitense, diventano icone di una frontiera libertaria. Vi è persino un parallelo con l’era degli steroidi nel baseball, evocato per suggerire che il pubblico potrebbe essere attratto più dalla meraviglia della performance estrema che dal rispetto delle regole. L’assenza di emittenti tradizionali e di sponsor di peso — solo la piattaforma streaming Roku Sports Channel trasmetterà gratuitamente l’evento, senza che sia chiaro se siano stati pagati diritti — rivela però la cautela del mercato di fronte a una proposta che per molti è ancora un «circo pericoloso».
L’analisi europea, e in particolare italiana, non concede sconti. Dai commentatori della Penisola si leva un «non vale» etico che squalifica in partenza i primati: nessun record sarà riconosciuto dalle organizzazioni ufficiali, perché, scrivono, «nello sport il doping è oggi (e si spera per sempre) una scorciatoia vietata». La prospettiva francese aggiunge un sospetto di operazione commerciale mascherata da ricerca: l’azienda di D’Souza è entrata in borsa all’inizio di maggio, e la vendita diretta di prodotti a base di testosterone attraverso il sito ufficiale suscita più di un interrogativo sulla reale vocazione del progetto. In Svizzera, la stampa romanda sottolinea come i 2500 spettatori previsti in un casinò non rappresentino un movimento sportivo, ma un test di mercato per una nicchia di consumatori alla ricerca di una legittimazione farmacologica.
Dall’Australia arriva la voce degli atleti coinvolti, su tutti il nuotatore James Magnussen, che ammette senza reticenze: «Quindici anni da atleta pulito, lavori duramente per queste cose, e ora…». La sua partecipazione insieme ad altri nomi di rilievo, come il sollevatore canadese Boady Santavy, mostra che esiste un bacino di sportivi disposti a mettere in gioco la reputazione pur di sperimentare un corpo potenziato senza sanzioni. Dietro le quinte, però, l’interrogativo più spinoso resta quello che si pone dall’osservatorio canadese: siamo davanti a una rivoluzione sportiva o a una sofisticata pubblicità per la boutique online che vende gli stessi prodotti consentiti in gara?
Il futuro di questa sfida è appeso alla tenuta del suo paradosso. Se da un lato il discorso sulla medicalizzazione controllata può sedurre chi sogna uno sport finalmente liberato dall’ipocrisia del doping nascosto, dall’altro la mancanza di un ecosistema di diritti televisivi e la diffidenza dei grandi marchi suggeriscono che la strada verso la legittimazione è lunga. Gli Enhanced Games potrebbero restare un fenomeno di nicchia, oppure fungere da detonatore per un dibattito molto più ampio: se la tecnica può riscrivere i limiti della fisiologia, toccherà alla società — e non solo alle federazioni — decidere cosa sia ancora umanamente accettabile chiamare sport.
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.80 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
La stampa latinoamericana presenta gli Enhanced Games come una competizione controversa che rompe con il modello antidoping tradizionale. L'evento viene descritto in modo fattuale, sottolineando la polemica suscitata ma senza toni allarmistici. Si evidenzia la contrapposizione con le federazioni sportive ufficiali.
La stampa nordica condanna gli Enhanced Games come una 'freakshow' e un circo, citando critiche di atleti come Stefan Holm. L'evento è visto come una minaccia all'etica sportiva, con toni indignati e ironici verso i finanziatori come Peter Thiel e Donald Trump Jr. I record ottenuti sono considerati non validi.
La stampa mediterranea sottolinea che i record degli Enhanced Games non avranno valore e che il doping è una scorciatoia vietata. L'evento è descritto come non sportivo, ma nemmeno un semplice circo, con una critica etica di fondo. Si evidenzia la costruzione di un'arena da 20 milioni di dollari a Las Vegas.
La stampa atlantica adotta un tono più leggero e ironico, descrivendo gli atleti 'drogati fino al midollo' e l'evento come 'Olimpiadi degli steroidi'. Pur riconoscendo la controversia, si concentra sull'aspetto spettacolare e sulla provocazione, con un approccio pragmatico che non condanna esplicitamente.
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