
Gli Stati Uniti paralizzano due petroliere iraniane nel Golfo dell'Oman
Il Comando centrale americano ha reso inoffensive tre navi in una settimana. Un’escalation che ridefinisce lo scontro sull’embargo petrolifero.
Il Comando centrale degli Stati Uniti ha annunciato di aver neutralizzato due petroliere battenti bandiera iraniana, la Sea Star 3 e la Suda, mentre tentavano di raggiungere un porto iraniano nel Golfo dell’Oman. Un caccia F/A-18 Super Hornet decollato dalla portaerei USS George H.W. Bush ha colpito con munizioni di precisione i fumaioli delle due navi, rendendole inutilizzabili. L’operazione, che arriva dopo un analogo intervento contro la petroliera Hasna avvenuto due giorni prima, è stata giustificata da Washington come necessario contrasto al tentativo di forzare il blocco navale imposto alla Repubblica islamica. I tre vascelli, tutti senza carico, risultano ora in navigazione lontano dalle coste iraniane, secondo le rilevazioni satellitari della società Tanker Trackers citate dal Comando centrale americano.
Nell’ottica di Teheran, la mossa statunitense rappresenta un atto di pirateria in acque internazionali. I media iraniani hanno ripreso le dichiarazioni del Centcom senza smentirle, ma il tono generale indica che il regime considera queste azioni una provocazione diretta in un momento di massima tensione. Non è un caso che l’operazione sia avvenuta mentre si moltiplicano le voci su un possibile accordo nucleare tra Iran e potenze occidentali: la pressione marittima sembra voler ridefinire i termini del confronto prima di qualsiasi intesa.
Dal punto di vista di Washington, la strategia è chiara: negare a Teheran qualsiasi via per aggirare le sanzioni petrolifere, colpendo non solo il contrabbando diretto ma anche le infrastrutture navali che lo rendono possibile. Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito la dottrina della tolleranza zero verso le violazioni dell’embargo, mentre il Centcom ha pubblicato un video dell’attacco per dissuadere altri tentativi. Gli analisti di Bruxelles guardano con preoccupazione a questa escalation, che rischia di innescare rappresaglie iraniane nel Golfo Persico – con possibili conseguenze per le rotte energetiche europee – e di complicare ulteriormente i fragili negoziati sul programma nucleare.
L’Italia e l’Europa, già alle prese con la volatilità del prezzo del greggio, osservano l’evolversi della situazione con un misto di allarme e cautela. Se da un lato gli Stati membri sostengono la linea del contenimento delle ambizioni nucleari iraniane, dall’altro temono che un confronto aperto nel Golfo possa trasformarsi in un conflitto regionale dalle conseguenze imprevedibili. Lo scenario più probabile, secondo gli osservatori internazionali, è che Washington intensifichi gli attacchi preventivi contro le petroliere, mentre Teheran cerca vie alternative – attraverso porti di paesi amici o con scorte nascoste in alto mare. Quale che sia la prossima mossa, il teatro del Golfo dell’Oman si conferma il luogo dove si decide il futuro della pressione economica sull’Iran.
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