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martedì 21 luglio 2026

Pentagono: la guerra con l’Iran è costata 37,5 miliardi di dollari. Hegseth chiede al Congresso altri 67 miliardi

In un’audizione al Senato il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha quantificato il costo del conflitto e sollecitato fondi supplementari, mentre i democratici denunciano l’assenza di una strategia di uscita.

Il costo diretto della guerra condotta dagli Stati Uniti contro l’Iran ha raggiunto i 37,5 miliardi di dollari, con un incremento di 8,5 miliardi rispetto alla stima di maggio. Lo ha comunicato martedì 21 luglio 2026 il segretario alla Difesa Pete Hegseth davanti alla commissione Stanziamenti del Senato, precisando che la cifra include le spese già sostenute e quelle previste fino al 30 settembre, data di chiusura dell’esercizio finanziario. Nella stessa sede Hegseth ha difeso la richiesta di uno stanziamento supplementare di 87,6 miliardi di dollari, di cui 67,1 destinati al Pentagono per proseguire le operazioni militari e ricostituire le scorte di munizioni. Senza questi fondi, ha avvertito, le forze armate andrebbero incontro a «carenze critiche» e a una riduzione dell’addestramento.

L’audizione ha messo in luce una frattura politica sempre più profonda. La senatrice democratica Patty Murray ha accusato l’amministrazione Trump di cambiare ogni settimana la motivazione del conflitto – dalla minaccia nucleare al cambio di regime, fino alla riapertura dello Stretto di Hormuz – e di trascinare il Paese in «un’altra guerra senza fine». Il collega Gary Peters ha incalzato Hegseth sull’assenza di un piano a lungo termine per vincere, mentre Jeanne Shaheen ha ricordato che il Pentagono dispone ancora di 75 miliardi di fondi non spesi, chiedendo perché si debbano gravare i cittadini americani del costo di una guerra impopolare. Hegseth ha replicato accusando i democratici di non voler finanziare le truppe per «sindrome da derangement trumpiano» e ha attribuito le carenze pregresse alla gestione dell’ex segretario Lloyd Austin.

Sul terreno, il conflitto – iniziato il 28 febbraio 2026 con attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele – ha già causato la morte di 18 militari americani e il ferimento di circa 430, mentre lo Stretto di Hormuz resta di fatto chiuso al traffico mercantile, con il greggio Brent salito oltre i 95 dollari al barile. Il Pentagono non ha incluso nella stima dei costi la ricostruzione delle basi danneggiate in Medio Oriente, che secondo fonti del Congresso potrebbe richiedere tra 2,2 e 5,1 miliardi aggiuntivi. L’agenzia Moody’s Analytics, citata dalla stampa messicana, aveva già valutato a giugno il costo complessivo della guerra in 132 miliardi, considerando anche gli effetti indiretti su inflazione e tassi d’interesse.

La richiesta di fondi si inserisce in un bilancio della difesa che per l’anno fiscale 2027 il presidente Trump vorrebbe portare alla cifra record di 1.500 miliardi di dollari. Mentre il Congresso esamina la proposta, il cessate il fuoco negoziato a giugno è collassato e gli scontri si susseguono da undici giorni consecutivi. La pressione sui repubblicani cresce in vista delle elezioni di metà mandato, con un’opinione pubblica sempre più scettica e un conflitto che, secondo l’ammissione dello stesso capo di stato maggiore congiunto Dan Caine, non ha un costo finale prevedibile «perché anche il nemico ha voce in capitolo».

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2 blocchi · posizioni da −0.50 a −0.20
CriticoFavorevole
INDEUR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa indiana e sudasiatica−0.20neutral
Stampa europea continentale−0.50critical
Stampa indiana e sudasiatica−0.20

La guerra con l'Iran pesa sul bilancio americano e il Pentagono chiede altri fondi, mentre gli effetti si ripercuotono sulle forniture energetiche indiane. L'attenzione è sui costi e sulle interruzioni logistiche, con un tono misurato che sottolinea le ripercussioni economiche.

PragmatismoScetticismo
Stampa europea continentale−0.50

L'escalation dell'Iran minaccia le rotte petrolifere globali, con attacchi Houthi che incendiano petroliere. La richiesta di fondi americani è vista come un sintomo di una crisi più ampia che coinvolge la sicurezza europea.

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martedì 21 luglio 2026

Pentagono: la guerra con l’Iran è costata 37,5 miliardi di dollari. Hegseth chiede al Congresso altri 67 miliardi

In un’audizione al Senato il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha quantificato il costo del conflitto e sollecitato fondi supplementari, mentre i democratici denunciano l’assenza di una strategia di uscita.

Il costo diretto della guerra condotta dagli Stati Uniti contro l’Iran ha raggiunto i 37,5 miliardi di dollari, con un incremento di 8,5 miliardi rispetto alla stima di maggio. Lo ha comunicato martedì 21 luglio 2026 il segretario alla Difesa Pete Hegseth davanti alla commissione Stanziamenti del Senato, precisando che la cifra include le spese già sostenute e quelle previste fino al 30 settembre, data di chiusura dell’esercizio finanziario. Nella stessa sede Hegseth ha difeso la richiesta di uno stanziamento supplementare di 87,6 miliardi di dollari, di cui 67,1 destinati al Pentagono per proseguire le operazioni militari e ricostituire le scorte di munizioni. Senza questi fondi, ha avvertito, le forze armate andrebbero incontro a «carenze critiche» e a una riduzione dell’addestramento.

L’audizione ha messo in luce una frattura politica sempre più profonda. La senatrice democratica Patty Murray ha accusato l’amministrazione Trump di cambiare ogni settimana la motivazione del conflitto – dalla minaccia nucleare al cambio di regime, fino alla riapertura dello Stretto di Hormuz – e di trascinare il Paese in «un’altra guerra senza fine». Il collega Gary Peters ha incalzato Hegseth sull’assenza di un piano a lungo termine per vincere, mentre Jeanne Shaheen ha ricordato che il Pentagono dispone ancora di 75 miliardi di fondi non spesi, chiedendo perché si debbano gravare i cittadini americani del costo di una guerra impopolare. Hegseth ha replicato accusando i democratici di non voler finanziare le truppe per «sindrome da derangement trumpiano» e ha attribuito le carenze pregresse alla gestione dell’ex segretario Lloyd Austin.

Sul terreno, il conflitto – iniziato il 28 febbraio 2026 con attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele – ha già causato la morte di 18 militari americani e il ferimento di circa 430, mentre lo Stretto di Hormuz resta di fatto chiuso al traffico mercantile, con il greggio Brent salito oltre i 95 dollari al barile. Il Pentagono non ha incluso nella stima dei costi la ricostruzione delle basi danneggiate in Medio Oriente, che secondo fonti del Congresso potrebbe richiedere tra 2,2 e 5,1 miliardi aggiuntivi. L’agenzia Moody’s Analytics, citata dalla stampa messicana, aveva già valutato a giugno il costo complessivo della guerra in 132 miliardi, considerando anche gli effetti indiretti su inflazione e tassi d’interesse.

La richiesta di fondi si inserisce in un bilancio della difesa che per l’anno fiscale 2027 il presidente Trump vorrebbe portare alla cifra record di 1.500 miliardi di dollari. Mentre il Congresso esamina la proposta, il cessate il fuoco negoziato a giugno è collassato e gli scontri si susseguono da undici giorni consecutivi. La pressione sui repubblicani cresce in vista delle elezioni di metà mandato, con un’opinione pubblica sempre più scettica e un conflitto che, secondo l’ammissione dello stesso capo di stato maggiore congiunto Dan Caine, non ha un costo finale prevedibile «perché anche il nemico ha voce in capitolo».

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La guerra con l'Iran pesa sul bilancio americano e il Pentagono chiede altri fondi, mentre gli effetti si ripercuotono sulle forniture energetiche indiane. L'attenzione è sui costi e sulle interruzioni logistiche, con un tono misurato che sottolinea le ripercussioni economiche.

PragmatismoScetticismo
Stampa europea continentale−0.50

L'escalation dell'Iran minaccia le rotte petrolifere globali, con attacchi Houthi che incendiano petroliere. La richiesta di fondi americani è vista come un sintomo di una crisi più ampia che coinvolge la sicurezza europea.

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