
Hegseth stravolge la sanità militare Usa: addio al vaccino antinfluenzale e test fisici estremi
Il Pentagono ha scelto una via radicale sotto la guida del segretario alla Difesa Pete Hegseth, sacrificando decenni di protocolli sanitari sull’altare di una controversa agenda politica. La decisione più destabilizzante, annunciata da Washington con il linguaggio della "libertà riconquistata", è l’abolizione del programma obbligatorio di vaccinazione antinfluenzale, in vigore dal 1945. Secondo gli analisti europei, questa mossa, celebrata dalla frangia anti-vaccinista americana, espone gratuitamente le truppe a un nemico insidioso e prevedibile, minando la prontezza operativa in nome di un dogma ideologico.
La revoca del vaccino si inserisce in un più ampio pacchetto di riforme che Hegseth promuove come ritorno alla "massima letalità". Tra queste, spicca l’introduzione di un nuovo test fisico di combattimento: sette prove consecutive senza pause, da completare in trenta minuti, obbligatorie per i soldati in specialità operative come le forze speciali. Il fallimento comporterebbe la riclassificazione. Se dall’ottica di Washington questo inasprimento degli standard fisici mira a forgiare un soldato più resistente, esso solleva perplessità quando accostato a misure che indeboliscono la salute collettiva, creando un paradosso logico e operativo.
Dalle capitali europee, e in particolare da Roma, si guarda con crescente apprensione a queste evoluzioni. L’Italia, hub cruciale per la NATO nel Mediterraneo e partner in missioni congiunte, ha un interesse vitale alla piena efficienza del alleato americano. Un esercito statunitense vulnerabile a epidemie stagionali, o soggetto a un turnover forzato per test fisici severi, rischia di compromettere non solo le operazioni bilaterali ma la coesione stessa dell’Alleanza Atlantica. La prospettiva di Bruxelles è netta: la difesa collettiva si fonda su forze armate resilienti, e qualsiasi deriva che privilegi la politica ai dati scientifici è un fattore di rischio strategico.
In prospettiva, le mosse di Hegseth potrebbero rivelarsi un boomerang. La ricerca della "letalità massima", svincolata da evidenze mediche e logistica sostenibile, rischia di produrre una forza più debole e malata, con ripercussioni sulla capacità di proiezione globale degli Stati Uniti. Per l’Europa, e per l’Italia, questo scenario impone una riflessione urgente sulla necessità di rafforzare l’autonomia strategica e sanitaria nelle strutture di difesa comuni, in un quadro transatlantico dove la prevedibilità non è più garantita.
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