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venerdì 24 aprile 2026

I giganti del Cretaceo: i veri kraken dominavano i mari cento milioni di anni fa

Un’indagine pubblicata su Science ha riscritto la storia degli oceani preistorici: cento milioni di anni fa, nel periodo Cretaceo, i mari non erano dominati solo da rettili giganti, ma da veri e propri polpi colossali, dai tentacoli possenti e da un becco in grado di frantumare gusci e ossa. Mentre il mito del Kraken aleggiava nelle leggende nordiche, la scienza ne ha ora trovato le tracce fossili. I ricercatori dell’Università di Hokkaido, in Giappone, hanno analizzato alcuni esemplari eccezionalmente conservati di mascelle appartenenti a questi cefalopodi, scoprendo che la loro apertura poteva superare il metro.

Una taglia che trasforma l’immagine del polpo come creatura elusiva e di medie dimensioni in quella di un predatore al vertice della catena alimentare, capace di competere con i grandi vertebrati marini dell’epoca. La scoperta ha sconvolto decenni di certezze paleontologiche. Fino a oggi, infatti, gli invertebrati venivano collocati in una posizione secondaria negli ecosistemi antichi, quasi fossero comparse sullo sfondo di un palcoscenico dominato da ittiosauri e plesiosauri.

Dall’ottica degli studiosi europei, questi fossili impongono un ripensamento radicale: non solo i molluschi potevano raggiungere dimensioni impressionanti, ma possedevano una forza e una strategia predatoria che li rendeva temibili. Per i paleontologi italiani, abituati a confrontarsi con i giacimenti di Sasso Calcareo o della Val d’Agno, la notizia apre interrogativi su eventuali reperti simili nel Mediterraneo, un bacino che nel Cretaceo era parte di un oceano ben più vasto. Se il Kraken diventa realtà, allora l’immaginario collettivo – da Jules Verne ai film di avventura – acquista una sorprendente credibilità scientifica.

Ma il vero interesse, per chi guarda al futuro, sta nelle domande che restano aperte. Quali altri giganti invertebrati popolavano quei mari? Come si è evoluto il loro ruolo ecologico fino ai polpi odierni, molto più piccoli e solitari?

Nuove campagne di scavo, specie in regioni ancora poco esplorate come l’Amazzonia o l’Australia settentrionale, potrebbero regalare sorprese. Il messaggio che arriva da Hokkaido è chiaro: non bisogna sottovalutare gli invertebrati antichi, perché il vero Kraken, quello che terrorizzava gli oceani primordiali, era fatto di carne, tentacoli e un appetito implacabile.

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I giganti del Cretaceo: i veri kraken dominavano i mari cento milioni di anni fa

Un’indagine pubblicata su Science ha riscritto la storia degli oceani preistorici: cento milioni di anni fa, nel periodo Cretaceo, i mari non erano dominati solo da rettili giganti, ma da veri e propri polpi colossali, dai tentacoli possenti e da un becco in grado di frantumare gusci e ossa. Mentre il mito del Kraken aleggiava nelle leggende nordiche, la scienza ne ha ora trovato le tracce fossili. I ricercatori dell’Università di Hokkaido, in Giappone, hanno analizzato alcuni esemplari eccezionalmente conservati di mascelle appartenenti a questi cefalopodi, scoprendo che la loro apertura poteva superare il metro.

Una taglia che trasforma l’immagine del polpo come creatura elusiva e di medie dimensioni in quella di un predatore al vertice della catena alimentare, capace di competere con i grandi vertebrati marini dell’epoca. La scoperta ha sconvolto decenni di certezze paleontologiche. Fino a oggi, infatti, gli invertebrati venivano collocati in una posizione secondaria negli ecosistemi antichi, quasi fossero comparse sullo sfondo di un palcoscenico dominato da ittiosauri e plesiosauri.

Dall’ottica degli studiosi europei, questi fossili impongono un ripensamento radicale: non solo i molluschi potevano raggiungere dimensioni impressionanti, ma possedevano una forza e una strategia predatoria che li rendeva temibili. Per i paleontologi italiani, abituati a confrontarsi con i giacimenti di Sasso Calcareo o della Val d’Agno, la notizia apre interrogativi su eventuali reperti simili nel Mediterraneo, un bacino che nel Cretaceo era parte di un oceano ben più vasto. Se il Kraken diventa realtà, allora l’immaginario collettivo – da Jules Verne ai film di avventura – acquista una sorprendente credibilità scientifica.

Ma il vero interesse, per chi guarda al futuro, sta nelle domande che restano aperte. Quali altri giganti invertebrati popolavano quei mari? Come si è evoluto il loro ruolo ecologico fino ai polpi odierni, molto più piccoli e solitari?

Nuove campagne di scavo, specie in regioni ancora poco esplorate come l’Amazzonia o l’Australia settentrionale, potrebbero regalare sorprese. Il messaggio che arriva da Hokkaido è chiaro: non bisogna sottovalutare gli invertebrati antichi, perché il vero Kraken, quello che terrorizzava gli oceani primordiali, era fatto di carne, tentacoli e un appetito implacabile.

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