
Henry Nowak, l'agonia in diretta che incendia il dibattito sul razzismo nel Regno Unito
Le immagini del 18enne ammanettato dagli agenti che credono al suo assassino scatenano accuse di pregiudizio anti-bianchi e una resa dei conti politica.
Il 2 giugno 2026, dopo la condanna all'ergastolo del 23enne sikh Vickrum Digwa, la polizia britannica ha reso pubbliche le immagini delle bodycam che mostrano gli ultimi istanti di Henry Nowak. Il video, già proiettato in aula, rivela un diciottenne agonizzante, accoltellato cinque volte con un coltello cerimoniale di 21 centimetri, mentre ripete «non riesco a respirare». Gli agenti, arrivati sul posto a Southampton la notte del 3 dicembre 2025, preferiscono credere alla falsa denuncia dell'aggressore – un'aggressione razzista a suo danno – e ammanettano il ragazzo ormai morente. La sequenza ha immediatamente scatenato un'ondata di indignazione nazionale e internazionale.
Sul fronte politico interno, il leader di Reform UK Nigel Farage ha denunciato una «cultura a doppio binario» della polizia, invocando «pura rabbia fredda» e chiedendo di porre fine al «pregiudizio anti-bianchi». La leader conservatrice Kemi Badenoch lo ha accusato di «approfondire le divisioni», ribadendo che tutti sono uguali davanti alla legge, mentre la ministra dell'Interno Shabana Mahmood ha definito il filmato «sconvolgente e tragico» e il premier Keir Starmer ha confessato di essersi «sentito male». Un agente si è dimesso, mentre il procuratore generale valuta se la pena minima di 21 anni sia troppo mite.
Oltremanica, il caso trova eco in una stampa europea che ne fa un prisma delle tensioni identitarie. In Italia, editoriali come quelli de Il Giornale e Open parlano di «razzismo contro i bianchi» e di un omicidio favorito dal politicamente corretto. In Francia, Le Figaro e Le Temps sottolineano la strumentalizzazione dell'estrema destra, che ha cavalcato le proteste sfociate in scontri. In Germania, Bild enfatizza la menzogna dell'assassino, mentre in Svezia Aftonbladet critica l'operato della polizia. La prospettiva cinese di Storm Media denuncia una «discriminazione inversa» frutto di politiche di sinistra, un argomento che risuona anche in Russia.
A Southampton, centinaia di manifestanti hanno scandito «polizia razzista, fuori dalle nostre strade», e in alcuni momenti si sono registrati lanci di bottiglie contro le forze dell'ordine. La famiglia del killer si è scusata con i Nowak, mentre la madre dell'assassino attende a sua volta una sentenza. Il caso riaccende il dibattito sull'esenzione religiosa per il porto di coltelli: il pugnale cerimoniale sikh era un kirpan. Per molti osservatori, la vicenda solleva interrogativi profondi sulla formazione degli agenti, sul rischio di pregiudizi impliciti e sulla credibilità delle istituzioni in una società multietnica.
In prospettiva, l'affaire Nowak potrebbe influenzare le prossime scelte legislative del governo laburista, già sotto pressione per la gestione dell'immigrazione e della sicurezza. Per l'Italia e l'Europa, l'eco di Southampton arriva in un momento di crescente polarizzazione sul ruolo delle minoranze e sul trattamento delle vittime. Se la fiducia nell'equità delle forze dell'ordine vacilla, la retorica delle «vite bianche che contano» rischia di attecchire anche al di qua delle Alpi, alimentata da un circuito mediatico globale sempre più reattivo alle ingiustizie percepite.
| Stampa europea continentale | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.70 | critical |
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
Il caso di Henry Nowak viene dipinto come l'emblema del politicamente corretto portato all'estremo: poliziotti che, per timore di accuse di razzismo, prestano fede a un aggressore sikh e ammanettano un ragazzo bianco morente. La vicenda scatena proteste di piazza e l'hashtag 'White Lives Matter', mentre la classe politica è costretta a reagire travolta dallo sdegno per un'inerzia giudicata imperdonabile.
L'accento è posto sul disonore che il giovane sikh ha gettato sulla propria religione con una menzogna e un omicidio brutale. La condanna all'ergastolo viene riportata come atto dovuto, senza allargare il discorso alle tensioni razziali britanniche, ma sottolineando la responsabilità personale del reo.
Il caso viene letto come l'ennesima prova di un sistematico fallimento della polizia britannica e della crisi di fiducia dei cittadini. Si insiste sullo scambio tra vittima e colpevole e sul cinismo delle forze dell'ordine, utilizzando la vicenda per denunciare una più ampia decadenza delle istituzioni occidentali.
L'attenzione è sulla possibile revisione della condanna a 21 anni, considerata da molti troppo mite, e sulla reazione del premier Starmer che si è detto 'nauseato' dal video. Il caso è trattato come una vicenda giudiziaria in evoluzione, con un esame dell'iter legale e delle richieste di inasprimento della pena.
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