
Il doppio fronte del Canada: Alberta verso il referendum, Quebec osserva e la Germania studia Toronto
Tra spinte secessioniste a ovest e rivalità istituzionali a est, Ottawa affronta una prova di coesione. Intanto la socialdemocrazia tedesca guarda al modello Carney.
Il premier canadese Mark Carney ha incontrato venerdì a Ottawa la premier dell'Alberta Danielle Smith per discutere della fuga di dati degli elettori provinciali, un episodio che ha esacerbato le tensioni tra il governo federale e la provincia più ricca del Paese. L'incontro è avvenuto proprio mentre il movimento separatista Alberta Libera annunciava di aver raccolto oltre trecentomila firme, ben oltre la soglia necessaria per avviare le procedure per un referendum sull'indipendenza previsto per l'autunno. La spinta indipendentista albertana, alimentata da quella che gli analisti di Ottawa chiamano “alienazione occidentale”, non è paragonabile al soberanismo storico del Québec, ma il suo avanzamento rappresenta un precedente che il governo federale non può più ignorare.
La premier Smith, secondo osservatori locali, cavalca il malcontento post-pandemico per consolidare il proprio consenso, mentre a est il dibattito si riaccende per altre ragioni. Il Québec guarda con irritazione alla mossa dell'Ontario, che ha utilizzato l'ipotesi di un futuro referendum indipendentista come argomento per convincere Carney a scegliere Toronto come sede della nuova Banca per la difesa, la sicurezza e la resilienza. I politici quebecchesi, dal ministro Jean Boulet al leader liberale Marc Tanguay, hanno denunciato “argomenti fondati sulla paura”, ma la premier Fréchette ha scelto un silenzio dignitoso, preferendo puntare sulle competenze aerospaziali della provincia.
Intanto, a Toronto si è tenuta la conferenza di una fondazione progressista che ha visto la partecipazione di Lars Klingbeil, vicecancelliere e leader della SPD tedesca. Klingbeil, secondo l'ottica di Berlino, ha osservato con invidia i sondaggi che danno i liberali di Carney saldamente al primo posto, un modello di riscossa per una sinistra che in Germania arranca tra una coalizione logorata e una riforma fiscale osteggiata dai Länder. La stessa espressione “D-Day” usata internamente a Berlino per il vertice tra CDU e SPD riecheggia, ironia della sorte, il linguaggio della crisi.
Il Canada, nel frattempo, si misura con due anime che sembrano allontanarsi: l'Ovest che preme per l'autonomia, l'Est che difende la propria identità. Per l'Italia e l'Europa, il caso canadese offre una lezione: la coesione nazionale non si dà per scontata nemmeno in una federazione stabile, e la tentazione di usare le divisioni altrui come leva diplomatica può rivelarsi un'arma a doppio taglio.
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