
Il presidente insonne: Trump posta immagini di guerra con l’IA e alimenta teorie del complotto
Nella notte, Trump ha condiviso su Truth Social decine di post tra cui fotomontaggi bellici contro l’Iran e attacchi ai rivali politici. La Casa Bianca tace.
Nelle ore in cui in Medio Oriente si cercava di consolidare una fragile tregua, Donald Trump ha scelto di popolare la sua notte insonne su Truth Social con una serie di immagini generate dall’intelligenza artificiale che ritraevano fittizi raid militari americani contro l’Iran. “Bing, Bing, GONE!”, ha scritto a corredo di fotomontaggi che mostravano aerei e navi da guerra in azione, in un crescendo di provocazione che ha immediatamente destato preoccupazione tra gli analisti di Bruxelles e di Pechino. Per l’Europa, che guarda al Medio Oriente come a un vicino instabile da cui dipendono flussi migratori e prezzi energetici, l’ennesimo gesto imprevedibile del tycoon rieletto rappresenta un fattore di rischio difficile da gestire.
Ma l’escalation verbale non si è fermata all’Iran. Nel corso di una maratona notturna durata oltre tre ore, il presidente ha ripostato o condiviso più di cinquanta messaggi – secondo le stime di osservatori di Washington – tornando a cavalcare false teorie sul colpo di Stato ordito da Barack Obama nel 2016, sulle elezioni rubate del 2020 e chiedendo l’arresto degli avversari democratici, da Hillary Clinton a James Comey. Tra i contenuti spiccavano meme autocelebrativi che lo ritraevano sul Monte Rushmore o sulla banconota da cento dollari, con il motto “God Bless Donald Trump” al posto di “In God We Trust”. Non è mancata una vignetta denigratoria contro il governatore dell’Illinois JB Pritzker, messo in scena mentre divora cibo spazzatura. Un flusso che, come osserva la riflessione di alcuni analisti americani, rivela un presidente non solo manipolatore di propaganda ma anche suo recettore passivo, prigioniero di un ecosistema informativo che egli stesso contribuisce ad alimentare.
Questa deriva comunicativa – che i critici hanno ribattezzato “shitposting” – sta diventando un tratto distintivo del secondo mandato, sollevando interrogativi sulla lucidità e sulla tenuta psicofisica del capo della Casa Bianca. A Pechino si guarda con calcolata cautela: un presidente così imprevedibile è insieme un’opportunità e una minaccia, capace di scatenare crisi per calcolo o per mero impulso. Bruxelles, dal canto suo, teme che la deriva autoritaria e la sistematica delegittimazione delle istituzioni democratiche possano indebolire la coesione occidentale proprio mentre l’Ucraina e le sfide commerciali richiederebbero una guida stabile. Per l’Italia, legata a doppio filo alla sicurezza energetica mediorientale e alla tenuta dell’alleanza atlantica, l’ombra di una presidenza sempre più affidata all’umore notturno di un singolo uomo è motivo di preoccupazione concreta.
Il problema non è solo ciò che Trump dice, ma il fatto che dica tutto questo senza freni, in un momento in cui il mondo ha bisogno di segnali di affidabilità. I suoi consiglieri sanno che ogni post può innescare reazioni a catena sui mercati, nei governi stranieri, nelle procure federali. Eppure nessuno, finora, è riuscito a imporre una disciplina. La domanda che resta aperta, per gli analisti di Londra come per quelli di Roma, è se questa bulimia digitale sia il sintomo di una strategia deliberata per destabilizzare il sistema, o piuttosto il segno di una leadership che sta progressivamente perdendo il controllo della propria stessa narrazione. La risposta, verosimilmente, condizionerà le sorti del secondo mandato e gli equilibri di un’alleanza occidentale già messa a dura prova.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
| Stampa russa e CSI | +0.30 | aligned |
La stampa indiana descrive con ironia le notturne sfuriate social di Trump, sottolineando come il presidente pubblichi immagini generate dall’intelligenza artificiale di finti attacchi militari contro l’Iran. L’attenzione è sulla sua ossessione per i social e sulla mancanza di sonno, più che sulle implicazioni geopolitiche. Il tono è di scetticismo divertito verso un leader che sembra incapace di staccare la spina.
La stampa atlantica lancia l’allarme per le teorie cospirative e le immagini belliche pubblicate da Trump a tarda notte, definendole un sintomo di deriva autoritaria. Si sottolinea come il presidente mescoli propaganda e disinformazione, con un’immagine di sé sulla banconota da 100 dollari che sostituisce il motto nazionale. Il tono è di indignazione e urgenza, con il timore che queste uscite notturne minino la stabilità democratica.
La stampa europea continentale analizza con distacco le uscite notturne di Trump, inquadrandole come un fenomeno di comunicazione politica più che una minaccia immediata. Si nota la quantità di post (circa 55 in tre ore) e la loro natura bizzarra, ma si evita il tono allarmistico. L’accento è sulle conseguenze a medio termine per la credibilità degli Stati Uniti e sulla stanchezza degli alleati.
La stampa russa di stato riporta le notturne esternazioni di Trump con una punta di compiacimento, sottolineando come il presidente americano appaia instabile e ossessionato da vecchie teorie del complotto. Si evidenzia il contrasto tra la retorica bellicosa e la realtà di una fragile tregua in Medio Oriente. Il tono è di sottile soddisfazione per le difficoltà interne degli Stati Uniti.
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