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Società e Culturasabato 1 agosto 2026

In nero, con i ritratti di Khamenei, i pellegrini iraniani affollano l'Iraq per il primo Arbaeen dopo la guerra

Milioni di fedeli sciiti si recano a Karbala in un pellegrinaggio segnato dal conflitto, dalla scomparsa della Guida Suprema e da un rinnovato senso di martirio.

Sotto un sole implacabile, vestiti di nero e stringendo i ritratti della loro Guida Suprema uccisa, Ali Khamenei, i pellegrini iraniani attraversano il confine con l'Iraq. Alcuni calpestano un'immagine del presidente americano Donald Trump, altri alzano i pugni o mostrano il segno della vittoria. Al valico di al-Zurbatiyah, grandi ventilatori spruzzano nebbia per rinfrescare la folla, mentre i volti di Khamenei, del figlio e successore Mujtaba e di altri comandanti uccisi tappezzano il percorso. È il primo Arbaeen dopo la guerra scatenata dall'attacco americano-israeliano contro l'Iran lo scorso 28 febbraio, un conflitto che ha ucciso la Guida Suprema e riportato l'Iraq nell'orbita dello scontro regionale.

Amir, un autista di pick-up di 55 anni, partecipa alle cerimonie dell'Arbaeen in Iraq da anni, ma dice che questa volta è diverso. «Siamo in guerra. Gli Stati Uniti ci stanno attaccando... eppure questa folla che vedete ha lasciato tutto alle spalle», racconta, lamentando le sofferenze dell'economia iraniana ma promettendo resistenza «anche a pane secco». Fatemeh Moradi, 52 anni, ha perso molti parenti durante il conflitto, ma per lei «il martirio è motivo di orgoglio». Compie il pellegrinaggio «a nome del nostro leader martire e di tutti i martiri». Hamed Kameli, elettricista di Qom, è a Karbala per la prima volta dopo sette anni: «A causa dell'aggressione contro il mio Paese, la nostra presenza qui è molto diversa. Non abbandoneremo mai il nostro Paese... vendicheremo il nostro leader».

L'Arbaeen, che in arabo significa quaranta, segna il quarantesimo giorno di lutto per il martirio dell'Imam Hussein, nipote del Profeta Maometto e figura fondante dell'Islam sciita, ucciso nella battaglia di Karbala nel 680. È uno dei più grandi raduni religiosi al mondo, con milioni di fedeli che ogni anno si recano in Iraq per visitare la città santa dove Hussein e suo fratello Abbas sono sepolti. Quest'anno, la dimensione spirituale si intreccia in modo inestricabile con quella politica: lungo i percorsi sventolano bandiere iraniane e si innalzano slogan a sostegno della Repubblica Islamica e del cosiddetto «asse della resistenza». I resti di Khamenei, ucciso nei primi attacchi, erano stati portati in processione a Karbala e Najaf, dove folle immense lo avevano pianto, prima della sepoltura a Mashhad.

Secondo le autorità irachene, finora circa 3,5 milioni di pellegrini stranieri sono entrati nel Paese. Al valico di Mehran, il più affollato, quasi due milioni di persone hanno attraversato il confine dall'inizio del mese di Safar, con 2,4 milioni di registrati e circa 500.000 già rientrati in Iran. Il portavoce del quartier generale dell'Arbaeen nella provincia di Ilam, Taji al-Din Salhiyan, ha riferito che nelle ultime ventiquattr'ore si sono registrati oltre 266.000 movimenti, tra cui 160.000 arrivi di visitatori iraniani e più di 2.000 stranieri. Lungo le strade, decine di mawakib – le tende di servizio – offrono cibo, acqua, riparo e assistenza medica gratuita, in uno sforzo logistico che coinvolge sia le autorità irachene sia quelle iraniane.

Tra i pellegrini, il dolore si mescola all'orgoglio. «Il martirio è motivo di orgoglio», ripete Fatemeh. I volti di Khamenei, di Qassem Soleimani, di Abu Mahdi al-Muhandis e di Hassan Nasrallah accompagnano il cammino, mentre alcuni fedeli intonano canti di vendetta. La nebbia dei ventilatori continua a rinfrescare l'aria rovente, ma non può dissolvere il peso di un lutto che si fa processione, memoria e promessa.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Devozione religiosa vs. minaccia geopolitica
57%Alta
3 blocchi · posizioni da −0.60 a +0.80
Critici, focus su sicurezzaCelebrativi, revanscisti
IRNALMATL
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa iraniana e affini+0.80aligned
Stampa arabo levante-Maghreb0.00neutral
Stampa atlantica / anglosfera−0.60critical
Stampa iraniana e affini+0.80
Voce

Noi, la nazione iraniana, marciamo con bandiere rosse per vendicare il nostro leader martirizzato, mostrando al mondo la nostra incrollabile devozione e forza.

Meccanismotrionfalismo revanscista

Trasformando il pellegrinaggio in un atto diretto di vendetta e lealtà alla Guida Suprema, la narrazione fonde un rito religioso con una dimostrazione politica, unendo fede e ideologia di Stato.

Omissione

Viene omesso il contesto bellico regionale e le implicazioni politiche del pellegrinaggio, presentando l'evento come puramente spirituale.

TrionfoRevanscismo
Stampa arabo levante-Maghreb0.00
Voce

Descriviamo l'Arbaeen con un misto di cronaca spirituale e analisi geopolitica, notando sia la devozione religiosa che le tensioni politiche che accompagnano l'evento di quest'anno.

Meccanismocontestualizzazione selettiva

Giustapponendo resoconti neutrali sui servizi ai pellegrini con un articolo separato che evidenzia la guerra e la politicizzazione, il blocco permette al lettore di vedere il pellegrinaggio sia come tradizione sacra che come potenziale punto di infiammabilità.

Omissione

Le azioni apertamente politiche e conflittuali dei pellegrini (calpestare il ritratto di Trump, intonare slogan) vengono attenuate o omesse, mantenendo un focus su aspetti religiosi e logistici.

DistaccoScetticismoVoci divise
Stampa atlantica / anglosfera−0.60
Voce

Osserviamo pellegrini iraniani che entrano in Iraq all'ombra della guerra, portando ritratti di un leader ucciso e compiendo atti provocatori, segnalando una nuova fase di tensione regionale.

Meccanismoallarmismo securitario

Evidenziando i simboli visivi di vendetta e i recenti attacchi bellici, la narrazione inquadra un pellegrinaggio religioso come una minaccia alla sicurezza e una dichiarazione politica, usando immagini drammatiche per creare urgenza.

Omissione

La portata della devozione religiosa pacifica e le vaste reti di servizi forniti dalle comunità irachene e iraniane vengono omesse, presentando una visione ristretta incentrata sulla sicurezza.

AllarmeIndignazione
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sabato 1 agosto 2026

In nero, con i ritratti di Khamenei, i pellegrini iraniani affollano l'Iraq per il primo Arbaeen dopo la guerra

Milioni di fedeli sciiti si recano a Karbala in un pellegrinaggio segnato dal conflitto, dalla scomparsa della Guida Suprema e da un rinnovato senso di martirio.

Sotto un sole implacabile, vestiti di nero e stringendo i ritratti della loro Guida Suprema uccisa, Ali Khamenei, i pellegrini iraniani attraversano il confine con l'Iraq. Alcuni calpestano un'immagine del presidente americano Donald Trump, altri alzano i pugni o mostrano il segno della vittoria. Al valico di al-Zurbatiyah, grandi ventilatori spruzzano nebbia per rinfrescare la folla, mentre i volti di Khamenei, del figlio e successore Mujtaba e di altri comandanti uccisi tappezzano il percorso. È il primo Arbaeen dopo la guerra scatenata dall'attacco americano-israeliano contro l'Iran lo scorso 28 febbraio, un conflitto che ha ucciso la Guida Suprema e riportato l'Iraq nell'orbita dello scontro regionale.

Amir, un autista di pick-up di 55 anni, partecipa alle cerimonie dell'Arbaeen in Iraq da anni, ma dice che questa volta è diverso. «Siamo in guerra. Gli Stati Uniti ci stanno attaccando... eppure questa folla che vedete ha lasciato tutto alle spalle», racconta, lamentando le sofferenze dell'economia iraniana ma promettendo resistenza «anche a pane secco». Fatemeh Moradi, 52 anni, ha perso molti parenti durante il conflitto, ma per lei «il martirio è motivo di orgoglio». Compie il pellegrinaggio «a nome del nostro leader martire e di tutti i martiri». Hamed Kameli, elettricista di Qom, è a Karbala per la prima volta dopo sette anni: «A causa dell'aggressione contro il mio Paese, la nostra presenza qui è molto diversa. Non abbandoneremo mai il nostro Paese... vendicheremo il nostro leader».

L'Arbaeen, che in arabo significa quaranta, segna il quarantesimo giorno di lutto per il martirio dell'Imam Hussein, nipote del Profeta Maometto e figura fondante dell'Islam sciita, ucciso nella battaglia di Karbala nel 680. È uno dei più grandi raduni religiosi al mondo, con milioni di fedeli che ogni anno si recano in Iraq per visitare la città santa dove Hussein e suo fratello Abbas sono sepolti. Quest'anno, la dimensione spirituale si intreccia in modo inestricabile con quella politica: lungo i percorsi sventolano bandiere iraniane e si innalzano slogan a sostegno della Repubblica Islamica e del cosiddetto «asse della resistenza». I resti di Khamenei, ucciso nei primi attacchi, erano stati portati in processione a Karbala e Najaf, dove folle immense lo avevano pianto, prima della sepoltura a Mashhad.

Secondo le autorità irachene, finora circa 3,5 milioni di pellegrini stranieri sono entrati nel Paese. Al valico di Mehran, il più affollato, quasi due milioni di persone hanno attraversato il confine dall'inizio del mese di Safar, con 2,4 milioni di registrati e circa 500.000 già rientrati in Iran. Il portavoce del quartier generale dell'Arbaeen nella provincia di Ilam, Taji al-Din Salhiyan, ha riferito che nelle ultime ventiquattr'ore si sono registrati oltre 266.000 movimenti, tra cui 160.000 arrivi di visitatori iraniani e più di 2.000 stranieri. Lungo le strade, decine di mawakib – le tende di servizio – offrono cibo, acqua, riparo e assistenza medica gratuita, in uno sforzo logistico che coinvolge sia le autorità irachene sia quelle iraniane.

Tra i pellegrini, il dolore si mescola all'orgoglio. «Il martirio è motivo di orgoglio», ripete Fatemeh. I volti di Khamenei, di Qassem Soleimani, di Abu Mahdi al-Muhandis e di Hassan Nasrallah accompagnano il cammino, mentre alcuni fedeli intonano canti di vendetta. La nebbia dei ventilatori continua a rinfrescare l'aria rovente, ma non può dissolvere il peso di un lutto che si fa processione, memoria e promessa.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Devozione religiosa vs. minaccia geopolitica
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Critici, focus su sicurezzaCelebrativi, revanscisti
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Divergenza tra blocchi di stampa
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Noi, la nazione iraniana, marciamo con bandiere rosse per vendicare il nostro leader martirizzato, mostrando al mondo la nostra incrollabile devozione e forza.

Meccanismotrionfalismo revanscista

Trasformando il pellegrinaggio in un atto diretto di vendetta e lealtà alla Guida Suprema, la narrazione fonde un rito religioso con una dimostrazione politica, unendo fede e ideologia di Stato.

Omissione

Viene omesso il contesto bellico regionale e le implicazioni politiche del pellegrinaggio, presentando l'evento come puramente spirituale.

TrionfoRevanscismo
Stampa arabo levante-Maghreb0.00
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Descriviamo l'Arbaeen con un misto di cronaca spirituale e analisi geopolitica, notando sia la devozione religiosa che le tensioni politiche che accompagnano l'evento di quest'anno.

Meccanismocontestualizzazione selettiva

Giustapponendo resoconti neutrali sui servizi ai pellegrini con un articolo separato che evidenzia la guerra e la politicizzazione, il blocco permette al lettore di vedere il pellegrinaggio sia come tradizione sacra che come potenziale punto di infiammabilità.

Omissione

Le azioni apertamente politiche e conflittuali dei pellegrini (calpestare il ritratto di Trump, intonare slogan) vengono attenuate o omesse, mantenendo un focus su aspetti religiosi e logistici.

DistaccoScetticismoVoci divise
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Osserviamo pellegrini iraniani che entrano in Iraq all'ombra della guerra, portando ritratti di un leader ucciso e compiendo atti provocatori, segnalando una nuova fase di tensione regionale.

Meccanismoallarmismo securitario

Evidenziando i simboli visivi di vendetta e i recenti attacchi bellici, la narrazione inquadra un pellegrinaggio religioso come una minaccia alla sicurezza e una dichiarazione politica, usando immagini drammatiche per creare urgenza.

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