
Nove atenei russi hanno già riscritto i programmi per la nuova università post‑Bologna
Il ministero annuncia 42.400 posti finanziati per il 2026 e 581 nuovi corsi, mentre il sistema a tre livelli sostituisce la vecchia coppia triennale‑magistrale.
In Russia la stagione delle iscrizioni universitarie si apre con un annuncio preciso: 42.400 posti finanziati dallo Stato destinati ai 17 atenei del progetto pilota per la nuova architettura dell'istruzione superiore. Il dato, diffuso il primo agosto dal ministro Valerij Fal'kov, segna un'accelerazione nella transizione avviata nel 2023.
L'annuncio certifica che nove dei diciassette istituti coinvolti hanno già completamente riorganizzato i propri programmi, portando a 581 i nuovi percorsi formativi. Tra i pionieri figurano il Moscow Aviation Institute, il MISIS, il Moscow Pedagogical State University, il Baltic Federal University, il St. Petersburg Mining University e il Tomsk State University – i sei atenei originari del progetto, ai quali da gennaio 2026 se ne sono aggiunti undici.
La riforma segna l'addio al sistema di Bologna, adottato dalla Russia nel 2003 e abbandonato nel 2022. Al posto della coppia triennale‑magistrale prende forma una struttura a tre livelli: base (da quattro a sei anni), specializzato (da uno a tre) e dottorato. Secondo il ministero, l'obiettivo è rafforzare il legame con il mercato del lavoro e garantire flessibilità pur mantenendo un nucleo fondamentale obbligatorio.
L'interesse di studenti e datori di lavoro, ha sottolineato Fal'kov, è cresciuto sensibilmente da quando il progetto è stato esteso. Dal 2023 al 2025 oltre 33.500 persone si sono iscritte ai programmi pilota. Il passaggio completo è previsto entro tre anni, con alcuni gruppi di specialità che avvieranno la transizione solo dal 2027.
I rettori degli atenei coinvolti si dicono fiduciosi di coprire tutti i posti disponibili. Mentre i nuovi studenti si apprestano a compilare le domande, il sistema universitario russo si prepara a un percorso che, nelle intenzioni, dovrebbe saldare la tradizione di formazione specialistica con le esigenze di un'economia in cerca di tecnici e ingegneri. Al centro resta la domanda su cosa significhi, per un giovane russo, studiare in un'università che non segue più i canoni europei.
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