
Iran smentisce Washington: nessuna nuova concessione sugli ispettori dell’Aiea
Dopo il primo round di colloqui in Svizzera, Teheran nega di aver accettato il ritorno dei verificatori nucleari, mentre gli Stati Uniti rivendicano un’apertura come primo passo verso la denuclearizzazione.
Il primo round di colloqui tecnici tra Stati Uniti e Iran, conclusosi lunedì al resort di Bürgenstock, in Svizzera, ha prodotto una divaricazione immediata e profonda sulla questione più delicata: l’accesso degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ai siti nucleari iraniani. Il vicepresidente americano JD Vance, lasciando la sede negoziale, ha annunciato che Teheran avrebbe acconsentito a far rientrare i verificatori «per la prima volta dopo molto tempo», definendo l’intesa «una pietra miliare» verso la fine permanente del programma nucleare militare iraniano. Il presidente Donald Trump ha rincarato la dose su Truth Social, sostenendo che l’Iran accetterà ispezioni «per garantire l’onestà nucleare». Poche ore dopo, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha smentito seccamente: «Nessun nuovo impegno è stato assunto», e la cooperazione con l’Aiea proseguirà soltanto «secondo le procedure esistenti», in conformità con gli accordi di salvaguardia e le decisioni del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale.
La distanza tra le due narrazioni non è solo diplomatica. Da Washington, l’amministrazione presenta l’apertura iraniana come il frutto immediato del memorandum d’intesa in 14 punti firmato a distanza la scorsa settimana, che ha aperto una finestra negoziale di 60 giorni per risolvere il contenzioso nucleare, gli embarghi e i conflitti regionali. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha collegato esplicitamente la concessione di una licenza di 60 giorni per l’export petrolifero iraniano proprio all’impegno di Teheran sulle ispezioni e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. Secondo fonti iraniane, invece, durante le 18 ore di colloqui non si è affatto discusso di nucleare, e l’eventuale accesso ai siti danneggiati dai bombardamenti americani del giugno 2025 – che da allora sono preclusi all’Aiea – dipenderà da un meccanismo da definire solo nell’accordo finale.
La posta in gioco è resa più complessa dal fronte interno iraniano. L’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, ha bollato le affermazioni americane come «molto dannose» e ha ricordato che l’arrivo di ispettori violerebbe il memorandum d’intesa, facendo crollare la «ambiguità nucleare» che finora ha frenato – secondo questa lettura – eventuali avventure militari statunitensi. La stessa agenzia ha definito gli ispettori dell’Aiea «soldati a piedi dell’America», citando un’audizione al Senato di Washington. La legge approvata dal parlamento iraniano nell’estate 2025, dopo gli attacchi alle infrastrutture nucleari, sospende infatti la cooperazione e le ispezioni, e solo il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale può autorizzare deroghe, come già avviene per la centrale di Bushehr, ispezionata di recente durante il rifornimento di combustibile fornito dalla Russia.
Il dossier si inserisce in un quadro regionale più ampio. Il memorandum prevede la fine immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano, la rimozione del blocco navale contro l’Iran e un piano di ricostruzione da almeno 300 miliardi di dollari. Tuttavia, Teheran ha annunciato sabato la chiusura dello Stretto di Hormuz in risposta ai raid israeliani in Libano, mossa smentita da Washington ma che ha comunque ridotto il traffico di petroliere. I team tecnici restano in Svizzera per proseguire i negoziati; un’intesa definitiva, se raggiunta, dovrà conciliare le richieste di verifica americane con i vincoli legislativi e le divisioni interne iraniane, mentre l’Europa e l’Italia, fortemente dipendenti dalla stabilità del Golfo e dalla tenuta del mercato energetico, osservano con attenzione i prossimi passi.
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | +0.20 | neutral |
L'Iran ribadisce la sua costante cooperazione con l'AIEA e respinge ogni suggerimento di nuovi obblighi, inquadrando l'affermazione statunitense come una distorsione.
Sottolineando che la cooperazione è in corso e invariata, la narrazione indebolisce l'affermazione statunitense di un nuovo accordo, facendola apparire come un'asserzione falsa o esagerata.
Il blocco omette l'istituzione della linea diretta di Hormuz e il quadro negoziale più ampio, che indicherebbero un certo progresso diplomatico.
Stati Uniti e Iran hanno concordato una linea diretta per prevenire incomprensioni, un passo pragmatico che istituzionalizza la gestione della crisi e segnala progressi nei negoziati.
Concentrandosi su un meccanismo concreto e cooperativo (la linea diretta), la narrazione sposta l'attenzione dalla contestata affermazione sulle ispezioni a un risultato tangibile, suggerendo che i negoziati stanno avanzando.
Il blocco omette la negazione esplicita dell'Iran di nuovi impegni riguardanti le ispezioni dell'AIEA, che metterebbe in dubbio il significato della linea diretta come segno di un accordo più ampio.
Allarga lo sguardo
Dazi USA del 15% sul polisilicio: la mossa di Trump per contrastare il dominio cinese
4 lingue · 16 testate
Da TechnologyAmazon finanzia in Texas un impianto a gas da 7,65 GW per i data center
2 lingue · 8 testate
Da Science & HealthHunter Biden: il cancro alla prostata di Joe Biden si è esteso, condizione 'molto dolorosa'
10 lingue · 54 testate