
Iraq e Siria firmano accordo per riattivare oleodotto strategico, con il sostegno degli Stati Uniti
L'intesa, siglata a Washington durante la visita del premier iracheno, mira a diversificare le rotte di esportazione del greggio e a ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz.
Iraq e Siria hanno firmato un accordo per riabilitare lo storico oleodotto Kirkuk-Baniyas, risalente al 1952 e danneggiato durante l'invasione americana del 2003. La cerimonia si è svolta presso la Camera di Commercio degli Stati Uniti a Washington, alla presenza del primo ministro iracheno Ali al-Zaidy, in visita ufficiale. Il Dipartimento di Stato americano ha accolto con favore l'intesa, definendo il progetto un'infrastruttura prioritaria e strategicamente rilevante per collegare la produzione petrolifera irachena ai mercati del Mediterraneo e oltre.
L'accordo si inserisce in un pacchetto di intese del valore complessivo di circa 60 miliardi di dollari, siglato tra aziende statunitensi e controparti irachene. Tra i firmatari figurano colossi energetici come Chevron, ConocoPhillips e HKN Energy, con contratti per lo sviluppo di giacimenti e la realizzazione di nuove condotte. L'obiettivo primario è creare rotte alternative all'esportazione del greggio, aggirando lo Stretto di Hormuz, via d'acqua strategica che l'Iran ha ripetutamente minacciato di chiudere. Secondo l'inviato speciale americano Tom Barak, la capacità dell'oleodotto potrà raggiungere i 2,5 milioni di barili al giorno, mentre è prevista anche la costruzione di un nuovo tratto da Bassora a Kirkuk per convogliare il petrolio dei campi meridionali.
Dal punto di vista regionale, l'iniziativa rafforza la cooperazione tra Baghdad e Washington in un momento di forti tensioni con Teheran. Barak ha sottolineato come il conflitto tra Stati Uniti e Iran abbia generato incertezza, ma abbia anche posto l'Iraq in prima linea in una nuova alleanza di sicurezza strategica. La diversificazione delle vie di esportazione riduce la vulnerabilità irachena a eventuali blocchi navali e consolida il ruolo del paese come snodo energetico alternativo.
La visita di al-Zaidy, la prima all'estero da premier, ha avuto un forte significato politico: fonti riferiscono che l'Iran avrebbe esercitato pressioni affinché non si recasse a Washington, ma il leader iracheno ha scelto comunque di incontrare il presidente Donald Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Oltre al settore energetico, gli accordi coprono tecnologia, comunicazioni e infrastrutture, con la partecipazione di aziende come Cisco, JPMorgan e Starlink, a testimonianza di un riposizionamento strategico dell'Iraq nello scacchiere mediorientale.
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Le testate di questo blocco denunciano le aggressioni americane e israeliane contro l'Iran e la Resistenza, presentandole come ingiustificate e criminali. La narrazione si concentra sulla resilienza delle forze iraniane e sulla loro capacità di rispondere, celebrando ogni azione come un atto di difesa legittima. L'accordo sull'oleodotto tra Iraq e Siria con sostegno USA non viene menzionato, ma il tono generale è di sfiducia verso le iniziative statunitensi nella regione.
La copertura si concentra su minacce alla sicurezza, come le attività iraniane e le accuse di spionaggio, inquadrandole in una cornice di contrapposizione tra Iran e Occidente. L'accordo sull'oleodotto non viene trattato, ma emerge un atteggiamento di cautela verso qualsiasi iniziativa che coinvolga paesi come l'Iran, visti come attori destabilizzanti.
Le testate della diaspora iraniana condannano duramente il regime di Teheran, evidenziando le esecuzioni e la repressione. L'accordo sull'oleodotto Iraq-Siria non viene coperto, ma il blocco critica ogni coinvolgimento internazionale che possa legittimare il regime, considerandolo un pericolo per la stabilità regionale.
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