
Israele intercetta la flottiglia per Gaza nel Mediterraneo: sequestrati 175 attivisti, tra cui 24 italiani
È accaduto a oltre novecento chilometri dalle coste di Gaza, in acque internazionali a sud di Creta, laddove il Mediterraneo è ancora giurisdizione europea e il diritto del mare dovrebbe proteggere la navigazione civile. Nella notte tra mercoledì e giovedì, la marina israeliana ha abbordato decine di imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, una flottiglia umanitaria partita da Barcellona, Marsiglia e Siracusa con l'obiettivo dichiarato di rompere il blocco navale sulla Striscia. Secondo il ministero degli Esteri israeliano, circa 175 attivisti provenienti da oltre venti barche sono stati fermati e trasferiti pacificamente verso Israele.
Gli organizzatori parlano invece di 211 „rapiti“ e denunciano un atto di pirateria: i militari avrebbero danneggiato motori e apparati di comunicazione, lasciando alcune imbarcazioni alla deriva mentre una tempesta si avvicinava. Tra i sequestrati figurano 24 cittadini italiani, una trentina di spagnoli, quindici francesi, sei australiani, due canadesi e almeno una consigliera comunale di Parigi. Il governo di Giorgia Meloni ha condannato senza ambiguità l’operazione, definendola „illegale“ e chiedendo il rilascio immediato dei connazionali.
Anche Berlino si è associata alla protesta, mentre il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha liquidato la missione come una „provocazione“ e una messinscena, mostrando persino un video in cui si vedrebbero profilattici e sostanze sospette a bordo. Ma la portata dell’intervento – avvenuto in acque di responsabilità greca, a migliaia di chilometri dal conflitto – ha suscitato reazioni ben oltre l’Europa. Doha e Ankara hanno parlato di „violazione flagrante del diritto internazionale“, mentre l’Australia segue con apprensione la sorte dei suoi cittadini.
La Farnesina ha convocato la rappresentante diplomatica israeliana a Madrid e a Roma, e le opposizioni italiane chiedono un’informativa urgente in Parlamento. La vicenda segna un salto di scala nelle tensioni tra Israele e le organizzazioni della società civile: non si tratta più di intercettare barche alle porte di Gaza, ma di estendere il controllo militare a tutto il Mediterraneo orientale. Per l’Unione europea, che aveva garantito corridoi marittimi per gli aiuti, la sfida è duplice: difendere la libertà di navigazione e insieme preservare un dialogo già logoro con Tel Aviv.
Il destino degli attivisti – che secondo Sa’ar sbarcheranno presto in Grecia – sarà il primo banco di prova di una crisi destinata a lasciare il segno.
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