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Economia e Mercatimercoledì 6 maggio 2026

L’America paga il prezzo della guerra: benzina aumentata del 50% da quando è iniziato il conflitto con l’Iran

Negli Stati Uniti il prezzo medio del gallone di benzina ha superato i 4,48 dollari, con punte di 10 in California. La chiusura di Ormuz aggrava la crisi.

Il prezzo della benzina negli Stati Uniti ha toccato una quota che non si vedeva da mesi: 4,48 dollari al gallone, con un incremento del 50 per cento rispetto al periodo precedente l’inizio della guerra con l’Iran. L’ultimo rincaro, pari a 31 centesimi in una sola settimana, ha colpito duramente i consumatori americani, come documenta la American Automobile Association. Sulla costa occidentale la situazione è ancora più drammatica: in California il prezzo medio ha superato i 6 dollari, e in alcune stazioni di servizio della contea di Mono si arriva addirittura a 10 dollari al gallone, una cifra che fino a pochi mesi fa appariva inimmaginabile.

Il divario rispetto al resto del Paese è spiegato in parte dalle tasse statali più alte e da una raffinazione locale insufficiente, ma la causa principale è la crisi energetica globale innescata dal conflitto in Medio Oriente e, in particolare, dalla chiusura dello Stretto di Ormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. L’impatto sulla mobilità quotidiana degli americani è immediato, ma le conseguenze si avvertono anche in Europa. Per l’Italia, che importa una quota significativa di greggio via mare, il blocco dello Stretto rappresenta una minaccia concreta alla sicurezza energetica, già messa a dura prova dalla volatilità dei mercati.

Da Bruxelles si segue con apprensione l’escalation, mentre gli analisti sottolineano che senza una rapida de-escalation diplomatica i prezzi potrebbero continuare a salire, alimentando pressioni inflazionistiche e tensioni sociali. Con l’estate alle porte e la stagione dei viaggi, l’amministrazione americana cerca soluzioni, ma l’ombra del conflitto si allunga su ogni scelta politica.

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mercoledì 6 maggio 2026

L’America paga il prezzo della guerra: benzina aumentata del 50% da quando è iniziato il conflitto con l’Iran

Negli Stati Uniti il prezzo medio del gallone di benzina ha superato i 4,48 dollari, con punte di 10 in California. La chiusura di Ormuz aggrava la crisi.

Il prezzo della benzina negli Stati Uniti ha toccato una quota che non si vedeva da mesi: 4,48 dollari al gallone, con un incremento del 50 per cento rispetto al periodo precedente l’inizio della guerra con l’Iran. L’ultimo rincaro, pari a 31 centesimi in una sola settimana, ha colpito duramente i consumatori americani, come documenta la American Automobile Association. Sulla costa occidentale la situazione è ancora più drammatica: in California il prezzo medio ha superato i 6 dollari, e in alcune stazioni di servizio della contea di Mono si arriva addirittura a 10 dollari al gallone, una cifra che fino a pochi mesi fa appariva inimmaginabile.

Il divario rispetto al resto del Paese è spiegato in parte dalle tasse statali più alte e da una raffinazione locale insufficiente, ma la causa principale è la crisi energetica globale innescata dal conflitto in Medio Oriente e, in particolare, dalla chiusura dello Stretto di Ormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. L’impatto sulla mobilità quotidiana degli americani è immediato, ma le conseguenze si avvertono anche in Europa. Per l’Italia, che importa una quota significativa di greggio via mare, il blocco dello Stretto rappresenta una minaccia concreta alla sicurezza energetica, già messa a dura prova dalla volatilità dei mercati.

Da Bruxelles si segue con apprensione l’escalation, mentre gli analisti sottolineano che senza una rapida de-escalation diplomatica i prezzi potrebbero continuare a salire, alimentando pressioni inflazionistiche e tensioni sociali. Con l’estate alle porte e la stagione dei viaggi, l’amministrazione americana cerca soluzioni, ma l’ombra del conflitto si allunga su ogni scelta politica.

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