
L’Ue chiama i talebani a Bruxelles per rimpatriare gli afghani
La Commissione europea invita il regime di Kabul a colloqui tecnici per favorire le deportazioni, nonostante la crisi umanitaria.
Per la prima volta dalla presa del potere, i talebani siederanno a un tavolo nella capitale europea. La Commissione, insieme al ministero dell’Interno svedese, ha formalmente invitato le autorità afghane a un incontro tecnico a Bruxelles. L’obiettivo, stando a quanto riferito da Bruxelles, è trovare soluzioni operative per rimpatriare i cittadini afghani che non hanno diritto di rimanere nell’Unione e che vengono considerati una minaccia per la sicurezza. La richiesta è stata avanzata da una ventina di Stati membri, segno di una crescente pressione politica per inasprire le politiche migratorie.
La mossa europea si inserisce in un quadro regionale già esplosivo. Da un lato, il Pakistan e l’Iran hanno accelerato i rimpatri forzati verso un Afghanistan già devastato da terremoti, alluvioni e povertà estrema. Dall’altro, l’Ue non ha mai riconosciuto il regime talebano, e il semplice invito a un dialogo suscita interrogativi sul rischio di una legittimazione de facto. Le organizzazioni umanitarie, come l’International Rescue Committee, mettono in guardia: deportare milioni di persone in un paese dove metà della popolazione non riesce a sfamarsi non è politica migratoria, ma una condanna a morte. Per le ragazze afghane, poi, il ritorno significa finire in un sistema che nega loro l’istruzione e la libertà di uscire di casa.
Per l’Italia e l’Europa, la questione è doppiamente spinosa. Da un lato, il nostro paese è stato tra le principali destinazioni dei flussi afghani dopo il 2021; dall’altro, la linea dura voluta da molti governi rischia di entrare in conflitto con i principi di protezione internazionale. Secondo gli analisti di Bruxelles, il vertice tecnico potrebbe aprire la strada a una cooperazione più stabile con Kabul, ma al prezzo di normalizzare un regime che viola sistematicamente i diritti umani. Il paradosso è evidente: per accelerare i rimpatri, l’Unione è disposta a dialogare con chi ha cancellato ogni conquista civile delle donne afghane.
Lo scenario che si delinea è quello di un equilibrio precario tra realismo politico e coerenza valoriale. Se da un lato l’Ue cerca di rispondere alle pressioni interne per ridurre i flussi, dall’altro rischia di trasformare un incontro tecnico in un precedente diplomatico difficile da gestire. Le prossime settimane diranno se il confronto resterà confinato al tema delle deportazioni o se diventerà un primo, controverso passo verso un dialogo politico più ampio. Quel che è certo è che, mentre si discute a Bruxelles, in Afghanistan milioni di persone continuano a tornare in un paese che non ha più nulla da offrire loro.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
L'Unione Europea, pur di accelerare le deportazioni, invita i talebani a Bruxelles, legittimando di fatto un regime che calpesta i diritti umani. Milioni di afghani, già provati da terremoti e alluvioni, rischiano di essere rispediti in un paese senza case né futuro, dove le ragazze non possono uscire di casa. La mossa è vista come un cedimento etico in cambio di una politica migratoria sempre più dura.
La Commissione Europea ha confermato di aver invitato i rappresentanti talebani a Bruxelles per colloqui tecnici sulla deportazione dei migranti afghani. La notizia viene riportata in modo asciutto, senza commenti moraleggianti, sottolineando la conferma ufficiale del portavoce dell'esecutivo UE. L'iniziativa è presentata come un normale passo diplomatico, non come una controversia etica.
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