
L’attacco iraniano a Fujairah ferisce tre indiani: Modi condanna, tensione sullo Stretto di Hormuz
New Delhi definisce “inaccettabile” il bombardamento di un’area industriale negli Emirati. Tre cittadini indiani feriti. L’ombra dello Stretto di Hormuz.
Tre cittadini indiani sono rimasti feriti lunedì in un attacco con drone contro la zona petrolifera di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. L’incidente, che le autorità emiratine hanno attribuito a Teheran, segna un pericoloso salto di qualità nelle tensioni che attraversano il Golfo. Il premier indiano Narendra Modi ha rotto il silenzio con una dichiarazione secca: “Colpire civili e infrastrutture è inaccettabile”. New Delhi ha subito espresso piena solidarietà agli Emirati, rinnovando l’appello a un “cessate il fuoco immediato” e al ritorno al dialogo diplomatico.
La scelta di Fujairah non è casuale. Il porto sull’Oceano Indiano, snodo cruciale per le esportazioni petrolifere della regione, si trova a poche miglia dallo Stretto di Hormuz, strettoia vitale per il traffico energetico mondiale. Modi lo ha ricordato con chiarezza: garantire la navigazione libera e sicura in quelle acque è “essenziale per la pace regionale, la stabilità e la sicurezza energetica globale”. Parole che risuonano con forza a Bruxelles e nelle cancellerie europee, dove l’Italia segue con apprensione ogni scricchiolio in un’area da cui dipende una parte consistente del proprio approvvigionamento di greggio.
L’attacco arriva in un momento di equilibri fragili. Proprio nelle stesse ore, fonti diplomatiche davano per operativo un cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran, accordo che Khaleej Times descriveva ormai in vigore. Se confermato, l’incidente di Fujairah ne mina alla base la tenuta, riaccendendo lo spettro di una escalation che nessuno, a cominciare da Pechino – primo importatore mondiale di greggio – può permettersi.
La reazione indiana, oltre alla condanna, ha tracciato una linea netta. Il ministero degli Esteri ha definito l’azione “inaccettabile” e ha chiesto la “cessazione immediata delle ostilità che prendono di mira civili e infrastrutture”. Ma l’accento è caduto soprattutto sulla necessità di “dialogo e diplomazia” come unica via per restituire stabilità al Medio Oriente. Una posizione che riflette la duplice identità di Nuova Delhi: vicina agli Emirati, con cui ha legami economici e strategici sempre più fitti, ma anche impegnata a mantenere canali aperti con Teheran.
Da Teheran, per ora, nessuna rivendicazione ufficiale, mentre gli osservatori internazionali si interrogano sul significato di un’azione così mirata in un frangente diplomatico già incandescente. L’ombra dello Stretto di Hormuz continua a proiettarsi su un quadrante dove il minimo errore di calcolo può trasformarsi in crisi globale. L’Italia e l’Europa, nel loro ruolo di mediatori e consumatori energetici, non possono permettersi di assistere inerti.
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