
L’India in ginocchio per il caldo fuori stagione: 45 gradi ad aprile, un monito per il pianeta
Il termometro di Prayagraj, nel cuore dell’Uttar Pradesh, ha toccato 45,2 gradi centigradi in un pomeriggio di aprile che ha sconvolto ogni statistica. Non è un picco isolato: l’intera fascia settentrionale del subcontinente brucia sotto un’ondata di calore così precoce e intensa che i servizi meteorologici di Nuova Delhi hanno diramato allerta per quaranta distretti del solo Uttar Pradesh, estendendo l’avviso a Rajasthan, Punjab, Haryana, Madhya Pradesh e alla capitale. Le temperature notturne, anormalmente elevate, impediscono al corpo di recuperare, trasformando le città in trappole termiche già respirate da milioni di persone.
La cosa che più inquieta gli analisi climatici indiani non è il valore assoluto, ma il calendario. Aprile, tradizionalmente mese di transizione, si sta comportando come un maggio inoltrato. È mancata, quest’anno, la consueta sequenza di perturbazioni occidentali – quelle correnti atlantiche che, aggirando l’Himalaya, portano sollievo e temporali pre-monsonici. Senza di esse, l’aria rovente ha ristagnato sulla pianura indogangetica, cuore agricolo e demografico del Paese. Le autorità di Nuova Delhi hanno già messo in campo piani di emergenza sanitaria, ben sapendo che le ondate di calore rappresentano una delle prime cause di mortalità ambientale nella regione.
Dall’altra sponda dell’oceano, gli osservatori di Bruxelles e dei centri europei sul clima guardano a queste cifre con un misto di apprensione e di riconoscimento. L’anticipo del grande caldo asiatico non è una curiosità meteorologica remota: è un segnale coerente con i modelli che prevedono un’estate mediterranea più calda del normale, con implicazioni dirette per l’Italia. Le colture di grano duro, di riso e di soia su cui si basa parte dell’import agroalimentare italiano potrebbero subire pressioni speculative e cali di resa, mentre i consumi energetici per il raffreddamento, già in crescita, aggraverebbero la domanda globale di gas.
Una debole perturbazione occidentale in arrivo potrebbe portare rovesci e raffiche di vento su Delhi già nel fine settimana, offrendo una tregua effimera. Ma le proiezioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale con sede a Ginevra lasciano poco spazio all’ottimismo: le temperature resteranno sopra la media per almeno due settimane, e il vero sollievo arriverà soltanto con l’insediamento del monsone, la cui data di arrivo è a sua volta resa incerta dall’accumulo di energia nell’Oceano Indiano.
Quel che accade oggi nell’India del nord non è un’eccezione, ma la nuova norma di un riscaldamento che avanza più rapido alle medie latitudini tropicali. E mentre le notti bollenti di Varanasi e di Lucknow mettono a dura prova la fisiologia umana, il messaggio per l’Europa è limpido: prepararsi a un’estate in cui i 40 gradi potrebbero non fare più notizia, ma diventare la cifra ordinaria di una crisi climatica che non concede sconti geografici.
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