
L’inflazione accelera in Germania e Spagna: fine degli sconti e caro-energia spingono i prezzi
In Germania il dato di luglio sale al 2,8%, in Spagna al 3,5%: a pesare il ritorno dell’Iva sui carburanti e l’impennata dei costi energetici, mentre la BCE si prepara a nuovi rialzi dei tassi.
A luglio l’inflazione ha ripreso a correre sia in Germania sia in Spagna, scontando il venir meno dei temporanei interventi fiscali sui carburanti e la persistente pressione dei prezzi energetici. Secondo la stima preliminare dell’Ufficio statistico federale tedesco, l’indice dei prezzi al consumo è salito al 2,8% su base annua, dal 2,3% di giugno, mentre in Spagna l’Istituto nazionale di statistica (INE) ha registrato un balzo al 3,5%, tre decimi in più rispetto al mese precedente. L’indice armonizzato europeo per la Spagna ha raggiunto il 3,8%, il livello più elevato dal febbraio 2023.
In Germania l’accelerazione è stata amplificata dalla fine del cosiddetto Tankrabatt, lo sconto temporaneo sull’imposta energetica applicato a maggio e giugno. I prezzi dell’energia sono cresciuti dell’8,3% su anno, con punte record per i carburanti durante le vacanze estive: l’ADAC segnala listini mai così alti in questo periodo, con la benzina oltre 2,50 euro al litro sulle autostrade. I dati della Renania Settentrionale-Vestfalia mostrano aumenti del 23,2% per i carburanti (diesel +26,4%) e del 23,1% per il gasolio da riscaldamento, mentre i servizi – ristorazione, alberghi, pacchetti vacanza e assistenza domiciliare – rincarano tra il 2,9% e l’11,8%. L’inflazione di fondo si attesta al 2,4%.
In Spagna l’incremento è trainato da carburanti ed elettricità, in un contesto segnato da mutamenti fiscali e tensioni internazionali. Dal 1° luglio l’Iva sui carburanti è tornata al 21% e lo sconto fiscale è stato progressivamente ridotto (15 centesimi al litro a luglio, poi 10 ad agosto e 5 a settembre). Il ministro dell’Economia Carlos Cuerpo ha attribuito il rialzo all’impatto del conflitto in Medio Oriente sui mercati energetici, precisando che il piano di sostegno governativo avrebbe assorbito oltre il 60% dell’effetto inflazionistico. L’inflazione sottostante è salita al 3,0%, mentre l’economia spagnola ha mostrato resilienza con una crescita trimestrale del PIL dello 0,7% nel secondo trimestre, sostenuta da consumi e investimenti.
Il quadro rafforza le attese di un rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea dopo la pausa estiva. L’economista capo di Commerzbank, Jörg Krämer, ha dichiarato che l’Eurotower dovrebbe «in ogni caso» aumentare i tassi a settembre, quando il tasso sui depositi potrebbe salire al 2,5%. L’orientamento sarà confermato o smentito dalla prossima riunione del Consiglio direttivo, mentre le banche centrali nazionali valutano l’entità delle spinte inflazionistiche in un contesto di crescita ancora positiva ma disomogenea nell’Eurozona.
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.10 | neutral |
Vediamo il balzo dei prezzi come conseguenza della fine dello sconto sul carburante, ma l'inflazione di fondo resta elevata.
Attribuendo l'impennata dell'inflazione a un cambiamento politico una tantum, la narrazione presenta l'aumento come temporaneo e non come problema strutturale.
Gli articoli tedeschi omettono la discussione su come l'inflazione stia colpendo altri paesi europei, concentrandosi solo sull'impatto domestico.
L'inflazione rimbalza a causa di carburanti ed elettricità, ma l'economia cresce, suggerendo un quadro misto.
Giustapponendo l'inflazione in aumento con la crescita economica, la narrazione bilancia la notizia negativa con un indicatore positivo, evitando l'allarmismo.
Non viene affrontato il contesto europeo più ampio dell'aumento dell'inflazione in tutto il continente, concentrandosi solo sui dati spagnoli.
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