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Economia e Mercatimartedì 12 maggio 2026

Inflazione Usa al 3,8%, massimo da tre anni: il costo della guerra in Iran colpisce le tasche degli americani

L’indice dei prezzi al consumo segna il balzo più alto dal 2023, trainato dai rincari energetici. La Federal Reserve frena sui tassi, mentre Trump affronta la sfida elettorale.

L’inflazione americana ha raggiunto ad aprile il 3,8% su base annua, il dato più elevato da quasi tre anni, rompendo la tregua registrata a marzo e confermando che la guerra in Medio Oriente si sta scaricando sull’economia reale. Il Dipartimento del Lavoro ha certificato un’impennata del 17,9% per l’energia, con la benzina in salita del 28,4% rispetto all’aprile 2023: un balzo che da solo spiega oltre il 40% dell’aumento complessivo dell’indice. Il conflitto iniziato a fine febbraio con gli attacchi israelo-statunitensi contro l’Iran, il conseguente blocco dello stretto di Ormuz e il prezzo del greggio stabilmente sopra i cento dollari al barile hanno trasformato la dinamica dei prezzi in una bomba politica ed economica.

Ogni regione del mondo guarda a questo dato con lenti diverse. Per gli analisti di Bruxelles, il rialzo dell’inflazione americana aumenta i rischi di un contagio europeo: se la Fed lascia i tassi invariati, il dollaro si rafforza e le materie prime diventano più care per l’Eurozona, già alle prese con una ripresa incerta. L’Italia, particolarmente esposta al costo delle importazioni energetiche, potrebbe vedere aggravarsi la bolletta nazionale e frenare la produzione industriale. Dall’ottica di Pechino, la visita di Donald Trump in Cina assume ora una valenza strategica: il presidente americano arriva con un’economia surriscaldata e la necessità di mostrare risultati, mentre le tensioni tariffarie rischiano di acuirsi proprio quando l’inflazione riduce il margine per concessioni commerciali.

Sul fronte interno, i dati di aprile complicano la strategia della Federal Reserve, che sembra ormai destinata a rinviare ogni taglio dei tassi fino a quando il conflitto mediorientale non si allenterà. Per Donald Trump, in piena campagna per le elezioni di midterm, il rincaro dei beni di consumo – dai generi alimentari, cresciuti del 3,2% annuo con il ritmo più alto dal 2023, ai carburanti – erode il potere d’acquisto degli elettori e riaccende il dibattito sulle conseguenze economiche di una guerra che, secondo fonti di Teheran, potrebbe spingersi fino all’arricchimento dell’uranio al 90%, soglia necessaria per un’arma nucleare.

Guardando avanti, gli osservatori internazionali convergono su una previsione prudente: l’inflazione resterà ostinata finché il prezzo del petrolio non scenderà, e questo dipende interamente da una soluzione diplomatica che oggi appare lontana. Il Fondo Monetario Internazionale ha già lanciato l’allarme su una possibile stagnazione globale. Per l’Italia e per l’Europa, lo scenario è quello di una doppia pressione: contenere il carovita senza sacrificare la crescita, in un contesto geopolitico che – con l’Iran che alza la posta nucleare e gli Stati Uniti che non arretrano – promette di rimanere incandescente per molti mesi.

Divergenza — chi la racconta come
15%Bassa
4 blocchi · posizioni da −0.70 a −0.30
CriticoFavorevole
ATLLATEURRUS
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.30critical
Stampa latinoamericana−0.40critical
Stampa europea continentale−0.50critical
Stampa russa e CSI−0.70critical
Stampa atlantica / anglosfera−0.30

L'inflazione americana è balzata al 3,8% ad aprile, il livello più alto da quasi tre anni, a causa della guerra con l'Iran che ha fatto impennare i prezzi dell'energia. I dati mostrano un aumento dello 0,6% su base mensile, con la benzina che ha segnato un +28,4% annuo. La situazione sta erodendo il potere d'acquisto delle famiglie e mette pressione sulla Federal Reserve, che potrebbe dover mantenere i tassi alti più a lungo.

AllarmeUrgenza
Stampa latinoamericana−0.40

L'inflazione statunitense ha raggiunto il 3,8% ad aprile, il livello più alto in tre anni, trainata dall'aumento dei prezzi dei carburanti legato al conflitto in Medio Oriente. Il dato ha superato le attese del mercato e complica i piani della Fed per un eventuale taglio dei tassi. La situazione pesa anche sul presidente Trump in vista delle elezioni di medio termine, con l'opposizione che punta il dito contro la sua gestione economica.

PragmatismoScetticismo
Stampa europea continentale−0.50

L'inflazione negli Stati Uniti è salita al 3,8% ad aprile, il tasso più alto da quasi tre anni, a causa della guerra in Iran che ha fatto esplodere i prezzi di benzina e generi alimentari. I rincari sono diffusi e colpiscono anche affitti e biglietti aerei, mentre la politica erraticadi Trump viene indicata come una delle cause. Il dato arriva in un momento delicato per la Fed e per la campagna elettorale repubblicana.

AllarmeIndignazione
Stampa russa e CSI−0.70

L'inflazione americana è accelerata al 3,8% ad aprile, il massimo da tre anni, a causa della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. I prezzi della benzina sono aumentati del 28,4% e quelli del diesel sono quasi raddoppiati, colpendo duramente i cittadini statunitensi. La situazione dimostra come le avventure militari di Washington si ritorcano contro la propria economia.

SchadenfreudeRevanscismo
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martedì 12 maggio 2026

Inflazione Usa al 3,8%, massimo da tre anni: il costo della guerra in Iran colpisce le tasche degli americani

L’indice dei prezzi al consumo segna il balzo più alto dal 2023, trainato dai rincari energetici. La Federal Reserve frena sui tassi, mentre Trump affronta la sfida elettorale.

L’inflazione americana ha raggiunto ad aprile il 3,8% su base annua, il dato più elevato da quasi tre anni, rompendo la tregua registrata a marzo e confermando che la guerra in Medio Oriente si sta scaricando sull’economia reale. Il Dipartimento del Lavoro ha certificato un’impennata del 17,9% per l’energia, con la benzina in salita del 28,4% rispetto all’aprile 2023: un balzo che da solo spiega oltre il 40% dell’aumento complessivo dell’indice. Il conflitto iniziato a fine febbraio con gli attacchi israelo-statunitensi contro l’Iran, il conseguente blocco dello stretto di Ormuz e il prezzo del greggio stabilmente sopra i cento dollari al barile hanno trasformato la dinamica dei prezzi in una bomba politica ed economica.

Ogni regione del mondo guarda a questo dato con lenti diverse. Per gli analisti di Bruxelles, il rialzo dell’inflazione americana aumenta i rischi di un contagio europeo: se la Fed lascia i tassi invariati, il dollaro si rafforza e le materie prime diventano più care per l’Eurozona, già alle prese con una ripresa incerta. L’Italia, particolarmente esposta al costo delle importazioni energetiche, potrebbe vedere aggravarsi la bolletta nazionale e frenare la produzione industriale. Dall’ottica di Pechino, la visita di Donald Trump in Cina assume ora una valenza strategica: il presidente americano arriva con un’economia surriscaldata e la necessità di mostrare risultati, mentre le tensioni tariffarie rischiano di acuirsi proprio quando l’inflazione riduce il margine per concessioni commerciali.

Sul fronte interno, i dati di aprile complicano la strategia della Federal Reserve, che sembra ormai destinata a rinviare ogni taglio dei tassi fino a quando il conflitto mediorientale non si allenterà. Per Donald Trump, in piena campagna per le elezioni di midterm, il rincaro dei beni di consumo – dai generi alimentari, cresciuti del 3,2% annuo con il ritmo più alto dal 2023, ai carburanti – erode il potere d’acquisto degli elettori e riaccende il dibattito sulle conseguenze economiche di una guerra che, secondo fonti di Teheran, potrebbe spingersi fino all’arricchimento dell’uranio al 90%, soglia necessaria per un’arma nucleare.

Guardando avanti, gli osservatori internazionali convergono su una previsione prudente: l’inflazione resterà ostinata finché il prezzo del petrolio non scenderà, e questo dipende interamente da una soluzione diplomatica che oggi appare lontana. Il Fondo Monetario Internazionale ha già lanciato l’allarme su una possibile stagnazione globale. Per l’Italia e per l’Europa, lo scenario è quello di una doppia pressione: contenere il carovita senza sacrificare la crescita, in un contesto geopolitico che – con l’Iran che alza la posta nucleare e gli Stati Uniti che non arretrano – promette di rimanere incandescente per molti mesi.

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L'inflazione americana è balzata al 3,8% ad aprile, il livello più alto da quasi tre anni, a causa della guerra con l'Iran che ha fatto impennare i prezzi dell'energia. I dati mostrano un aumento dello 0,6% su base mensile, con la benzina che ha segnato un +28,4% annuo. La situazione sta erodendo il potere d'acquisto delle famiglie e mette pressione sulla Federal Reserve, che potrebbe dover mantenere i tassi alti più a lungo.

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L'inflazione statunitense ha raggiunto il 3,8% ad aprile, il livello più alto in tre anni, trainata dall'aumento dei prezzi dei carburanti legato al conflitto in Medio Oriente. Il dato ha superato le attese del mercato e complica i piani della Fed per un eventuale taglio dei tassi. La situazione pesa anche sul presidente Trump in vista delle elezioni di medio termine, con l'opposizione che punta il dito contro la sua gestione economica.

PragmatismoScetticismo
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L'inflazione negli Stati Uniti è salita al 3,8% ad aprile, il tasso più alto da quasi tre anni, a causa della guerra in Iran che ha fatto esplodere i prezzi di benzina e generi alimentari. I rincari sono diffusi e colpiscono anche affitti e biglietti aerei, mentre la politica erraticadi Trump viene indicata come una delle cause. Il dato arriva in un momento delicato per la Fed e per la campagna elettorale repubblicana.

AllarmeIndignazione
Stampa russa e CSI−0.70

L'inflazione americana è accelerata al 3,8% ad aprile, il massimo da tre anni, a causa della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l'Iran. I prezzi della benzina sono aumentati del 28,4% e quelli del diesel sono quasi raddoppiati, colpendo duramente i cittadini statunitensi. La situazione dimostra come le avventure militari di Washington si ritorcano contro la propria economia.

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