
L'insulto di Trump all'India mette alla prova i rapporti tra Washington e Nuova Delhi
Il gesto è stato apparentemente casuale, ma le sue conseguenze diplomatiche rischiano di essere profonde. Donald Trump ha ripubblicato sulla sua piattaforma Truth Social il trascritto di un intervento del commentatore conservatore Michael Savage, nel quale India e Cina venivano definite «hellhole», buchi infernali. La reazione di Nuova Delhi è stata immediata e misurata ma ferma: il ministero degli Esteri indiano ha definito le parole «inappropriate, di cattivo gusto e disinformate», sottolineando che non riflettono la realtà di una relazione bilaterale costruita su rispetto reciproco e interessi condivisi. Il riferimento, nel contesto del dibattito sulla cittadinanza per nascita negli Stati Uniti, ha riaperto una ferita che Trump stesso aveva già inferto nel 2018, quando definì «shithole countries» alcune nazioni africane e caraibiche. Stavolta, però, il bersaglio è una potenza emergente con cui Washington intrattiene un dialogo strategico sempre più fitto, sul piano commerciale e geopolitico.
A complicare il quadro è intervenuta Teheran, che con mossa quasi ironica ha colto l’occasione per pungere l’amministrazione americana. Il consolato iraniano a Mumbai ha pubblicato un video che esalta il patrimonio culturale del Maharashtra, invitando Trump a visitare l’India per una «disintossicazione culturale» che forse arginerebbe le sue «bakwaas», sciocchezze. Un gesto che, nell’ottica di Pechino e di altri osservatori asiatici, conferma come la rivalità tra Stati Uniti e Iran trovi ormai un palcoscenico anche nei social media, incidendo sulla percezione pubblica dei leader occidentali nel Sud globale.
L’ambasciata americana a Nuova Delhi ha cercato di spegnere l’incendio con una nota in cui si attribuisce a Trump la frase «l’India è un grande paese, guidato da un mio buon amico», senza tuttavia precisare quando e dove sia stata pronunciata. Secondo gli analisti di Bruxelles, questa ambiguità è sintomatica di una gestione della diplomazia pubblica sempre più impulsiva, che rischia di minare la fiducia accumulata in anni di cooperazione bilaterale. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la vicenda ha un rilievo indiretto ma concreto: Roma segue con attenzione il partenariato Ue-India, tornato al centro dell’agenda commerciale europea, e un eventuale indebolimento del rapporto tra Washington e Nuova Delhi potrebbe aprire spazi per iniziative europee autonome, ma anche generare incertezza in un quadrante già segnato dalle tensioni tra Cina e Stati Uniti.
La visita del segretario di Stato Marco Rubio, prevista per il mese prossimo, rappresenta il banco di prova decisivo. Se le scuse pubbliche non arriveranno, il rischio è che l’incidente si trasformi da battuta d’arresto momentanea a crepa strutturale in una relazione che, per entrambi i paesi, è troppo importante per essere lasciata alla deriva delle provocazioni digitali.
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