
L’inviato di Trump in Groenlandia: «È ora di ristabilire la presenza americana»
Jeff Landry, emissario di Trump, conclude la prima visita a Nuuk. Washington punta a rafforzare le basi militari nell’Artico, tra tensioni con Russia e Cina.
La Groenlandia torna al centro delle ambizioni geopolitiche di Washington. Jeff Landry, inviato speciale del presidente Donald Trump, ha dichiarato al termine della sua prima visita nell’isola che «è tempo che gli Stati Uniti rimettano la loro impronta in Groenlandia». Un’affermazione che non sorprende, dato che lo stesso Trump aveva già accennato a un possibile rafforzamento della presenza militare statunitense nel territorio autonomo danese, considerato strategico per la sicurezza nazionale e per contrastare l’influenza di Russia e Cina nell’Artico.
La visita di Landry, iniziata domenica scorsa e conclusa mercoledì, ha suscitato polemiche a Nuuk. L’emissario, che è anche governatore della Louisiana, non era stato ufficialmente invitato, e la sua presenza è stata interpretata come un tentativo di fare pressione sul governo locale. Nel corso della guerra fredda, gli Stati Uniti disponevano di 17 installazioni militari in Groenlandia; oggi ne rimane soltanto una, la base di Pituffik, nel nord dell’isola, che ospita un radar di allerta precoce per missili balistici. Secondo gli analisti di Bruxelles, la mossa americana rientra in una più ampia strategia di contenimento, che vede l’Artico come nuovo teatro di competizione tra le grandi potenze.
Dal punto di vista europeo, la rinnovata attenzione di Washington per la Groenlandia solleva interrogativi sulla sovranità danese e sulla gestione delle risorse naturali dell’isola, dal petrolio ai minerali rari. L’Italia, pur non direttamente coinvolta, segue con attenzione gli sviluppi: la stabilità dell’Artico ha implicazioni per le rotte commerciali e per i cambiamenti climatici, temi cari alla diplomazia romana. Pechino, dal canto suo, monitora le mosse americane, temendo che un rafforzamento militare statunitense possa limitare l’accesso cinese alle rotte artiche e alle risorse.
Nonostante le dichiarazioni bellicose di inizio anno, quando Trump aveva minacciato di annettere la Groenlandia, il presidente ha fatto marcia indietro a gennaio, preferendo una linea più morbida. Tuttavia, la visita di Landry suggerisce che l’amministrazione Trump non ha abbandonato l’obiettivo di aumentare la propria influenza. Per ora, il futuro della presenza americana in Groenlandia resta incerto, ma la partita geopolitica nell’Artico è appena cominciata.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
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L'inviato di Trump è arrivato in Groenlandia senza essere stato invitato, ma il primo ministro groenlandese lo ha incontrato. I leader dell'isola hanno ribadito che la Groenlandia non è in vendita e che le loro linee rosse devono essere rispettate. La visita è considerata un passo in un dialogo in corso, ma le ambizioni statunitensi restano invariate.
Gli Stati Uniti stanno chiedendo un ruolo di primo piano in Groenlandia in colloqui a porte chiuse. I funzionari groenlandesi sono preoccupati per la direzione dei negoziati e si sentono senza grandi leve. La situazione deriva dalle precedenti minacce di Trump di impadronirsi dell'isola.
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