
L’Iran conferma la partecipazione ai Mondiali 2026, ma pone condizioni alla Casa Bianca
Tehran chiede garanzie per visti, sicurezza e rispetto dei simboli. Il presidente della Federcalcio incontrerà Infantino a Zurigo.
Mentre le diplomazie restano in bilico tra le sanzioni e le rappresaglie, la nazionale iraniana di calcio ha rotto il silenzio sulla partecipazione ai Mondiali del 2026, confermando la propria presenza ma a condizioni precise. Mehdi Taj, presidente della Federcalcio di Tehran, ha dichiarato che l’assenza dalla competizione – ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico – rappresenterebbe “una perdita diplomatica enorme” per il paese. Tuttavia, ha subito aggiunto che l’Iran non rinuncerà alle proprie “credenze, cultura e convinzioni”, pretendendo garanzie concrete dai paesi organizzatori e dalla FIFA.
Le richieste, presentate in un elenco di dieci punti, toccano nodi sensibili per l’amministrazione americana: visti per tutti i membri della delegazione, inclusi coloro che hanno prestato servizio nei Guardiani della Rivoluzione; misure di sicurezza rafforzate negli aeroporti, negli hotel e lungo i percorsi verso gli stadi; priorità negli spostamenti e l’esenzione dalla rilevazione delle impronte digitali per i funzionari. A questi si aggiungono l’uso esclusivo di un volo charter e il rispetto assoluto dell’inno e della bandiera nazionali. Secondo gli analisti di Bruxelles, la mossa iraniana è un doppio gioco: da un lato si cerca un palcoscenico globale per rompere l’isolamento, dall’altro si mettono alla prova i limiti del dialogo con Washington in un contesto di ostilità aperta.
Dal punto di vista di Pechino, che mantiene relazioni strette con Tehran, la partita si gioca anche sul piano della credibilità internazionale: l’Iran non può permettersi di saltare un evento seguito da miliardi di spettatori, ma non vuole nemmeno apparire acquiescente. L’ottica di Mosca, invece, osserva con interesse la capacità iraniana di negoziare condizioni straordinarie, sperando di replicare lo schema per le proprie rappresentative sportive. Intanto, Taj ha annunciato che nel fine settimana si recherà a Zurigo per incontrare il presidente della FIFA Gianni Infantino e il segretario generale, con una tappa intermedia ad Ankara per risolvere le questioni relative ai visti presso l’ambasciata canadese. Il governo italiano, da parte sua, segue con cautela la vicenda: l’eventuale approdo della delegazione iraniana in Europa per scali tecnici potrebbe riaprire il dibattito sulle sanzioni e sull’accoglienza di cittadini legati a strutture militari sanzionate.
L’esito delle trattative influenzerà non solo la partecipazione della squadra – che si è qualificata sul campo – ma anche il clima politico della prossima estate. Se la FIFA dovesse accettare le condizioni, si creerebbe un precedente delicato per l’organismo sportivo, chiamato a bilanciare l’autonomia del calcio con le pressioni geopolitiche. Se invece le trattative naufragassero, l’Iran perderebbe un’occasione rara di proiezione morbida, mentre i paesi ospitanti si troverebbero a gestire una defezione che andrebbe ben oltre il campo da gioco.
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