
La Corte Suprema chiamata a decidere sul futuro della pillola abortiva negli Stati Uniti
La battaglia legale sul mifepristone, il farmaco utilizzato in oltre il sessanta per cento delle interruzioni di gravidanza negli Stati Uniti, ha raggiunto un nuovo punto di svolta. Sabato, la casa farmaceutica Danco Laboratories ha presentato un ricorso d'urgenza alla Corte Suprema per bloccare la decisione della corte d'appello del Quinto Circuito, con sede a New Orleans, che il giorno prima aveva sospeso l'invio postale del medicinale e la prescrizione tramite telemedicina. Il provvedimento, definito dai legali dell'azienda una fonte di «confusione immediata e sconvolgimento drammatico» per pazienti, medici e farmacie, rappresenta la più significativa restrizione all'aborto farmacologico dopo l'abolizione della sentenza Roe contro Wade nel 2022.
La terna di giudici conservatori ha accolto le argomentazioni dello Stato della Louisiana, secondo cui le regole approvate dall'amministrazione Biden consentivano a medici fuori dallo Stato di aggirare le leggi locali vietando l'aborto. L'ordinanza reintroduce l'obbligo di ritiro in persona, una misura che, secondo gli analisti di Bruxelles, potrebbe avere ripercussioni anche in Europa, dove il dibattito sull'accesso alla pillola abortiva è tutt'altro che sopito. In Italia, dove l'obiezione di coscienza rende spesso difficile l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, il caso americano viene osservato con attenzione: la mifepristone è disponibile anche nel nostro paese, ma con prescrizione medica obbligatoria in strutture pubbliche.
La prospettiva di Washington è quella di uno scontro giuridico senza precedenti: la Food and Drug Administration aveva autorizzato la telemedicina e la spedizione postale nel 2021 per ampliare l'accesso, ma ora la decisione della corte d'appello rimette in discussione il ruolo stesso dell'ente regolatore federale. Per gli attivisti pro-choice, la sentenza del Quinto Circuito è un attacco diretto alla libertà di scelta, mentre i gruppi antiabortisti la salutano come una vittoria per la tutela della vita nascente. L'iter ora si sposta alla Corte Suprema, dove i giudici dovranno decidere se accogliere il ricorso di Danco e ripristinare l'invio postale nelle more del giudizio di merito.
L'esito è incerto, ma quel che è certo è che nelle prossime settimane il caso potrebbe ridefinire i confini tra potere federale e statale in materia di salute riproduttiva, con implicazioni che varcano i confini americani e interrogano anche le democrazie europee sulla tenuta dei propri modelli normativi.
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