
La frenata del lavoro USA ridà fiato ai mercati emergenti
Il rapporto sull'occupazione americana inferiore alle attese allontana i rialzi Fed, spingendo valute e borse da San Paolo a Mumbai in una settimana di scambi ridotti.
La pubblicazione di dati deludenti sul mercato del lavoro statunitense ha innescato un indebolimento del dollaro e un recupero selettivo degli asset dei paesi emergenti, in una settimana segnata dalla chiusura dei mercati americani per il Giorno dell'Indipendenza. L'indice DXY, che misura il biglietto verde contro un paniere di valute forti, è sceso ai minimi da aprile, mentre i volumi di scambio si sono contratti ovunque, amplificando i movimenti. Il rapporto ha ridimensionato le scommesse su un imminente rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, offrendo un temporaneo sollievo a economie che temevano una fuga di capitali verso il dollaro.
A trarre il maggiore beneficio è stata la Borsa di San Paolo, dove l'Ibovespa ha chiuso venerdì a 174.070 punti, in rialzo dello 0,74%, tornando sopra quota 174 mila per la prima volta in un mese. Il movimento è stato catalizzato dalla contrazione dello 0,2% della produzione industriale brasiliana di maggio, che ha rafforzato le attese di un taglio del tasso Selic già nella riunione di agosto della banca centrale. Il real si è apprezzato a 5,17 per dollaro. Tuttavia, gli analisti di San Paolo avvertono che il rally potrebbe essere fragile: il primo semestre si era chiuso con un Ibovespa in calo per tre mesi consecutivi, appesantito dalle incertezze sulla tenuta fiscale, dalle elezioni presidenziali e dalla dipendenza da un ciclo di allentamento monetario che il mercato vede ancora lontano, con tassi sopra l'11% fino al 2028.
Anche altre piazze emergenti hanno mostrato segnali contrastanti. A Mumbai, la rupia ha interrotto una serie di sedute negative, sostenuta da afflussi di portafoglio esteri per 1.355 crore di rupie, mentre il dollaro debole ha favorito le valute asiatiche. A Città del Messico, il peso è rimasto stabile a 17,47 per dollaro, con la borsa pressoché invariata, in un clima condizionato dalla conferma del T-MEC e dal rifiuto di Washington di prorogare l'accordo oltre i dieci anni, che alimenta incertezze sul futuro del commercio nordamericano. A Giacarta, l'indice composito ha ceduto lo 0,35% in una settimana di volumi crollati del 35%, segno di un raffreddamento dell'interesse speculativo.
Per l'Europa e l'Italia, il rafforzamento delle valute emergenti e la stabilizzazione dei flussi di capitale rappresentano un fattore di minore pressione competitiva sui mercati di esportazione, ma la debolezza della domanda globale resta un freno. Gli operatori guardano ora ai prossimi indicatori sull'inflazione americana e alla riunione del Copom brasiliano di agosto, che potrebbero confermare o smentire la svolta accomodante. Fino ad allora, la volatilità ridotta e i bassi volumi potrebbero mascherare una fragilità di fondo, in attesa di segnali più chiari dalla Fed.
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.40 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
L'India beneficia dei venti favorevoli globali e gli investitori dovrebbero cogliere l'opportunità.
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Il blocco omette le incertezze politiche e fiscali interne al Brasile evidenziate dal blocco latinoamericano, e la possibilità che i dati deboli USA segnalino una recessione globale più profonda.
Il Brasile affronta venti contrari interni e i tagli dei tassi sono una prospettiva lontana.
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Il blocco omette il contesto globale dei deboli dati USA e Brasile che è il tema centrale della storia, e non discute come i tagli dei tassi globali potrebbero influenzare i flussi di capitale verso la Russia.
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