
La guerra in Iran deprime l’economia mondiale: Eurozona ferma allo 0,9%, inflazione alle stelle
Secondo il FMI e la Banca Mondiale, il conflitto mediorientale spinge al rialzo i prezzi energetici, taglia le stime di crescita globale e penalizza in particolare l’area euro.
L’economia mondiale subisce un brusco contraccolpo a causa del conflitto in Medio Oriente. Nel suo ultimo rapporto Global Economic Prospects, la Banca Mondiale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita globale per il 2026, portandole al 2,5%, il ritmo più lento dall’inizio della pandemia di Covid-19. Il rallentamento rispetto al 2,9% registrato nel 2025 riflette l’impennata dei prezzi dell’energia, l’accelerazione dell’inflazione e l’aumento dei costi di finanziamento. In uno scenario avverso, con interruzioni più gravi delle forniture energetiche e turbolenze sui mercati finanziari, la crescita del PIL planetario potrebbe scendere fino all’1,3%, avverte l’istituzione di Washington.
Nell’area dell’euro, la situazione si fa ancora più difficile. Il Fondo Monetario Internazionale ha tagliato di due decimi le stime per il 2026, fermandosi a un modesto +0,9%, mentre per il 2027 prevede un recupero all’1,2% – valori ben al di sotto delle attese prebelliche. L’inflazione, alimentata dai rincari energetici, è attesa al 2,8% quest’anno. Anche la Banca Centrale Europea, nella riunione di giugno, ha corretto al ribasso le prospettive di crescita e alzato le previsioni sui prezzi al consumo, che potrebbero toccare il 3% nell’anno in corso, con la componente di fondo (core) in rialzo al 2,5%. Gli analisti di Francoforte e Bruxelles sottolineano come lo shock, seppur temporaneo, aggravi i già presenti problemi strutturali del Vecchio Continente: l’invecchiamento demografico e una produttività stagnante.
Le ripercussioni si estendono ben oltre i confini europei. La Banca Mondiale ha ridotto le stime per due terzi delle economie mondiali, con i tagli più profondi nei Paesi del Golfo e in Iraq, colpiti in modo diretto dalle esportazioni energetiche. L’istituto stima un prezzo medio del petrolio a 94 dollari al barile nel 2026, con un balzo del 36% rispetto all’anno precedente, e mette a disposizione fino a 60 miliardi di dollari per sostenere i Paesi in via di sviluppo, dove la debolezza della crescita rischia di allargare ulteriormente il divario di reddito con le economie avanzate.
Un’eccezione significativa è rappresentata dall’India. Nonostante il rallentamento globale, la Banca Mondiale ha alzato le previsioni per Nuova Delhi al 6,6% nell’anno fiscale 2026-27, confermandola come una delle economie a più rapida espansione. La resilienza del subcontinente, trainata dalla domanda interna, offre un parziale contrappeso alle ombre che gravano sul resto del pianeta.
Guardando al futuro, le proiezioni indicano un graduale miglioramento nel 2027, con una crescita globale attorno al 2,8%, qualora la situazione energetica si stabilizzi e il commercio internazionale riprenda vigore. Tuttavia, l’incertezza resta elevata. L’esito del conflitto in Iran e la risposta delle banche centrali – chiamate a bilanciare la lotta all’inflazione con il sostegno alla ripresa – determineranno le sorti di un’economia mondiale già provata da tensioni geopolitiche e fragilità strutturali. Per l’Italia, strettamente integrata nelle catene del valore europee, un prolungato ristagno nell’Eurozona si tradurrebbe in una frenata dell’export e in nuove pressioni sui conti pubblici.
| Stampa del Golfo arabo | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.30 | critical |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
I declassamenti della Banca Mondiale e del FMI sono visti come un appello a rafforzare la cooperazione globale. I paesi del Golfo, che si preparano ad ospitare gli incontri annuali del 2029, puntano su resilienza e innovazione, con particolare attenzione all’IA e alla condivisione di conoscenze per affrontare le difficoltà economiche.
Il costo economico della guerra si fa sentire in modo acuto in India, con un forte calo degli arrivi turistici stranieri e oscillazioni della rupia legate a voci di pace. L’India, spettatrice di conflitti lontani, assorbe lo shock delle interruzioni delle forniture e dei costi energetici, sperando che la diplomazia porti sollievo.
Gli esperti russi osservano che l’effetto disinflazionistico temporaneo del blocco dello Stretto di Hormuz è svanito e i rischi pro-inflazionistici si accumulano. Il rallentamento globale viene letto in chiave interna di stabilità monetaria, mentre persiste lo scetticismo sugli accordi di pace sponsorizzati dall’Occidente.
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