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giovedì 7 maggio 2026

La nuova strategia antiterrorismo di Trump accusa l'Europa di essere un "incubatore" di minacce

L'amministrazione Trump etichetta l'Europa come focolaio terroristico per via dell'immigrazione, e inserisce tra i nemici gli estremisti di sinistra e le gang latinoamericane.

La Casa Bianca ha pubblicato una nuova strategia antiterrorismo che segna una rottura netta con l'approccio dell'amministrazione Biden. Il documento, firmato da Donald Trump, definisce l'Europa un «incubatore» di terrorismo alimentato dall'immigrazione di massa e dalle frontiere aperte, accusate di offrire terreno fertile a «gruppi ostili ben organizzati». L'accusa, riservata ad alcuni degli alleati più stretti di Washington, rappresenta il passaggio più controverso di un testo che ridefinisce l'intero perimetro della minaccia terroristica agli occhi degli Stati Uniti.

La strategia individua tre nemici principali: il narcoterrorismo e le gang internazionali, il terrorismo islamista storico e gli «estremisti violenti di sinistra», tra cui anarchici e gruppi definiti «radicalmente pro-transgender». Questo allargamento del bersaglio riflette l'agenda politica interna di Trump, che trasforma la lotta al terrorismo in uno strumento per colpire avversari ideologici e movimenti sociali. L'approccio è un rovesciamento completo delle priorità di Biden, che aveva invece posto al centro l'estremismo di destra bianco-suprematista.

A Bruxelles e nelle capitali europee la reazione è stata di allarme. Vedere il proprio continente descritto come un vivaio di minacce da un partner storico genera imbarazzo e preoccupazione, soprattutto in un momento in cui i rapporti transatlantici sono già tesi su dazi, spese militari e politica climatica. Secondo analisti europei, il linguaggio della strategia sembra più un atto politico che una valutazione operativa, e rischia di minare la cooperazione concreta in materia di intelligence e sicurezza.

Osservatori russi hanno subito colto la palla al balzo per sottolineare le fratture tra Washington e i suoi alleati, mentre in Medio Oriente si nota come il documento sposti l'attenzione dall'islamismo radicale a minacce interne alla Casa Bianca. Nel frattempo, i cartelli della droga latinoamericani vengono equiparati a organizzazioni terroristiche, aprendo la strada a possibili interventi militari nel continente.

Per l'Italia e l'Europa, le implicazioni sono ambivalenti. Da un lato, la cooperazione antiterrorismo resta indispensabile per fronteggiare minacce concrete come il jihadismo di ritorno dall'Asia centrale. Dall'altro, la retorica di Trump rischia di spingere Bruxelles a rafforzare una propria autonoma strategia di sicurezza, riducendo la dipendenza da Washington. Il vero nodo sarà capire se l'amministrazione americana intenda trasformare queste accuse in pressioni diplomatiche concrete, o se si tratti di un'altra provocazione verbale destinata a consumarsi senza effetti sulla cooperazione operativa. La partita, per l'Europa, è aperta.

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La nuova strategia antiterrorismo di Trump accusa l'Europa di essere un "incubatore" di minacce

L'amministrazione Trump etichetta l'Europa come focolaio terroristico per via dell'immigrazione, e inserisce tra i nemici gli estremisti di sinistra e le gang latinoamericane.

La Casa Bianca ha pubblicato una nuova strategia antiterrorismo che segna una rottura netta con l'approccio dell'amministrazione Biden. Il documento, firmato da Donald Trump, definisce l'Europa un «incubatore» di terrorismo alimentato dall'immigrazione di massa e dalle frontiere aperte, accusate di offrire terreno fertile a «gruppi ostili ben organizzati». L'accusa, riservata ad alcuni degli alleati più stretti di Washington, rappresenta il passaggio più controverso di un testo che ridefinisce l'intero perimetro della minaccia terroristica agli occhi degli Stati Uniti.

La strategia individua tre nemici principali: il narcoterrorismo e le gang internazionali, il terrorismo islamista storico e gli «estremisti violenti di sinistra», tra cui anarchici e gruppi definiti «radicalmente pro-transgender». Questo allargamento del bersaglio riflette l'agenda politica interna di Trump, che trasforma la lotta al terrorismo in uno strumento per colpire avversari ideologici e movimenti sociali. L'approccio è un rovesciamento completo delle priorità di Biden, che aveva invece posto al centro l'estremismo di destra bianco-suprematista.

A Bruxelles e nelle capitali europee la reazione è stata di allarme. Vedere il proprio continente descritto come un vivaio di minacce da un partner storico genera imbarazzo e preoccupazione, soprattutto in un momento in cui i rapporti transatlantici sono già tesi su dazi, spese militari e politica climatica. Secondo analisti europei, il linguaggio della strategia sembra più un atto politico che una valutazione operativa, e rischia di minare la cooperazione concreta in materia di intelligence e sicurezza.

Osservatori russi hanno subito colto la palla al balzo per sottolineare le fratture tra Washington e i suoi alleati, mentre in Medio Oriente si nota come il documento sposti l'attenzione dall'islamismo radicale a minacce interne alla Casa Bianca. Nel frattempo, i cartelli della droga latinoamericani vengono equiparati a organizzazioni terroristiche, aprendo la strada a possibili interventi militari nel continente.

Per l'Italia e l'Europa, le implicazioni sono ambivalenti. Da un lato, la cooperazione antiterrorismo resta indispensabile per fronteggiare minacce concrete come il jihadismo di ritorno dall'Asia centrale. Dall'altro, la retorica di Trump rischia di spingere Bruxelles a rafforzare una propria autonoma strategia di sicurezza, riducendo la dipendenza da Washington. Il vero nodo sarà capire se l'amministrazione americana intenda trasformare queste accuse in pressioni diplomatiche concrete, o se si tratti di un'altra provocazione verbale destinata a consumarsi senza effetti sulla cooperazione operativa. La partita, per l'Europa, è aperta.

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