
Meta sotto assedio: dal New Mexico 3,7 miliardi e nuove cause su minori e IA
Il New Mexico chiede 3,7 miliardi a Meta per algoritmi che creano dipendenza. Nuove cause per copyright e minori. Il modello di business delle big tech è sotto pressione.
L’ultima e più ingente richiesta di danni è arrivata dal Nuovo Messico, che ha preteso dalla società di Mark Zuckerberg tre miliardi e settecento milioni di dollari, accusandola di aver progettato meccanismi capaci di generare dipendenza tra gli utenti più giovani. La vertenza, iniziata nel 2023 e già culminata a marzo in una sanzione di 375 milioni per la mancata tutela della salute di bambini e adolescenti, entra ora in una fase ancora più delicata: il tribunale dovrà stabilire se Meta abbia compiuto una “violazione di rilevanza sociale”, aprendo la strada a risarcimenti collettivi che potrebbero ridisegnare il perimetro di responsabilità delle piattaforme digitali. Non si tratta di un caso isolato.
Negli stessi giorni, una coalizione di grandi editori internazionali – tra cui Elsevier, Hachette e McGraw Hill – ha depositato una causa per violazione del diritto d’autore, sostenendo che Meta abbia utilizzato testi di libri e riviste, senza autorizzazione, per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale. La richiesta di estendere il contenzioso ad altri titolari di diritti potrebbe moltiplicare i costi per l’azienda, qualora la responsabilità fosse accertata. Secondo gli analisti di Bruxelles, il moltiplicarsi di queste iniziative giudiziarie rappresenta un test senza precedenti per il modello economico delle grandi piattaforme, basato sulla raccolta massiva di dati e sull’addestramento di algoritmi sempre più intrusivi.
L’Europa osserva con attenzione: mentre il Regolamento sui servizi digitali impone già paletti stringenti, i legislatori nazionali spingono per norme ancora più severe sull’accesso dei minori ai social network. In questo clima, Meta ha annunciato l’uso dell’intelligenza artificiale per individuare gli utenti sotto i tredici anni, analizzando foto e video alla ricerca di indizi biometrici come altezza e struttura ossea. Una mossa che, nell’ottica di Pechino, appare tardiva e insufficiente, mentre in Italia e in altri paesi europei si discute l’introduzione di un’età minima per l’accesso ai social.
Parallelamente, l’azienda sta testando un assistente personale basato sull’IA, capace di compiere azioni quotidiane per conto degli utenti, un progetto che punta a integrare ancora più profondamente l’intelligenza artificiale nelle vite di oltre tre miliardi di persone. Ma è proprio questa ambizione a esporla al fuoco incrociato di regolatori, tribunali e opinione pubblica. La partita che si gioca nei tribunali americani, e che presto potrebbe allargarsi all’Europa, non è solo legale: è una sfida al cuore stesso del capitalismo delle piattaforme.
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