
Lula ufficializza la candidatura per il quarto mandato, sovranità e tensioni con Washington al centro della campagna
A 80 anni il presidente brasiliano si ricandida con un discorso incentrato sulla difesa delle terre rare e sull’accusa al rivale Flávio Bolsonaro di aver favorito i dazi statunitensi.
Domenica 2 agosto, durante la convention nazionale del Partito dei Lavoratori a San Paolo, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha ufficializzato la propria candidatura per le elezioni presidenziali del 4 ottobre. A 80 anni, Lula punta a un quarto mandato non consecutivo, con il vicepresidente Geraldo Alckmin nuovamente al suo fianco, e ha dichiarato che sarà l’ultima campagna della sua carriera. La formula è sostenuta da una coalizione di sette partiti progressisti e di centrosinistra.
Il discorso di investitura ha ruotato attorno alla difesa della sovranità nazionale. Lula ha promesso di aumentare gli investimenti nella difesa per «essere preparato affinché nessuno invada questo paese» e ha avvertito che «né cinesi, né americani né francesi metteranno le mani sulle nostre terre rare», in riferimento alle vaste riserve di minerali critici ancora in gran parte non sfruttate. Il presidente del PT, Edinho Silva, ha inquadrato la consultazione come uno snodo per l’intera America Latina, denunciando il rischio di ingerenze straniere. Il vicepresidente Alckmin ha ironizzato sul sistema di voto elettronico brasiliano, «così buono che non toglie voti ad argentini e americani», in un’allusione alle critiche rivolte in passato da Donald Trump e Javier Milei.
L’avversario principale sarà il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, agli arresti domiciliari per il tentato golpe del 2022. Lula lo ha definito «traditore della patria», accusandolo di aver incoraggiato Washington a imporre due tornate di dazi sui prodotti brasiliani nel luglio scorso, dopo una visita del senatore alla Casa Bianca e al Dipartimento di Stato. Secondo i sondaggi Datafolha, Lula conduce con il 48% delle intenzioni di voto al ballottaggio contro il 43% di Bolsonaro, ma entrambi registrano elevati tassi di rigetto. L’economia mostra crescita e occupazione record, tuttavia il costo della vita, il deficit fiscale e l’insicurezza legata al crimine organizzato restano le principali preoccupazioni dell’elettorato.
La campagna è segnata da un inedito coinvolgimento di attori esterni. Oltre ai dazi, l’amministrazione Trump ha riclassificato due gruppi criminali brasiliani come organizzazioni terroristiche, una mossa che secondo analisti legali potrebbe aprire la strada a ulteriori interventi. Il 25 luglio il presidente argentino Milei si era recato a San Paolo per sostenere la convention del Partito Liberale di Bolsonaro, insultando Lula e un giudice della Corte Suprema e innescando una crisi diplomatica. Anche il primo ministro israeliano Netanyahu ha diffuso un videomessaggio a favore dell’avversario. Dirigenti del PT hanno espresso timori per campagne coordinate di disinformazione e bot sui social media, volte a minare la fiducia nel voto elettronico.
La campagna entrerà nel vivo il 16 agosto con un comizio a São Bernardo do Campo, mentre il voto è fissato per il 4 ottobre. Lula si presenta forte di un’alleanza allargata, mentre Flávio Bolsonaro fatica a costruire una coalizione ampia, appesantito dall’eredità paterna e da inchieste giudiziarie che toccano entrambi gli schieramenti: il figlio del presidente è indagato per traffico di influenze e corruzione, mentre il senatore è sotto inchiesta per presunte richieste di finanziamento a un banchiere legato a una maxi-frode.
| Stampa latinoamericana | +0.70 | aligned |
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| Stampa cinese | +0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
Lula si presenta come il gigante eterno, energico e favorito, che respinge le ingerenze straniere.
La tecnica consiste nell'eroizzare Lula e nel denunciare l'ingerenza USA come illegittima, mobilitando il nazionalismo.
Viene omesso il carattere divisivo di Lula, amato e odiato in egual misura.
La Cina osserva la corsa di Lula come un confronto tra la sovranità brasiliana e l'egemonia americana, sottolineando la pressione di Trump.
La tecnica è contrapporre implicitamente il Brasile (Sud) agli Stati Uniti (Nord) come fonte di pressione, normalizzando la resistenza.
Viene omesso il discorso nazionalista di Lula e la sua promessa di difendere la sovranità, focalizzandosi invece sulla pressione esterna.
L'Occidente atlantico descrive l'ultima battaglia di Lula, un uomo anziano che sfida le pressioni di Trump, con distacco ma riconoscendo la centralità della pressione esterna.
La tecnica è drammatizzare la campagna come una 'battaglia finale' con l'ombra di Trump, creando suspense pur restando apparentemente neutrali.
Viene omessa la posizione di favorito di Lula nei sondaggi, presentando la corsa come più incerta.
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