
Marocco intitola a Trump l’autostrada Tiznit-Dakhla, la più lunga d’Africa
Re Mohammed VI ha comunicato la decisione in una lettera del 2 luglio 2026, legandola al riconoscimento statunitense della sovranità sul Sahara occidentale.
Il Marocco ha ufficialmente ribattezzato la via express Tiznit-Dakhla “Donald J. Trump Highway”. La decisione, annunciata dal re Mohammed VI in una missiva indirizzata al presidente statunitense il 2 luglio 2026 e resa nota dall’agenzia di stampa MAP il 1° agosto, trasforma in omaggio personale un’infrastruttura di oltre 1.055 chilometri, descritta dalle autorità di Rabat come il più esteso progetto stradale del continente africano.
Nella lettera, il sovrano marocchino motiva la scelta con il “riconoscimento storico” della sovranità del Marocco sul Sahara, deciso dalla prima amministrazione Trump nel dicembre 2020. Quel passo, scrive il re, “resterà per sempre inciso nella memoria dei marocchini” e ha impresso “uno slancio senza precedenti” a relazioni bilaterali che, pur fondate su “amicizia e lealtà”, avrebbero raggiunto il massimo dinamismo proprio durante i due mandati di Trump. L’intitolazione è presentata come “omaggio a questa testimonianza di amicizia e di pace” e come segno di alta considerazione personale.
L’arteria, realizzata con un investimento di 9 miliardi di dirham e costruita in circa un decennio (2015-2025) secondo standard internazionali, collega Tiznit a Dakhla passando per Guelmim e Laâyoune. È il cardine del corridoio atlantico marocchino e, nella visione della monarchia, è destinata a fungere da ponte tra Europa e Africa subsahariana, migliorando la sicurezza stradale, riducendo i tempi di percorrenza e favorendo l’integrazione commerciale con l’Africa occidentale. Lo stesso re Mohammed VI, nella lettera, paragona la funzione unificatrice dell’infrastruttura all’avvicinamento tra le due nazioni prodotto dalla leadership di Trump.
Il presidente americano aveva già reagito il 26 luglio sul suo social Truth Social, definendo l’intitolazione “un grande onore” ed esprimendo il desiderio di percorrere l’intero tracciato. In un successivo messaggio per la Festa del Trono, Trump ha ribadito il sostegno di Washington al piano di autonomia marocchino come “unica base per una soluzione giusta e duratura” e ha evocato oltre due secoli e mezzo di amicizia tra i due Paesi. L’iniziativa consolida così un dossier – quello del Sahara occidentale – in cui la convergenza tra Rabat e Washington si è fatta strutturale, mentre l’Europa osserva da vicino un’infrastruttura che ridisegna le rotte logistiche atlantiche e che ora porta il nome di un presidente americano.
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Il Marocco celebra il legame personale e strategico con gli Stati Uniti intitolando un'autostrada a Trump, presentando il gesto come naturale conseguenza di amicizia e lealtà.
La narrazione personalizza le relazioni statali riducendo una decisione politica a un tributo personale, omettendo il riconoscimento della sovranità sul Sahara Occidentale come motivazione dichiarata.
Tralascia che re Mohammed VI ha esplicitamente collegato l'intitolazione al riconoscimento da parte di Trump della sovranità marocchina sul Sahara nel 2020, come rivelato dalla lettera reale.
La Russia riporta la notizia come una pietra miliare infrastrutturale, sottolineando la lunghezza dell'autostrada e il gesto amichevole tra i due paesi.
Concentrandosi sull'impresa tecnica – l'autostrada più lunga dell'Africa – la narrazione depoliticizza l'intitolazione, riducendola a un riconoscimento simbolico senza discutere la controversia sulla sovranità.
Omette il collegamento diretto al riconoscimento di Trump della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale nel 2020, che era la ragione dichiarata nella lettera del re.
Il Marocco rivendica il tributo come una ricompensa giustificata per il riconoscimento del 2020 da parte di Trump della sovranità sul Sahara, usando la lettera del re per ancorare il gesto a un risultato politico storico.
Citando la lettera reale testualmente, la narrazione inquadra l'intitolazione come una risposta diretta di causa-effetto al riconoscimento della sovranità, trasformando un atto cerimoniale in una rivendicazione politica.
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