
Marocco e India: maxi sequestri di droga svelano le nuove rotte del narcotraffico globale
La lotta al narcotraffico registra questa settimana due operazioni di rilievo in contesti geografici lontani ma accomunati da un filo invisibile. La notizia più imponente arriva dal Marocco, dove mercoledì 22 aprile la polizia di Oujda, in coordinamento con la Direzione generale della sorveglianza territoriale, ha smantellato una rete internazionale di traffico di stupefacenti. Otto persone, tra cui un cittadino algerino irregolare, sono state arrestate mentre si preparavano a far partire una partita di circa settecento chilogrammi di chira, la resina di cannabis tipica del Nordafrica. Il colpo d'occhio è reso ancora più eloquente dal sequestro di venticinque droni, centocinquantacinque batterie e trentacinque radiocomandi: un arsenale tecnologico che conferma la crescente sofisticazione delle organizzazioni criminali, capaci di utilizzare velivoli senza pilota per eludere i controlli di frontiera.
Sull'altro lato del mondo, in India, il distretto rurale di Ernakulam, nel Kerala, ha fatto segnare uno dei più ingenti sequestri di ganja dell'anno. Un uomo di trentotto anni, Hanif, originario del Kasaragod, è stato fermato con sessantadue chilogrammi di marijuana proveniente dall'Odisha e destinata al mercato di Kottayam. L'operazione, condotta dalla squadra antidroga speciale della polizia rurale su segnalazione del capo distrettuale K.S. Sudarshan, dimostra come le rotte interne indiane continuino a rifornire una domanda in crescita.
Da Bruxelles, gli analisti osservano con attenzione queste dinamiche: il Marocco resta un hub fondamentale per la cannabis destinata all'Europa, e l'uso di droni rappresenta una sfida nuova per le dogane italiane e spagnole. L'Italia, crocevia del Mediterraneo, è direttamente esposta a queste rotte. Nel frattempo, l'India affronta un problema endemico di produzione e consumo, con il Kerala che si conferma piazza di smercio. La cooperazione internazionale appare più che mai necessaria, ma le differenze giuridiche e operative tra i Paesi rallentano una risposta coordinata. Il futuro del contrasto passa per l'intelligence e la capacità di adattarsi a un nemico che innova più velocemente degli Stati.
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