
Matthew Perry, all’asta i ricordi di Chandler: i proventi contro lo stigma delle dipendenze
Il 5 giugno Heritage Auctions batterà all’asta cimeli di Matthew Perry. Il ricavato andrà alla sua fondazione per combattere la stigmatizzazione della dipendenza.
Il prossimo 5 giugno, a Dallas, andranno all’asta decine di oggetti appartenuti a Matthew Perry, l’indimenticabile Chandler Bing della serie cult Friends. A organizzare la vendita è la casa Heritage Auctions, ma l’iniziativa non si riduce al consueto feticismo del mercato dei cimeli dello spettacolo: parte del ricavato sarà devoluto alla Matthew Perry Foundation, l’ente no-profit creato dalla famiglia dell’attore dopo la sua scomparsa, avvenuta il 28 ottobre 2023 a soli 54 anni per un’overdose accidentale di ketamina. La fondazione si propone di abbattere lo stigma che ancora avvolge le dipendenze, un tema che Perry stesso aveva affrontato pubblicamente con rara franchezza nei suoi ultimi anni di vita.
Tra i lotti più attesi figurano ventotto copie originali dei copioni di Friends, due delle quali recano le firme autografe di tutto il cast – Jennifer Aniston, Courteney Cox, Lisa Kudrow, Matt LeBlanc e David Schwimmer – insieme a quella di Perry. La collezione comprende anche il premio SAG, l’album fotografico personale dell’attore e una riproduzione della celebre cornice gialla della porta dell’appartamento di Monica Geller. Oggetti che per i fan di tutto il mondo rappresentano un frammento tangibile della sitcom che ha segnato un’epoca.
Da Los Angeles, dove la memoria di Perry resta viva tra colleghi e ammiratori, la notizia è stata accolta con partecipazione: la vendita assume i contorni di un gesto filantropico, ben lontano dalla speculazione. Nell’ottica delle case d’asta europee, invece, l’evento conferma la crescita vertiginosa del mercato dei memorabilia televisivi, trainato da una nostalgia generazionale che in Italia – dove Friends ha costruito un pubblico fedele grazie alle repliche – si traduce in un interesse trasversale. Gli osservatori di Bruxelles vedono in questa iniziativa un modello per coniugare raccolta fondi e sensibilizzazione sociale, un esempio che potrebbe fare scuola anche nel Vecchio Continente.
In chiusura, lo sguardo è rivolto al futuro: il denaro raccolto servirà a finanziare programmi di supporto e ricerca sulle dipendenze, un obiettivo che Perry aveva fatto proprio ben prima della morte. La speranza, per chi lo ha amato, è che la sua eredità umana possa finalmente prevalere sul mito mediatico, trasformando il dolore di una perdita in un’occasione concreta di riscatto collettivo.
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