
Medio Oriente bancario: utili record nonostante le incognite geopolitiche
Il settore bancario del Golfo ha chiuso il primo trimestre del 2026 con risultati che, per la loro robustezza, sorprendono anche gli analisti più cauti. Il dato più eclatante arriva da Abu Dhabi Commercial Bank, che ha registrato un utile netto trimestrale record di 3,36 miliardi di dirham, grazie a una crescita dei prestiti del 18% su base annua e a un netto miglioramento dei ricavi non da interessi. La performance, estesa per diciannove trimestri consecutivi di crescita, suggerisce una capacità di resistenza che va oltre il semplice effetto dei tassi elevati, poggiando su una diversificazione sempre più solida.
Dall’Arabia Saudita, la Saudi Awwal Bank ha comunicato un utile netto di 2.086 milioni di riyal, in calo del 2% sull’anno precedente: una contrazione contenuta, che la banca attribuisce a una politica prudente di accantonamenti in un contesto regionale incerto. Simile la posizione della NBK kuwaitiana, che ha chiuso il trimestre con un utile netto di 135,5 milioni di dinari, sottolineando come il modello diversificato e la presenza geografica abbiano attutito l’impatto delle tensioni geopolitiche. Questa narrazione di solidità non è circoscritta ai grandi emirati: l’egiziana Arab African International Bank ha annunciato per l’intero 2025 una redditività e una crescita di bilancio che ne consolidano il ruolo di prima banca multinazionale del Paese, con una rete che ormai si estende dagli Emirati al resto del Nordafrica.
In un’ottica europea, questi numeri non sono solo indicatori locali. Per l’Italia, tradizionalmente legata al Nordafrica e al Medio Oriente da flussi commerciali e finanziari, la tenuta degli istituti di credito della regione rappresenta un segnale importante: una base solida su cui contare per progetti infrastrutturali e partnership energetiche, in un momento in cui la volatilità politica rende ogni ancoraggio prezioso. Gli analisti di Bruxelles osservano con attenzione la capacità delle banche del Golfo di generare ricavi non da interessi, un indice della maturità dei loro mercati finanziari.
Ma il quadro non è privo di ombre. La prudenza mostrata da SAB e NBK, insieme ai rischi geopolitici che permangono, suggerisce che il vero banco di prova arriverà se il contesto macroeconomico dovesse deteriorarsi ulteriormente. Per ora, il sistema bancario mediorientale sembra aver imparato la lezione delle crisi passate: diversificare i ricavi e mantenere elevati coefficienti patrimoniali non è più un’opzione, ma la condizione per navigare a vista in un mare che resta agitato.
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