
Zucchero nei primi mille giorni: meno rischi di demenza e Alzheimer secondo uno studio britannico
Uno studio su 60mila partecipanti della UK Biobank mostra che limitare lo zucchero nella prima infanzia riduce del 27% il rischio di demenza.
Una ricerca pubblicata sulla rivista NPJ Aging ha analizzato i dati di 60.394 partecipanti della UK Biobank nati tra il 1951 e il 1956, confrontando chi ha vissuto la restrizione di zucchero in vigore nel Regno Unito fino al settembre 1953 con chi è cresciuto dopo la fine della guerra. I risultati indicano che le persone esposte al razionamento nei primi mille giorni di vita hanno un rischio inferiore del 27% di sviluppare demenza, del 46% di ammalarsi di Alzheimer, dell'11% di soffrire di depressione e del 20% di ansia. Le scansioni MRI hanno inoltre rivelato che, in media, il loro cervello appare 0,39 anni più giovane dell'età anagrafica. Lo stesso legame non è stato trovato per il Parkinson.
I meccanismi alla base di questa protezione vengono chiariti da fonti citate negli stessi articoli. I Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) statunitensi ricordano che il cervello consuma la metà dell'energia derivata dallo zucchero, ma che livelli eccessivi di glucosio nel sangue provocano resistenza insulinica, alterando la memoria e l'apprendimento e aumentando il rischio di patologie come l'Alzheimer. Il nutrizionista Guillermo Rodríguez Navarrete, intervistato dal podcast Worldcast, aggiunge che l'eccesso di zucchero riduce il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), essenziale per la plasticità neuronale e quindi per l'apprendimento e la memoria.
La ricerca conferma l'importanza critica dei primi mille giorni di vita, periodo in cui il cervello si sviluppa rapidamente. Rodríguez Navarrete ha inoltre sollevato una questione pratica: se le scuole offrono ai bambini colazioni ricche di zucchero, riducendo la loro capacità di apprendere, diventa contraddittorio valutare con un voto insufficiente il loro rendimento. Lo studio non fornisce indicazioni precise sulle prossime tappe, ma rafforza l'evidenza che una dieta povera di zuccheri aggiunti nella prima infanzia può avere effetti benefici duraturi sulla salute cerebrale.
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La restrizione proteica è la nuova frontiera dell'invecchiamento sano, contraddicendo la moda degli integratori proteici.
Si appoggia a una revisione sistematica di 350 studi per dare credibilità scientifica a un'idea controintuitiva.
Non considera i latticini interi come possibile eccezione alla restrizione proteica, a differenza del blocco europeo che ne evidenzia i benefici.
Le verità nutrizionali sono sfumate; molte convinzioni comuni vengono sovvertite da nuove evidenze.
Accumula molteplici esempi di studi che sfatano miti per creare un senso generale di complessità e cautela.
Non include né lo studio sulla restrizione proteica né quello sui latticini, concentrandosi su altri miti nutrizionali.
I latticini interi sono riabilitati; il consumo moderato è ora compatibile con il controllo del peso e del colesterolo.
Utilizza un recente studio del Journal of Nutrition per presentare un netto ribaltamento delle precedenti linee guida dietetiche, inquadrandolo come una liberazione da regole restrittive.
Ignora la revisione sulla restrizione proteica che potrebbe mettere in discussione il ruolo dei latticini come alimento salutare, dato che i latticini sono una fonte importante di proteine.
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