
Mondiali 2026: tra amichevoli e ritorni storici, il conto alla rovescia è iniziato
Mentre Spagna e Messico affilano le armi in amichevoli contro Iraq e Serbia, le storie di Norvegia, Senegal e dello stesso Iraq riaccendono il fascino di una Coppa del Mondo che si preannuncia globale.
Con l’avvicinarsi del calcio d’inizio del Mondiale 2026, fissato per l’11 giugno, le nazionali stanno ultimando i preparativi con una serie di amichevoli di alto profilo. Giovedì 4 giugno, la Spagna campione d’Europa in carica affronta l’Iraq allo Stadio Riazor di La Coruña, mentre il Messico, padrone di casa insieme a Stati Uniti e Canada, ospita la Serbia nello stadio di Toluca. Per Luis de la Fuente, è l’occasione per sciogliere gli ultimi dubbi tattici prima del debutto nel Gruppo H contro Capo Verde, Arabia Saudita e Uruguay; per Javier Aguirre, il test finale prima dell’esordio con il Sudafrica. Ma la sfida ispano-irachena è anche il simbolo di un ritorno storico: l’Iraq mancava dalla fase finale da Messico ’86, e il suo cammino travagliato attraverso le qualificazioni asiatiche – sei vittorie nel secondo turno, poi un terzo turno incerto fino allo spareggio – racconta la tenacia di una squadra che vuole lasciare il segno.
Il ritorno sulla scena dopo decenni di assenza è un leitmotiv di questa edizione. La Norvegia, trascinata dalle stelle Haaland e Ødegaard, ha centrato la qualificazione dopo ventotto anni, dominando il gruppo europeo con otto vittorie su otto e umiliando due volte l’Italia, esclusa clamorosamente dalla qualificazione diretta e costretta agli spareggi. Anche il Senegal, ormai presenza regolare grazie al primo posto nel girone africano, punta a superare i quarti di finale raggiunti nel 2002. Queste traiettorie, osservate da analisti asiatici ed europei, segnalano una ridistribuzione del potere calcistico globale, favorita anche dal formato allargato a 48 squadre.
Dal punto di vista tecnico, la Spagna si presenta da favorita, forte di un’imbattibilità che dura dal giugno 2023, mentre il Messico, pur tra incertezze, confida nel fattore campo e nell’esperienza del “Vasco” Aguirre. Secondo fonti vicine alla federazione messicana, la partita contro la Serbia servirà a collaudare l’undici titolare. L’Iraq, dal canto suo, può trarre vantaggio dall’aver già affrontato in amichevole formazioni di alto livello, in un percorso di crescita che gli analisti di Giacarta giudicano promettente.
L’edizione 2026, la prima con tre nazioni organizzatrici, si annuncia come la più inclusiva di sempre. Mentre le amichevoli offrono solo assaggi, le storie di Iraq, Norvegia e Senegal ricordano che il Mondiale non è solo un trofeo per pochi eletti, ma il palcoscenico dove si scrivono le favole sportive. Resta da vedere se la preparazione di queste squadre reggerà all’urto della competizione; di certo, il countdown è già entrato nel vivo.
| Stampa sud-est asiatica | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.30 | aligned |
| Stampa europea continentale | +0.10 | neutral |
| Stampa russa e CSI | −0.50 | critical |
Le schede informative sulle nazionali di Iraq, Senegal e Norvegia evidenziano il lungo cammino di qualificazione e il ritorno sulla scena mondiale dopo decenni di assenza. La cronaca si concentra su numeri, percorsi e coincidenze storiche, senza toni enfatici o giudizi di valore.
L'attenzione è sulle amichevoli pre-Mondiali: dove vedere Spagna-Irak e l'ultimo test del Messico contro la Serbia prima dell'esordio. Gli articoli uniscono informazioni pratiche a qualche nota di orgoglio nazionale, con uno sguardo alla probabile formazione titolare e al passato recente della selezione.
La stampa continentale inquadra le amichevoli come l'ultimo banco di prova per la Spagna, campione del mondo nel 2010, e segue con simpatia il ritorno della Norvegia dopo 28 anni. L'analisi pesa le scelte di formazione, l'invincibilità recente e i possibili rischi, con un tono misurato tra ottimismo e realismo.
L'informazione russa presenta le amichevoli e i profili delle qualificate come contorno di un torneo segnato dall'ingiustizia dell'esclusione della Russia. Il racconto insiste sul trattamento diseguale, l'isolamento politico e il carattere ‘incompleto’ della competizione, mentre l'amichevole della Serbia, sorella slava, viene letta come unica nota fraterna.
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