
Mosca prolunga la detenzione del giornalista Roldugin: un nuovo segnale per la libertà di stampa
Il Tverskoj di Mosca estende fino al 10 luglio la custodia cautelare per l’inviato di Novaja Gazeta, accusato di violazione dei dati personali.
Il Tribunale distrettuale Tverskoj di Mosca ha disposto il prolungamento della detenzione per il giornalista della Novaja Gazeta Oleg Roldugin fino al 10 luglio, confermando la linea dura già emersa nei primi giorni del caso. La decisione, presa dalla giudice Aleksandra Lašina su richiesta dell’investigatore Aladinskij e con il pieno sostegno del pubblico ministero Zlobin, segna l’ennesimo capitolo di una vicenda che sta assumendo i contorni di un test per la libertà di informazione in Russia. Roldugin, arrestato il 9 aprile e accusato di accesso illecito a dati informatici protetti (articolo 272.1, parte terza del codice penale), ha dichiarato di aver solo parzialmente riconosciuto la propria colpa, mentre la difesa nega ogni addebito sostanziale e chiedeva già nelle scorse settimane una misura alternativa alla custodia cautelare.
L’argomentazione dell’accusa si fonda sulla presunta esistenza di complici e sul rischio di fuga, elementi respinti con forza dal giornalista e dai suoi legali. Roldugin, nel corso dell’udienza, ha ricordato di avere a carico genitori invalidi e tre figli, oltre a una grave lesione oculare che rende ancora più pesante la detenzione. La sua famiglia, ha sottolineato, è rimasta senza sostentamento. Eppure il tribunale, anziché concedere i domiciliari come richiesto dagli avvocati, ha persino disposto una perizia psichiatrica ambulatoriale, circostanza che suona come un’ulteriore stigmatizzazione della figura dell’imputato. Secondo gli analisti di Mosca, l’uso estensivo della normativa sui dati personali sta diventando uno strumento sempre più frequente per colpire i professionisti dell’informazione: il caso di Roldugin si inserisce in una sequenza di repressioni mirate che ha già visto perquisizioni redazionali e processi per reati digitali.
Dalla prospettiva di Bruxelles, la vicenda conferma la tendenza del Cremlino a restringere gli spazi di dissenso attraverso griglie giudiziarie apparentemente tecniche. La Novaja Gazeta, testata storicamente indipendente e vincitrice del premio Nobel per la pace, era già stata oggetto di attacchi anche dopo la morte del corrispondente Anna Politkovskaja. Oggi, con la chiusura forzata di molte testate e l’esilio di decine di giornalisti, il caso Roldugin rappresenta un campanello d’allarme per l’intero ecosistema mediatico russo. Per l’Italia e l’Europa, che proprio su questo versante hanno rafforzato le sanzioni contro Mosca, la detenzione di un cronista per reati informatici rischia di alimentare un nuovo fronte di tensione diplomatica.
Guardando avanti, il rinvio al 10 luglio lascia intravedere un percorso giudiziario destinato a protrarsi, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l’evoluzione della legislazione russa in materia di dati. La scelta del tribunale di respingere le istanze umanitarie e di ordinare una perizia psichiatrica sembra suggerire che la linea di Mosca non intende allentare la presa. In assenza di una reazione forte da parte delle istituzioni europee, il caso Roldugin potrebbe diventare un precedente per future incriminazioni, trasformando ogni giornalista in un potenziale bersaglio di un sistema giudiziario sempre più orientato a proteggere lo Stato più che la libertà di cronaca.
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