
Pianificazione e follia: il padre che ha ucciso moglie e figli autistici a Sydney
Un uomo di 47 anni ha confessato al telefono di aver ucciso la moglie e i due figli, entrambi con disabilità gravi. La polizia parla di un crimine 'particolarmente violento'.
Un uomo di 47 anni ha chiamato la polizia di Sydney per confessare: «Ho ucciso i miei figli e mia moglie con dei coltelli». Poco dopo, gli agenti hanno trovato i corpi senza vita della donna, 46 anni, e dei due bambini, di 12 e 4 anni, in diverse stanze della loro casa a Campbelltown. La scena, secondo le autorità, era «particolarmente violenta», con ferite da taglio e altre lesioni gravi. L'uomo, arrestato sul posto, è stato accusato di triplice omicidio.
La tragedia ha radici profonde. Il padre era l'unico caregiver dei due figli, entrambi affetti da gravi disabilità intellettive e non verbali, un impegno totalizzante che la cronaca locale descrive come estenuante. La famiglia, originaria del Bangladesh, si era trasferita in Australia circa dieci anni fa; la madre lavorava a tempo pieno. Secondo gli inquirenti, l'uomo aveva pianificato il massacro per mesi, ispirandosi a un caso analogo avvenuto a Perth, dove un padre aveva ucciso i suoi bambini. Un dettaglio che agghiaccia e che suggerisce una premeditazione lucida, non un raptus.
La comunità di Campbelltown è sotto shock. I vicini descrivono una famiglia apparentemente normale, segnata però dal peso quotidiano della cura di due ragazzi con bisogni speciali. Gli investigatori stanno ricostruendo le ultime settimane, interrogandosi su eventuali segnali ignorati. A monte, si riapre il dibattito in Australia sul sostegno ai caregiver di persone con disabilità gravi, spesso lasciati soli in un carico insostenibile. Il caso richiama l'attenzione anche sull'intersezione tra salute mentale e violenza domestica: l'uomo, dopo la confessione, è stato preso in carico, ma per le vittime non c'è stato scampo.
Guardando oltre la cronaca, questa strage familiare interroga l'Italia e l'Europa, dove i tassi di violenza domestica restano alti e i sistemi di supporto frammentati. La fatica dei caregiver, spesso invisibile, può degenerare in gesti estremi quando mancano reti di sostegno. Mentre la giustizia australiana fa il suo corso, resta il monito: prevenire significa riconoscere il dolore prima che diventi follia.
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