
Ramaphosa non si dimette: il presidente sudafricano sfida la Corte e l’impeachment
Cyril Ramaphosa resiste ai richiami alle dimissioni dopo la sentenza che riapre l’impeachment per lo scandalo del denaro rubato nella sua fattoria. Promette battaglia legale.
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha rotto il silenzio con un messaggio televisivo netto: non si dimetterà. La dichiarazione arriva dopo che la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la decisione del parlamento del 2022 di non avviare una procedura di impeachment legata al cosiddetto scandalo Farmgate, in cui migliaia di dollari in contanti furono rubati da un divano nella sua tenuta di caccia di Phala Phala. Per gli analisti di Johannesburg, la mossa di Ramaphosa è un tentativo di guadagnare tempo, mentre il suo partito, l’African National Congress, cerca di contenere le fratture interne in un frangente in cui la maggioranza assoluta è ormai un ricordo.
Lo scandalo, riesumato dalla Corte dopo un ricorso dell’opposizione, riaccende i riflettori su una vicenda che nel 2022 aveva già messo in difficoltà Ramaphosa, salvo poi essere archiviata dal parlamento a maggioranza ANC. Ora il presidente promette di difendersi in aula, sostenendo che la sentenza non lo obbliga a lasciare. Secondo la prospettiva di Bruxelles, l’instabilità politica sudafricana allarma gli investitori europei, già preoccupati per la tenuta della coalizione di governo nata dopo le elezioni dello scorso anno e per le incognite su riforme economiche e lotta alla corruzione.
Sullo sfondo, la stessa Corte costituzionale ha emesso un’altra pronuncia di rilievo, che vieta ai richiedenti asilo di ripresentare domanda dopo un rifiuto. La sentenza, accolta con favore dal ministro dell’Interno Leon Schreiber, pone fine a un contenzioso che rischiava di ingolfare il sistema con richieste infinite. Per gli osservatori internazionali, il principio affermato da Pretoria – limitare le reiterazioni per evitare abusi – potrebbe influenzare il dibattito europeo, e in particolare italiano, sulla gestione dei flussi migratori e sulle procedure di rimpatrio, temi caldi a pochi mesi dal nuovo Patto Ue sull’asilo.
Lo scontro giudiziario incrocia così due fronti cruciali: la tenuta politica del presidente e la solidità dello stato di diritto sudafricano. Per le cancellerie europee, il 2025 si annuncia come un anno di osservazione: se Ramaphosa riuscirà a superare lo scoglio legale, potrà consolidare la sua leadership; se invece l’impeachment dovesse procedere, si aprirebbe una crisi capace di riverberarsi ben oltre il continente africano, minacciando gli interessi europei nei settori strategici dei minerali critici, dal platino al manganese, di cui l’Italia e l’Unione sono fortemente dipendenti.
| Stampa cinese | +0.10 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
| Stampa africana subsahariana | −0.20 | neutral |
La stabilità politica in Sudafrica è cruciale per gli investimenti della Belt and Road. Le procedure interne vanno rispettate, ma le pressioni esterne per un cambio di leadership rischiano di destabilizzare un partner importante. Pechino osserva con attenzione, privilegiando la continuità istituzionale.
Il rifiuto di Ramaphosa di dimettersi aggrava una crisi costituzionale che minaccia la democrazia sudafricana. Le accuse di insabbiamento del furto alla sua fattoria minano la fiducia nello stato di diritto. Gli alleati occidentali temono un vuoto di potere in un paese già segnato da instabilità economica.
L'ennesimo scandalo di corruzione ai vertici del potere ricorda dinamiche fin troppo familiari in America Latina. La resistenza di Ramaphosa alle dimissioni solleva dubbi sulla reale volontà di trasparenza. I mercati osservano con nervosismo, temendo un contagio di instabilità in un altro grande emergente.
La riapertura dell'impeachment riapre ferite profonde nell'ANC e nel paese. Ramaphosa resta in sella grazie al controllo dell'apparato partitico, ma la sua autorità morale è compromessa. L'esito dipenderà meno dalle prove che dagli equilibri interni in vista del congresso del partito.
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