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giovedì 7 maggio 2026

Russia, scossa al Ministero del Digitale: tagli, fughe di vice e la morsa dei servizi segreti

Il Ministero russo del Digitale licenzia il 15% dei dipendenti e perde due viceministri. Le funzioni di cybersicurezza vengono cedute a FSB e FSTEC.

Il Ministero dello Sviluppo Digitale russo si avvia a una ristrutturazione senza precedenti, che prevede il taglio di un dipendente su sette e l’uscita di due alti funzionari. Secondo fonti interne, Sergej Kučušev e Aleksandr Šojtov, rispettivamente a capo dei dipartimenti economia e finanza, sviluppo It, istruzione digitale e sicurezza informatica, lasceranno le loro poltrone. Con loro potrebbe andarsene anche Evgenij Chasin, reggente del dipartimento sicurezza cibernetica. La riorganizzazione, iniziata circa un mese e mezzo fa, non si limita al personale: le competenze in materia di cybersicurezza verranno trasferite in parte ad altri uffici del ministero, ma soprattutto al Servizio di Sicurezza Federale e all’Agenzia per il Controllo Tecnico e delle Esportazioni. Una mossa che segna un’ulteriore centralizzazione del controllo digitale nelle mani degli apparati di sicurezza, in un Paese dove la sorveglianza è già capillare.

Parallelamente, Mosca ha vissuto una giornata di forti disagi aerei: il 6 maggio sono stati cancellati o ritardati almeno 73 voli negli scali della capitale a causa delle prove generali per la parata del Giorno della Vittoria. Le operazioni di atterraggio e decollo sono state sospese per ore, con 54 voli in arrivo e 19 in partenza bloccati. Sebbene si tratti di una misura temporanea legata a un evento celebrativo, essa rivela la priorità assoluta accordata al simbolismo statale rispetto alla mobilità dei cittadini e del settore economico.

Da Bruxelles, gli analisti seguono con apprensione la ristrutturazione del ministero. La cessione della cybersicurezza ai servizi segreti rischia di inasprire ulteriormente le tensioni con l’Unione Europea, già inclini a considerare la Russia come un attore ostile nello spazio digitale. Per l’Italia, che intrattiene ancora relazioni commerciali limitate nel settore tecnologico, questa mossa potrebbe rendere ancora più difficile qualsiasi cooperazione, accentuando l’isolamento di Mosca. Pechino, al contrario, osserva con favore: la fusione tra burocrazia civile e apparati di sicurezza è un modello che la Cina ha già adottato da tempo, e che vede come una naturale evoluzione del controllo statale sulle reti.

Le conseguenze potrebbero andare oltre la semplice riorganizzazione interna. Con la fuga di competenze tecniche e la progressiva militarizzazione della governance digitale, il Ministero dello Sviluppo Digitale rischia di perdere la già debole attrattiva per i talenti informatici russi, molti dei quali hanno già lasciato il Paese dopo l’invasione dell’Ucraina. La scure sui posti di lavoro e l’accentramento della sicurezza informatica non fanno che accelerare un esodo che priva la Russia di risorse preziose, in un momento in cui l’economia ha invece bisogno di innovazione e resilienza. La parabola del digitale russo, insomma, si allontana sempre più dall’apertura per avvicinarsi a un modello chiuso, sorvegliato e sempre meno competitivo.

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giovedì 7 maggio 2026

Russia, scossa al Ministero del Digitale: tagli, fughe di vice e la morsa dei servizi segreti

Il Ministero russo del Digitale licenzia il 15% dei dipendenti e perde due viceministri. Le funzioni di cybersicurezza vengono cedute a FSB e FSTEC.

Il Ministero dello Sviluppo Digitale russo si avvia a una ristrutturazione senza precedenti, che prevede il taglio di un dipendente su sette e l’uscita di due alti funzionari. Secondo fonti interne, Sergej Kučušev e Aleksandr Šojtov, rispettivamente a capo dei dipartimenti economia e finanza, sviluppo It, istruzione digitale e sicurezza informatica, lasceranno le loro poltrone. Con loro potrebbe andarsene anche Evgenij Chasin, reggente del dipartimento sicurezza cibernetica. La riorganizzazione, iniziata circa un mese e mezzo fa, non si limita al personale: le competenze in materia di cybersicurezza verranno trasferite in parte ad altri uffici del ministero, ma soprattutto al Servizio di Sicurezza Federale e all’Agenzia per il Controllo Tecnico e delle Esportazioni. Una mossa che segna un’ulteriore centralizzazione del controllo digitale nelle mani degli apparati di sicurezza, in un Paese dove la sorveglianza è già capillare.

Parallelamente, Mosca ha vissuto una giornata di forti disagi aerei: il 6 maggio sono stati cancellati o ritardati almeno 73 voli negli scali della capitale a causa delle prove generali per la parata del Giorno della Vittoria. Le operazioni di atterraggio e decollo sono state sospese per ore, con 54 voli in arrivo e 19 in partenza bloccati. Sebbene si tratti di una misura temporanea legata a un evento celebrativo, essa rivela la priorità assoluta accordata al simbolismo statale rispetto alla mobilità dei cittadini e del settore economico.

Da Bruxelles, gli analisti seguono con apprensione la ristrutturazione del ministero. La cessione della cybersicurezza ai servizi segreti rischia di inasprire ulteriormente le tensioni con l’Unione Europea, già inclini a considerare la Russia come un attore ostile nello spazio digitale. Per l’Italia, che intrattiene ancora relazioni commerciali limitate nel settore tecnologico, questa mossa potrebbe rendere ancora più difficile qualsiasi cooperazione, accentuando l’isolamento di Mosca. Pechino, al contrario, osserva con favore: la fusione tra burocrazia civile e apparati di sicurezza è un modello che la Cina ha già adottato da tempo, e che vede come una naturale evoluzione del controllo statale sulle reti.

Le conseguenze potrebbero andare oltre la semplice riorganizzazione interna. Con la fuga di competenze tecniche e la progressiva militarizzazione della governance digitale, il Ministero dello Sviluppo Digitale rischia di perdere la già debole attrattiva per i talenti informatici russi, molti dei quali hanno già lasciato il Paese dopo l’invasione dell’Ucraina. La scure sui posti di lavoro e l’accentramento della sicurezza informatica non fanno che accelerare un esodo che priva la Russia di risorse preziose, in un momento in cui l’economia ha invece bisogno di innovazione e resilienza. La parabola del digitale russo, insomma, si allontana sempre più dall’apertura per avvicinarsi a un modello chiuso, sorvegliato e sempre meno competitivo.

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