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giovedì 7 maggio 2026

Samsung entra nel club dei mille miliardi: l’intelligenza artificiale spinge i chip coreani

La capitalizzazione di Samsung supera il trilione di dollari grazie alla domanda di chip per l’intelligenza artificiale, seconda asiatica dopo TSMC.

La capitalizzazione di Samsung Electronics ha superato per la prima volta la soglia del trilione di dollari, un traguardo che consacra il gigante sudcoreano come la seconda azienda asiatica, dopo la taiwanese TSMC, a entrare in questo esclusivo club. Il balzo del 13-15 per cento del titolo, registrato nella seduta di Seul, è stato trainato dalla frenesia globale per i chip destinati all’intelligenza artificiale: la domanda di semiconduttori ad alte prestazioni per data center e modelli linguistici ha fatto schizzare alle stelle i ricavi del settore memoria, con un utile operativo cresciuto di 48 volte nell’ultimo trimestre rispetto all’anno precedente. L’indice Kospi ha toccato un record storico, superando i 7.000 punti, mentre anche la connazionale Sk Hynix ha registrato rialzi a due cifre, segno che l’intero ecosistema coreano dei chip sta cavalcando l’onda dell’AI.

Dal punto di vista di Seul, questo successo rappresenta una conferma della strategia nazionale: il governo sudcoreano si è impegnato a trasformare il Paese in una delle prime tre potenze mondiali nel settore dei semiconduttori, puntando su investimenti massicci e su un ecosistema che integri ricerca, produzione e domanda interna. Gli analisti locali sottolineano che la crescita di Samsung non è un fuoco di paglia, ma il riflesso di una trasformazione strutturale: la scarsità di offerta di chip avanzati e la corsa all’acquisto da parte di colossi tecnologici americani stanno spingendo i prezzi dei contratti sempre più in alto, con previsioni di ulteriore espansione nei prossimi trimestri. Wall Street guarda con entusiasmo a questa dinamica: il Nasdaq e l’S&P 500 hanno chiuso a livelli record, trainati dalle stesse società legate all’AI, e gli investitori scommettono che la bolla tecnologica, se di bolla si tratta, sia destinata a gonfiarsi ancora.

Nell’ottica di Pechino, invece, la scalata di Samsung e di TSMC aggrava la dipendenza cinese dalla fornitura estera di semiconduttori avanzati, in un momento in cui le restrizioni americane sulle esportazioni di chip e macchinieri stanno ridefinendo le catene globali del valore. A Bruxelles, la notizia ha riacceso il dibattito sulla vulnerabilità europea: l’Unione ha stanziato miliardi per il Chips Act, ma resta lontana dall’autosufficienza, e il dominio asiatico nella produzione di chip per l’AI rischia di ampliare il divario tecnologico. Per l’Italia, che ospita un polo di ricerca sui semiconduttori a Catania e partecipa a progetti europei, il messaggio è chiaro: senza un salto di scala negli investimenti, il Vecchio continente rischia di restare spettatore di una partita giocata tra Seul, Taipei e Silicon Valley. La domanda è se questo rally possa proseguire: i segnali di surriscaldamento ci sono, ma la fame di intelligenza artificiale delle imprese – dai data center ai dispositivi mobili – non mostra segni di rallentamento, e Samsung, con la sua integrazione verticale, è ben posizionata per raccoglierne i frutti.

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Samsung entra nel club dei mille miliardi: l’intelligenza artificiale spinge i chip coreani

La capitalizzazione di Samsung supera il trilione di dollari grazie alla domanda di chip per l’intelligenza artificiale, seconda asiatica dopo TSMC.

La capitalizzazione di Samsung Electronics ha superato per la prima volta la soglia del trilione di dollari, un traguardo che consacra il gigante sudcoreano come la seconda azienda asiatica, dopo la taiwanese TSMC, a entrare in questo esclusivo club. Il balzo del 13-15 per cento del titolo, registrato nella seduta di Seul, è stato trainato dalla frenesia globale per i chip destinati all’intelligenza artificiale: la domanda di semiconduttori ad alte prestazioni per data center e modelli linguistici ha fatto schizzare alle stelle i ricavi del settore memoria, con un utile operativo cresciuto di 48 volte nell’ultimo trimestre rispetto all’anno precedente. L’indice Kospi ha toccato un record storico, superando i 7.000 punti, mentre anche la connazionale Sk Hynix ha registrato rialzi a due cifre, segno che l’intero ecosistema coreano dei chip sta cavalcando l’onda dell’AI.

Dal punto di vista di Seul, questo successo rappresenta una conferma della strategia nazionale: il governo sudcoreano si è impegnato a trasformare il Paese in una delle prime tre potenze mondiali nel settore dei semiconduttori, puntando su investimenti massicci e su un ecosistema che integri ricerca, produzione e domanda interna. Gli analisti locali sottolineano che la crescita di Samsung non è un fuoco di paglia, ma il riflesso di una trasformazione strutturale: la scarsità di offerta di chip avanzati e la corsa all’acquisto da parte di colossi tecnologici americani stanno spingendo i prezzi dei contratti sempre più in alto, con previsioni di ulteriore espansione nei prossimi trimestri. Wall Street guarda con entusiasmo a questa dinamica: il Nasdaq e l’S&P 500 hanno chiuso a livelli record, trainati dalle stesse società legate all’AI, e gli investitori scommettono che la bolla tecnologica, se di bolla si tratta, sia destinata a gonfiarsi ancora.

Nell’ottica di Pechino, invece, la scalata di Samsung e di TSMC aggrava la dipendenza cinese dalla fornitura estera di semiconduttori avanzati, in un momento in cui le restrizioni americane sulle esportazioni di chip e macchinieri stanno ridefinendo le catene globali del valore. A Bruxelles, la notizia ha riacceso il dibattito sulla vulnerabilità europea: l’Unione ha stanziato miliardi per il Chips Act, ma resta lontana dall’autosufficienza, e il dominio asiatico nella produzione di chip per l’AI rischia di ampliare il divario tecnologico. Per l’Italia, che ospita un polo di ricerca sui semiconduttori a Catania e partecipa a progetti europei, il messaggio è chiaro: senza un salto di scala negli investimenti, il Vecchio continente rischia di restare spettatore di una partita giocata tra Seul, Taipei e Silicon Valley. La domanda è se questo rally possa proseguire: i segnali di surriscaldamento ci sono, ma la fame di intelligenza artificiale delle imprese – dai data center ai dispositivi mobili – non mostra segni di rallentamento, e Samsung, con la sua integrazione verticale, è ben posizionata per raccoglierne i frutti.

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