
Trump lancia un ultimatum all’Iran: o l’accordo o un bombardamento senza precedenti
Il presidente americano promette una tregua solo se Teheran accetta le condizioni per il Golfo. Intanto si moltiplicano i segnali di una trattativa in bilico.
L’ultimatum di Donald Trump all’Iran è netto e senza ambiguità: o l’accordo che pone fine alla guerra in Medio Oriente, oppure un’ondata di bombardamenti «di intensità molto superiore» rispetto a quanto già visto. In un messaggio pubblicato sulla sua piattaforma Truth Social, il presidente americano ha delineato uno scenario binario che sembra escludere ogni via di mezzo. Secondo Trump, se Teheran accetterà quanto già concordato nei colloqui – «un’ipotesi tutt’altro che scontata», ha precisato – la cosiddetta operazione “Epic Rage” potrà considerarsi conclusa e lo stretto di Hormuz, blocco strategico per i flussi energetici mondiali, sarà riaperto a tutti, Iran incluso.
In caso contrario, ha minacciato, riprenderanno i bombardamenti a un livello mai raggiunto prima. Il messaggio arriva in un momento in cui, dalla prospettiva di Washington, il conflitto gode di scarsa popolarità nell’opinione pubblica interna e la Casa Bianca cerca una via d’uscita che non indebolisca la propria posizione negoziale. Nelle stesse ore, Trump ha dichiarato alla rete PBS di ritenere «molto possibile» un accordo, dopo «ottime conversazioni» nelle ventiquattr’ore precedenti, e ha fissato una finestra di una settimana per la decisione iraniana.
Dall’altra parte, la lettura di Teheran è profondamente diversa. Fonti governative iraniane hanno smentito le voci di un’intesa imminente, definendo la proposta americana «inaccettabile» e ribadendo di non aver ancora formalmente risposto. L’impressione, nell’ottica della Repubblica islamica, è che Trump stia alzando la posta per mascherare la debolezza di una posizione che ha già visto la morte della maggior parte dei leader iraniani, come lo stesso presidente ha riconosciuto, e la conclusione de facto dell’offensiva lanciata a febbraio insieme a Israele.
A rendere il quadro ancora più teso è il punto di vista di Tel Aviv. Secondo gli analisti israeliani, il timore è che gli Stati Uniti, pur di chiudere la partita, siano disposti a concessioni capaci di indebolire la sicurezza regionale. L’annuncio di una sospensione temporanea della missione navale “Project Freedom”, inoltre, ha alimentato il sospetto che Washington stia preparando il terreno per un’intesa che potrebbe lasciare scoperti alcuni interessi israeliani.
Per l’Europa e per l’Italia, in particolare, la posta in gioco è altissima. La riapertura del canale di Hormuz, che Trump lega esplicitamente all’accordo, significherebbe la fine di una crisi che ha fatto impennare i prezzi dell’energia e messo in ginocchio le economie importatrici di idrocarburi. Bruxelles segue con attenzione le trattative, consapevole che un fallimento aprirebbe la strada a un’escalation capace di investire i confini europei con nuove ondate migratorie e instabilità.
L’orizzonte resta incerto: la combinazione di minacce militari inaudite e aperture al negoziato suggerisce che Trump stia giocando una partita a tutto o niente. Se l’Iran cederà, si aprirà una fase di distensione che potrebbe ridefinire gli equilibri del Golfo; in caso contrario, il Medio Oriente si prepara a un nuovo, devastante capitolo di guerra.
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