
Stati Uniti: la marijuana medica cambia status, una svolta che interroga l'Europa
Il 24 aprile il dipartimento di Giustizia americano ha firmato un ordine che riscrive la classificazione federale della marijuana medica, spostandola dalla categoria più restrittiva – la Schedule I, condivisa con l’eroina e l’LSD – alla meno severa Schedule III. Un provvedimento voluto da Donald Trump con un’ordinanza esecutiva dello scorso dicembre, che per la prima volta riconosce alla cannabis un uso medico accettato e un rischio di dipendenza contenuto. La decisione non legalizza la sostanza a livello federale, né modifica lo status della marijuana ricreativa, ma produce conseguenze significative: alleggerisce il carico fiscale per i produttori autorizzati nei quaranta Stati dove già esiste una regolamentazione medica e apre la strada a studi clinici più mirati. Secondo gli analisti di Washington, si tratta del più importante riallineamento normativo sul tema dagli anni Settanta.
Oltreoceano, la mossa è stata accolta con cautela. A Bruxelles, i funzionari della Commissione osservano che l’Europa segue da tempo un percorso di depenalizzazione medicale frammentato: l’Italia, per esempio, ha un programma di cannabis terapeutica regolato dallo Stato, ma i pazienti denunciano ancora lungaggini burocratiche e costi elevati. La scelta americana potrebbe accelerare il dibattito a livello comunitario, spingendo verso un’armonizzazione delle procedure – o, al contrario, innescando resistenze tra i paesi più conservatori. Dall’ottica di Pechino, invece, la decisione non muta la linea inflessibile di controllo sulle droghe, ma viene letta come un’ulteriore prova della doppia morale statunitense.
La portata della riforma, tuttavia, ha i suoi limiti. Una mappa pubblicata da testate americane mostra come gli arresti per marijuana restino frequenti in quegli Stati – soprattutto nel Sud – che non hanno allentato le proprie leggi. La nuova classificazione federale non cancella le disparità territoriali, lasciando intatte le maglie del proibizionismo locale. Intanto, la stessa amministrazione Trump ha firmato un’ordinanza per finanziare la ricerca sugli psichedelici, dall’LSD alla psilocibina, segnale di un disgelo che interroga il mondo scientifico e politico. Per l’Europa, il nodo da sciogliere resta lo stesso: fino a che punto la medicalizzazione possa convivere con un impianto proibizionista senza tradire le promesse di accesso e sicurezza che i pazienti reclamano.
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