
Sulemana Abdul Samed, il gigante buono del Ghana che sognava una famiglia
Conosciuto come Awuche, l’uomo più alto del paese è morto a 33 anni per complicazioni legate a una rara condizione genetica, dopo aver commosso una nazione con la sua tenacia e il suo sorriso.
Nei giorni successivi alla sua scomparsa, un fiume di persone ha continuato a riversarsi nella casa di Sulemana Abdul Samed, a Gambaga, nel nord del Ghana. Volevano capire cosa fosse accaduto a quel gigante gentile che tutti chiamavano Awuche – “andiamo”, in lingua hausa. “Tutti sapevano quanto fosse generoso e gentile”, ha raccontato alla Bbc un parente, Sulemana Abdul Kudus. Un viavai che racconta la popolarità di un uomo la cui statura fisica era pari solo alla levatura umana.
La sua storia medica rimane in parte avvolta nell’incertezza diagnostica. Secondo alcune fonti, soffriva di gigantismo pituitario e acromegalia; altre indicano la sindrome di Marfan, un’anomalia del tessuto connettivo. Quel che è certo è che a ventidue anni, mentre lavorava come macellaio ad Accra, il suo corpo iniziò a trasformarsi: la lingua gli si espanse al punto da ostacolare il respiro, e in pochi giorni tutte le membra presero a crescere a dismisura. Raggiunse un’altezza compresa tra i 2,23 e i 2,27 metri – ben lontana dalle iniziali, errate misurazioni che parlavano di 2,89 metri – diventando l’uomo più alto del Ghana e una celebrità locale.
Le complicazioni fisiche non gli diedero tregua: ulcere croniche ai piedi, incurvamento della colonna vertebrale e una circolazione così compromessa da richiedere calzature fabbricate con pneumatici riciclati. Eppure il suo morale restava alto, e il suo sorriso disarmava chi lo incontrava. Sognava di mettere su famiglia, e nonostante i dolori quotidiani mantenne una contagiosa allegria che fece di lui un simbolo di resilienza.
La sua condizione attirò l’attenzione anche di Ibrahim Mahama, fratello del presidente ghanese John Mahama, che si fece carico delle spese mediche e strinse con Awuche un rapporto di amicizia. La prematura scomparsa, avvenuta lo scorso lunedì presso l’ospedale di Tamale per una grave infezione alle gambe – o, secondo altri resoconti, per complicanze renali legate all’accrescimento – ha scosso l’intero paese. Consapevoli che il villaggio natale non avrebbe potuto contenere le migliaia di persone accorse per l’ultimo saluto, i familiari hanno deciso di organizzare altrove le esequie.
Resta, di Awuche, l’immagine di un uomo che ha scalato, senza volerlo, il podio della celebrità restituendo a tutti una lezione di dignità. La sua figura lunga e un po’ curva, che si muoveva con difficoltà su sandali modellati nella gomma, continuerà a camminare nella memoria collettiva del Ghana.
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| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
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La stampa europea continentale riporta la morte dell'uomo più alto del Ghana, attribuendola alla sindrome di Marfan. Vengono sottolineate le sue qualità personali come la generosità, ma in modo pacato e scientifico. La narrazione è medica e distaccata.
La stampa del sud-est asiatico si concentra sulla causa immediata del decesso, un'infezione a una ferita alla gamba, e sul lutto nazionale in Ghana. Il tono è diretto e fattuale, senza abbellimenti emotivi.
La stampa latinoamericana descrive il defunto come un simbolo di resilienza e calore umano, enfatizzando la sua bontà e la tragedia della morte prematura. La copertura è emotiva e incentrata sulle sue qualità personali, con una vena paternalistica.
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