
Toy Story 5 e la resistenza della fantasia: tra mercatini deserti e incassi record
Mentre il nuovo film Pixar sbanca il botteghino americano, un artigiano spagnolo mostra su TikTok come la nostalgia per i giocattoli resista all'avanzata degli schermi, mentre Steven Spielberg riflette sugli alieni e sull'amicizia.
La fiera di quartiere a Siviglia era quasi deserta quel pomeriggio. José, ceramista settantenne, sistemava con cura le sue tazzine dipinte a mano: un Buzz Lightyear dall'elmetto viola, un Woody col cappello da cowboy, una Jessie dal sorriso sbarazzino. Ma nessuno si fermava. Poi il gesto che ha scatenato un'onda digitale: un video su TikTok con la didascalia «Nessuno è venuto al mio banco di tazze di Toy Story fatte a mano». Le immagini del banco vuoto, delle creazioni artigianali in attesa di uno sguardo, hanno suscitato un'ondata di solidarietà e ammirazione. Come se il mondo virtuale, che spesso distoglie l'attenzione dalla fisicità, potesse anche restituire a quell'artigiano la dignità e la platea che la piazza gli aveva negato.
Accade nelle stesse settimane in cui «Toy Story 5» arriva nei cinema, con una trama che mette proprio al centro l'antagonismo tra giocattoli e dispositivi elettronici. Bonnie, la bambina che aveva ereditato i giocattoli di Andy, riceve in regalo un tablet Lilypad, che la aiuta a socializzare ma la allontana da Woody, Buzz e Jessie. Nella pellicola, il panico si diffonde tra i balocchi: l'era del giocattolo è finita? Secondo gli attori del doppiaggio canadese, la tecnologia non è il nemico: la tablet ha buone intenzioni, e il messaggio punta a un equilibrio tra schermo e contatto umano. Un vecchio giocattolo tecnologico anni Ottanta, Rouleau Petit-Pot – un addestratore al vasino –, viene riscoperto e riportato in vita, a simboleggiare come il confine tra analogico e digitale sia più sfumato del previsto.
Nel frattempo, al botteghino nordamericano, la sfida è tutta tra titani. L'ultimo film di Steven Spielberg, «Disclosure Day», un thriller di fantascienza sugli alieni, ha registrato un esordio da 44,5 milioni di dollari ma subirà un crollo del 63% nel secondo fine settimana, come riporta la stampa specializzata. Invece «Toy Story 5» si profila con un'apertura monstre tra i 160 e i 170 milioni, sufficiente a scalzare il campione uscente. Spielberg, dal canto suo, è tornato al suo immaginario preferito dopo le delusioni commerciali di «The Fabelmans» e «West Side Story», e in un'intervista ha dichiarato di credere ormai, grazie ai progressi tecnologici, che «non siamo soli nell'universo». Ha anche svelato che E.T. ed Elliott non si sono mai più rivisti, ma il legame è rimasto, psichico e indissolubile, nella memoria di un dito luminoso.
La vicenda di José, amplificata da TikTok, racconta una dimensione europea e artigianale di questa stessa dialettica. Le sue ceramiche, modellate con pazienza e finite con vernici atossiche, incarnano una nostalgia per il giocattolo tattile che il film mette in scena. I commenti degli utenti – «li comprerei tutti», «che cura, peccato non fossi lì» – dimostrano come la rete possa diventare una fiera globale, dove l'opera manuale trova nuovi estimatori. Dall'altra parte dell'oceano, la produzione canadese del doppiaggio ha insistito proprio sulla necessità di non criminalizzare gli schermi, ricordando che anche gli adulti faticano a staccarsi dal telefono.
Forse l'immagine più eloquente è quella delle mani rugose di José che dipingono il sorriso di un cowboy di plastica, un atto di creazione silenziosa che resiste e dialoga con l'era digitale. O la luce del tablet che, nel film, si spegne per lasciare spazio al gioco reale. In fondo, «Toy Story» ricorda che la fantasia non ha bisogno di batterie, ma solo di uno sguardo che la riconosca. E a volte, quello sguardo arriva proprio da uno schermo acceso su TikTok.
| Stampa latinoamericana | +0.40 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
| Stampa russa e CSI | −0.40 | critical |
L'articolo evidenzia il contrasto tra i mercatini artigianali deserti e il successo di Toy Story 5, raccontando la storia di un artigiano di 70 anni che ha trovato nuova linfa su TikTok grazie alla nostalgia per i giocattoli. La narrazione celebra la capacità della fantasia di resistere, unendo record al botteghino e piccole storie di resilienza.
La copertura si concentra sulla competizione al botteghino tra Toy Story 5 e Disclosure Day di Spielberg, mettendo in dubbio la necessità di un altro sequel. Il tono è misurato ma scettico, notando che il film ha performato decentemente ma al di sotto delle aspettative, data la stanchezza del franchise e il tema dell'ansia da schermo.
The piece presents Spielberg's Disclosure Day as an act of resistance against the era of remakes, implicitly criticizing sequels like Toy Story 5. The tone is wary and emphasizes the need to return to original storytelling, echoing cultural traditionalism.
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