
Tra illegalità e catastrofe: a Daghestan la natura accusa le costruzioni abusive
Le acque del fiume Bugan' sono tornate a scorrere sotto un ponte ferroviario appena ricostruito, ma la furia dell'alluvione che ha sconvolto il Daghestan e la Cecenia ha lasciato sul territorio ferite profonde, e non solo quelle visibili. Mentre la ferrovia riprendeva il suo corso, gli investigatori russi facevano irruzione negli uffici governativi di Machačkala, puntando il dito contro funzionari accusati di aver rilasciato permessi edilizi illegali che avrebbero aggravato gli effetti del disastro. Per il Cremlino, il nesso tra corruzione amministrativa e catastrofe naturale rappresenta un nodo politico sempre più delicato: se da un lato si cerca di dimostrare efficienza nell'assistenza, dall'altro si indaga su una gestione del territorio che ha moltiplicato i danni di due settimane di piogge torrenziali tra marzo e aprile.
Il bilancio parla di sette morti e oltre seimila sfollati, con quasi diecimila abitazioni sommerse solo in Daghestan, mentre in Cecenia non si registrano vittime ma ingenti danni alle infrastrutture. Il governo federale ha dichiarato lo stato di emergenza e ha già avviato i primi pagamenti di indennizzi per la perdita di beni di prima necessità, come annunciato dal ministro per le Situazioni di Emergenza Aleksandr Kurenkov. Una mossa che si inserisce in un quadro più ampio voluto da Vladimir Putin, il quale ha chiesto al Ministero della Giustizia di rendicontare l'organizzazione dell'assistenza legale gratuita ai sinistrati, sottolineando come la valutazione dei danni e la burocrazia delle compensazioni siano diventate un banco di prova per la macchina statale.
Secondo i dati diffusi da Mosca, in sei anni il volume di assistenza legale gratuita è cresciuto del settantasette per cento, a testimonianza di una domanda sociale in aumento. Ma il pericolo non è ancora scampato. Gli stessi funzionari MČS hanno lanciato l'allarme sul rischio di frane nelle aree già colpite, a causa del terreno saturo d'acqua: un fenomeno che potrebbe rallentare le operazioni di ripristino e mettere a rischio nuovi territori.
Per le autorità locali, abituate a convivere con calamità naturali e tensioni etniche, la sfida è duplice. Da un lato, restituire normalità a comunità segnate da povertà e fragilità infrastrutturale; dall'altro, dimostrare che lo Stato sa punire chi ha speculato sulla pelle dei cittadini. Gli analisti di Bruxelles guardano con attenzione a questa vicenda, perché la stabilità del Caucaso settentrionale resta una variabile cruciale per le rotte energetiche e migratorie verso l'Europa.
Se il disastro ha mostrato la vulnerabilità di un territorio già martoriato, le indagini sulle concessioni edilzie abusive aprono uno spiraglio: forse, dopo la furia dell'acqua, potrebbe emergere una giustizia più solida.
Allarga lo sguardo
Trump ferma l’attacco all’Iran e annuncia colloqui, Teheran smentisce ma tratta con l’Oman su Hormuz
4 lingue · 85 testate
Da Economy & MarketsI giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane
2 lingue · 21 testate
Da TechnologyL’amministrazione Trump esenta i modelli open-weight cinesi dai nuovi test di sicurezza sull’IA
3 lingue · 11 testate