
Tra moto e armi: l’ondata di crimini che scuote le città sudamericane
Da Salta a San Paolo, passando per Rio, una scia di sangue unisce tragedie domestiche e assalti su due ruote. E l’Europa osserva con apprensione.
Una sparatoria nel cuore della notte, a Salta, nel nord dell’Argentina, ha spezzato la vita di un poliziotto e ne ha ferita gravemente un’altra, sua ex compagna. I colpi esplosi in un’abitazione del quartiere García Basalo hanno ucciso Alejandro Julio María Cayo, agente della Direzione di Unità Speciale, e hanno mandato in ospedale la donna e il padre di lei, un ex agente penitenziario. Nonostante la dinamica faccia pensare a un dramma passionale, le autorità locali escludono precedenti denunce per violenza di genere, lasciando aperta una finestra su un conflitto silenzioso che, come un detonatore, può incendiare le mura domestiche.
A migliaia di chilometri, nel quartiere benestante di Pinheiros, a San Paolo del Brasile, la notte è stata scandita dal rombo di motociclette. In due distinti episodi, giovani uomini sono stati raggiunti da colpi di pistola dopo aver opposto resistenza a un assalto. Alessandro Flor Lopes Junior, 31 anni, è stato centrato al torace e alle gambe davanti al suo palazzo. Poco distante, un altro ventiquattrenne è finito in ospedale per aver reagito a tre malviventi in sella. I residenti hanno affisso striscioni per denunciare l’impennata di aggressioni: la «gangue da moto» è ormai un’ossessione metropolitana, capace di colpire nel cuore di una delle zone più sorvegliate della megalopoli.
Non meno brutale è stata la rapina di Campos dos Goytacazes, nello Stato di Rio de Janeiro. Una donna in bicicletta elettrica è stata agganciata da un uomo in moto che le ha strappato la borsa: caduta a terra, è stata trascinata per trenta metri, riportando ferite diffuse. L’arresto del sospetto, un trentottenne, è giunto dopo settimane di indagini. E nella provincia argentina di Mendoza, un quarantacinquenne è stato circuito da un conoscente che, guadagnata la sua fiducia, gli ha puntato una pistola e gli ha rubato la bicicletta. L’arma, ancora una volta, trasforma un rapporto quotidiano in una trappola.
Per gli analisti di Buenos Aires e Brasilia, l’uso della moto come strumento predatorio segna un salto di qualità nella geografia della paura latinoamericana. La rapidità di fuga e la facilità di occultamento rendono questi veicoli il mezzo ideale per un crimine diffuso che non risparmia ceti né quartieri. Ma il fenomeno non è più confinato oltreoceano. Secondo gli osservatori di Bruxelles, i reati predatori su due ruote rappresentano una sfida crescente per le città europee, da Londra a Milano, dove gli scippi in scooter hanno superato la soglia d’allarme. L’Italia, che già registra una recrudescenza di rapine con l’uso di moto e monopattini, guarda con preoccupazione a un modello criminale che le metropoli sudamericane hanno purtroppo perfezionato. La cooperazione internazionale e lo scambio di intelligence potrebbero diventare l’antidoto a un contagio che corre su ruote.
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